E adesso godiamoci il sole (ma con prudenza)

I raggi fanno bene per tante cose. Anche per alcune patologie della pelle. Ma dopo mesi in casa bisogna proteggersi ancora di più con i filtri più efficaci, occhiali, cappelli. Perché i tumori della pelle sono in aumento

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Voglia di sole: quest’anno è più forte perché la lunga quarantena e i divieti che ci hanno "rubato" la primavera rendono ogni momento trascorso all’aria aperta più prezioso. E non solo per motivi estetici. Crogiolarsi sotto i raggi solari – a patto di proteggersi adeguatamente - fa bene al corpo (non solo alle ossa) ma anche alla mente. Certo, c’è da fare i conti con la mascherina che possiamo evitare in spiaggia ma non in città e che può creare alla pelle qualche piccolo fastidio.

Il lato buono del sole

A piccole dosi e con la giusta protezione, il sole ci aiuta a combattere il cattivo umore e ci regala una sferzata di energia: “L’elioterapia era proposta già nell’antica Grecia per i suoi innumerevoli benefici”, spiega Gabriella Fabbrocini, direttore dell’Uoc di Dermatologia presso l’Università Federico II di Napoli. “La produzione di endorfine agisce sull’umore, quella di melatonina è preziosa per la regolazione del ciclo vitale delle cellule, e quella di vitamina D è importante per la pelle, ma anche per il sistema immunitario e per un miglior assorbimento del calcio. Inoltre, il sole favorisce anche lo scambio cellulare e l’eliminazione delle tossine che rinvigorisce tutto il nostro organismo”.

E' una terapia

Per alcune patologie cutanee poi il sole è una vera e propria terapia: “In chi soffre di psoriasi – prosegue la dermatologa – l’esposizione ai raggi solari blocca l’eccessivo turnover cellulare dei cheratinociti ed esplica un ruolo immunomodulante sulla patogenesi infiammatoria. Ma anche le antiestetiche macchie di dermatite atopica all’interno delle braccia e delle ginocchia si giovano dei raggi ultravioletti nonché la vitiligine e gli eczemi su base allergica”.



Il potere germicida dei raggi solari

Il sole potrebbe avere un ruolo positivo anche contro il coronavirus. Sapevamo già che le radiazioni solari uccidono diversi patogeni ma non era certo che accadesse anche per il nuovo coronavirus. Adesso, invece, più di uno studio – alcuni anche italiani – sembrano confermare questa ipotesi: tutti i raggi ultravioletti, sia gli Uv-C sia gli Uv-A e gli Uv-B, uccidono Sars-Cov-2. In particolare, uno studio dell’Istituto Nazionale di Astrofisica (Inaf) e Università degli Studi di Milano, ha indagato su come gli ultravioletti prodotti dal nostro sole possano disattivare in ambienti aperti il virus presente in aerosol, contenuto ad esempio nelle piccolissime bollicine prodotte dalle persone quando si parla o, peggio, con tosse e starnuti. In questo caso ad agire non sono i raggi ultravioletti corti Uv-C (anch’essi prodotti dal sole, ma assorbiti dallo strato di ozono della nostra atmosfera) bensì i raggi Uv-B e Uv-A, con lunghezza d’onda tra circa 290 e 400 nanometri.



La ‘geografia’ climatica del Coronavirus

In estate, in particolare nelle ore intorno a mezzogiorno, bastano pochi minuti perché la luce ultravioletta del sole riesca a rendere inefficace il virus, come dimostrato di recente anche dal Laboratorio di Biodifesa del Dipartimento di Stato degli Stati Uniti. “Il nostro studio – sottolinea Fabrizio Nicastro, ricercatore Inaf - sembra spiegare molto bene come la pandemia Covid-19 si sia sviluppata con più potenza nell’emisfero nord della Terra durante i primi mesi dell’anno e ora stia spostando il proprio picco nei Paesi dell’emisfero sud, dove sta già iniziando l’inverno, attenuandosi invece nell’emisfero nord”. 



