Pandemie

E se il Covid fosse colpa nostra?

Antropizzazione, urbanizzazione e distruzione degli habitat naturali. Hanno un ruolo chiave nella genesi delle epidemie. Perché minacciano lo “spazio operativo sicuro” dell’umanità
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ERA IL 2004 quando nella conferenza Wildlife Conservation Society, ospitata dalla Rockfeller University, esperti di salute da tutto il mondo si riunirono nel simposio “One World, One Health” per esprimere, per la prima volta, una visione secondo cui la salute umana, animale e dell’ecosistema sono legate indissolubilmente.
Questa visione oggi consente di leggere la pandemia attraverso un modello interpretativo che mette in risalto il ruolo dei fattori antropogenici nella genesi di Covid-19. Una nozione chiave del nostro modello (pubblicato in un volume a cura del CEST, Centro per l’Eccellenza e gli Studi Transdisciplinari) è che cambiamenti radicali in uno o più dei nove processi del sistema Terra – integrità della biosfera, cambiamento climatico, nuove entità biologiche, riduzione dell’ozono, acidificazione dell’oceano, disponibilità di acqua pulita, cambiamenti nel sistema terra e nell’atmosfera, variazione del ciclo biogeochimico dell’azoto e del fosforo – minacciano lo «spazio operativo sicuro» per l’umanità: ciascuno di essi è essenziale per mantenere integro il sistema terrestre nel suo insieme.
Alcuni dei nove confini sono rilevanti per le nuove epidemie o pandemie, e specificamente per Covid-19. Abbiamo considerato innanzitutto l’integrità della biosfera e i cambiamenti climatici. Industrializzazione e urbanizzazione hanno condotto negli ultimi decenni a un processo graduale di estinzione di un considerevole numero di specie viventi, a causa della distruzione del loro habitat naturale. Se consideriamo i pipistrelli, che costituiscono il “serbatoio” dei coronavirus, possiamo ipotizzare che i cambiamenti climatici e la distruzione del loro habitat naturale (caverne, ponti, alberi) possano aver favorito un loro spostamento geografico e un adattamento a un ambiente meno naturale, più vicino agli uomini e al bestiame, conducendo a una pericolosa interazione tra specie animali e specie umana.

La crescente urbanizzazione, inoltre, distrugge le cosiddette “buffer zones” che agiscono da barriere naturali tra uomini e animali, con un aumento delle opportunità di fuoriuscita dei patogeni. Gli animali selvatici (pipistrelli e pangolini) sono molto diffusi nel Sud-Est asiatico, una delle regioni con maggiore biodiversità al mondo e attualmente compromessa dallo sviluppo industriale e urbanistico.
Ancora, i mutamenti nella idrosfera (l’involucro acqueo formato da mari, fiumi, laghi e acque sotterranee che avvolge la Terra) e in particolare l’esaurimento delle acque sotterranee e terrestri sono particolarmente evidenti sia in Cina sia in Arabia Saudita, alcuni degli epicentri delle più recenti malattie infettive. Il loro sistema sotterraneo di grotte rappresenta l’habitat preferito proprio dei pipistrelli, il cui spostamento graduale aumenta le possibilità di interazione con gli umani, favorendo spillover e outbreaks. Non bisogna poi dimenticare la possibile associazione tra inquinanti atmosferici, diffusione di Covid-19 e gravità della malattia polmonare, da un lato, per l’effetto dell’inquinamento sulla diffusione dell’infezione e, dall’altro, per il grado di esacerbazione della sintomatologia e della prognosi dei pazienti affetti dalla malattia. Ci auguriamo che i programmi di investimento, finalizzati a contrastare i danni economici della pandemia, possano gettare le basi per un futuro più sostenibile.