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La dieta mediterranea mette ko la depressione

La dieta mediterranea mette ko la depressione
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UNA DIETA sana può prevenire l’insorgenza della depressione e, in alcune circostanze, essere persino più efficace dei trattamenti specifici. È l’opinione dello psichiatra australiano Michael Berk, docente alla Deakin University di Melbourne ed esperto di disturbi dell’umore e terapie innovative. Partendo dalle ricerche che hanno studiato l’influenza dell’alimentazione sulle malattie croniche, e in particolare della dieta mediterranea, nella quale la presenza dell’olio d’oliva si è dimostrata superiore, in termini di benefici, a una generica riduzione dell’apporto di grassi, Berk si è concentrato sugli effetti di un’alimentazione povera di carne rossa e grassi animali sulla salute mentale. Una dieta basata su cereali integrali, legumi, frutta e verdura, noci e, in quantità moderata, vino, pesce, pollame e uova, può ridurre del 30-40% il rischio di sviluppare sintomi depressivi, come dimostra uno studio su più di mille donne australiane tra i 20 e i 95 anni.

La dieta mediterranea (soprattutto se associata all’esercizio fisico) può essere considerata una vera e propria terapia, rivelando un’efficacia curativa maggiore del placebo, e si dimostra superiore anche ai cosiddetti “nutraceutici” (prodotti farmaceutici contenenti sostanze nutritive concentrate e purificate). Cibi ricchi di acidi grassi polinsaturi e omega 3 sono particolarmente benefici, per il loro effetto sulle membrane cellulari e sul microbioma intestinale, la riduzione dei livelli di trigliceridi, l’aumento del colesterolo “buono” e l’azione antinfiammatoria; mentre invece effetti opposti hanno gli alimenti contenenti grassi idrogenati, sale e zuccheri aggiunti, così come insaccati e carni rosse.

Nei paesi sviluppati almeno la metà delle calorie assunte giornalmente dai giovani proviene da merendine, bibite e cibi da fast-food, mentre il consumo di frutta e verdura è nettamente calato negli ultimi decenni: in questo modo l’alimentazione è diventata il principale fattore di rischio evitabile per molte patologie. Il meccanismo attraverso il quale una dieta non equilibrata favorisce la depressione è legato allo stato infiammatorio indotto da alcuni alimenti, che stimolano il rilascio di sostanze chimiche (citochine) che scatenano la flogosi danneggiando i tessuti e alterando l’umore. Una dieta scorretta può avere un peso paragonabile a quello dei traumi emotivi o dell’abuso di sostanze.

Un regime alimentare pro-infiammatorio si accompagna a una riduzione di volume dell’ippocampo, area cerebrale molto sensibile allo stress, e può alterare fino al 57% la composizione del microbiota intestinale, che influenza il metabolismo, il peso corporeo, il sistema immunitario, l’umore e il comportamento. Poiché il rischio di depressione aumenta proporzionalmente alla quantità di alimenti pro-infiammatori assunti sin dall’infanzia e addirittura in utero, durante i mesi cruciali per lo sviluppo del sistema nervoso, Berk sottolinea quanto sia importante una buona educazione alimentare sin dalle prime fasi della vita e durante la gravidanza, particolarmente nelle persone a rischio di depressione.