Attenzione all’abbronzatura ‘smart’

Questo non significa naturalmente che esporsi per lungo tempo al sole o avere un’abbronzatura perfetta ci protegga dal Coronavirus tant’è vero che l’Oms mette questa ipotesi fra i più comuni miti da sfatare. Il rischio di scottarsi poi quest’anno potrebbe essere maggiore se si considera che per molti italiani le vacanze saranno concentrate in pochi giorni e molti potrebbero essere tentati di fare una full immersion in spiaggia per abbronzarsi il più possibile: “La pelle deve avere il tempo di attivare i suoi meccanismi naturali di protezione con la produzione di acido urocanico e melanina, ma anche con la pigmentazione dello strato basale dei cheratinociti”, chiarisce Fabbrocini. “Con l’aiuto dei dermatologi, bisogna individuare il proprio fototipo e fenotipo perché non tutti abbiamo la stessa quota di melanina”. Chi ha i capelli rossi, ad esempio, ha più feomelanina con una capacità ridotta di difendersi dall’ultravioletto rispetto a chi ha più eumelanina tipica di chi ha i capelli scuri.  “Se si hanno poi capelli biondi, occhi verdi, efelidi e un numero superiore a 50 nevi soprattutto su braccia e gambe - aggiunge la dermatologa - la protezione dal sole deve essere ancora maggiore perché il rischio di scottarsi è più alto”.



Come proteggersi

Poiché siamo rimasti in casa a lungo, la pelle non è stata esposta al sole primaverile che è più mite. Per questo bisogna esporsi con gradualità, proteggendosi con creme solari con un fattore di protezione alto per poi scalare. “Il tipo di solare può essere scelto non solo sulla base del fototipo ma anche del tipo di pelle”, precisa Fabbrocini. “Più la carnagione, gli occhi e i capelli sono chiari, più il fattore di protezione deve essere elevato. Inoltre, non si dovrebbe mai scendere sotto il 20 Sfp. Per chi ha la pelle grassa esistono le protezioni ‘oil free’, per chi ha patologie autoimmuni come la psoriasi meglio un fattore di protezione 100 o 50 colorata che possa realmente costituire una barriera. Per i giovani prediligiamo gli spray con un fattore di protezione 30 mentre per i bambini meglio usare il latte solare che è più delicato e facile da stendere”.



Vitiligine e rosacea

La pelle di chi soffre di vitiligine e rosacea va protetta in modo diverso?  “Esistono protezioni differenziate e molto selettive che aiutano a far passare quella banda di ultravioletti benefica per la singola patologia ostacolando, invece, il passaggio di quelle dannose”. Insomma, la scelta è ampia, l’importante è tenere i prodotti a portata di mano nella borsa del mare e anche in città rinnovando l’applicazione almeno ogni 2-3 ore. Queste precauzioni vanno prese non solo al mare, in campagna e in città, ma anche in montagna dove, per via dell’altitudine, i raggi solari sono meno filtrati e, quindi, potenzialmente più dannosi.

Caldo, sole e mascherina

Anche se in spiaggia possiamo toglierla, in città - nonostante il caldo - dobbiamo tenerla. C’è il rischio di discromie sul viso? “Assolutamente no”, chiarisce la dermatologa. “Solo chi soffre di acne o rosacea può avere un peggioramento della sintomatologia, per tutti gli altri la mascherina può provocare solo secchezza cutanea e talvolta irritazione. Ecco perché è utile mettere creme a base di ceramidi, allantoina o acido ialuronico al di sotto della mascherina”. Grande attenzione alle mani perché a causa dei lavaggi e delle disinfezioni frequenti la pelle si irrita, si screpola e si può alterare il mantello idrolipidico cutaneo, con un aumento del rischio di infezioni, ma anche di macchie solari. Oltre a spalmare un solare anche sul dorso delle mani, per difenderle una volta a settimana si possono lavare con un olio da bagno, che ha una capacità idratante elevata e poi applicare una crema a base di sostanze come acido ialuronico, ceramidi e glicerine vegetali.

Attenzione ai nei  

Esponendosi al sole senza le dovute precauzioni si corre il rischio di comparsa di macchie sulla cute, di eritemi, di capillari, di cheratosi attiniche, che vanno monitorate nel tempo perché potrebbero evolvere in tumori della pelle come il melanoma che – con 12.300 casi registrati nel 2019 - è il terzo tumore più frequente al di sotto dei 50 anni e nel 20% dei casi i pazienti hanno un’età compresa tra i 15 e i 39 anni. Tenere d’occhio i nei è importante e l’estate è la stagione ideale visto che siamo meno vestiti. “L’eccessiva esposizione al sole o alle lampade abbronzanti, la pelle chiara, chi ha oltre 100 nei o ne possiede cinque anomali e chi ha una familiarità – spiega Ignazio Stanganelli, presidente dell’Intergruppo Melanoma Italiano e direttore Skin Cancer Unit Irst Istituto Tumori Romagna – è più a rischio di sviluppare melanoma”. Sul sito www.neiparticolari.it  informazioni sulla prevenzione ma anche consigli pratici, disegni e tutto quello che c’è da sapere per conoscere e riconoscere un neo che è bene far controllare. 
 
 
 
 
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