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Grandi mostre a Treviso, da Arturo Martini a Boldini

Eventi di caratura nazionale alternati a esposizioni dedicate agli artisti “minori” legati a Treviso, questo il programma dei Musei Civici per i prossimi due anni

marzia borghesi
Aggiornato alle 4 minuti di lettura

Museo Civico Bailo, le nuove sale espositive

 

Un’importante monografica dedicata ad Arturo Martini, che aprirà il 31 marzo 2023, preceduta da una mostra su Antonio Carlini, scultore accademico trevigiano che di Martini fu maestro. E nel 2024 a Treviso arriveranno i dipinti del ferrarese Giovanni Boldini con le sue dame sontuose. Nel mezzo una serie di eventi espositivi “minori” legati a figure dell’arte che hanno avuto relazioni, per nascita o per averci a lungo operato,  con Treviso e il suo territorio: da Carlini, appunto, a Luigi Borro,  Lino Selvatico, Juti Ravenna, Nino Springolo e Carmelo Zotti. 

Il programma culturale del Museo Bailo è stato presentato  dal sindaco Mario Conte, dall’assessore alla Cultura Lavinia Colonna Preti e dal direttore dei Musei Civici Fabrizio Malachin davanti ad una platea folta. Presenti i referenti di istituti e fondazioni culturali cittadine, storici dell’arte, appassionati. 

Il sindaco Mario Conte, l'assessore Lavinia Colonna Preti, Mario Pozza, presidente della Camera di Commercio, e Maria Scardellato, sindaco di Oderzo

 

«La programmazione che viene presentata per il Museo Bailo –  hanno spiegato –   vuole arricchire il nostro panorama culturale con nuovi grandi eventi, focalizzando l’attenzione su artisti cosiddetti “minori”, mantenendo così la missione propria del museo, in un’alternanza efficace tra pittura e scultura che assicurerà nuove emozioni. “Da Martini a Boldini. Due anni di grandi mostre al Museo Bailo 2023 – 2024” è così un programma che rende manifesto il fermento culturale che caratterizza la città, dai musei alle iniziative che grazie a Istituzioni e Associazioni garantiscono un’offerta ampia e diffusa durante tutto l’anno per i visitatori».

Malachin, direttore dei Musei Civici di Treviso: "Ecco il dopo Canova"

Le mostre in cantiere fino alla fine del 2024 sono 10, «con una precisa linea scientifica: una grande mostra l’anno di attrattività nazionale (sull’esempio di quella sul Canova) e una serie di mostre di ricerca ed approfondimento su artisti veneti presenti nelle collezioni museali. Dopo Canova la sfida era quella di assicurare una programmazione di respiro, che non si limitasse alla singola mostra ma che garantisse una continuità di cui l’Istituto e la città, sempre più attrattiva, hanno bisogno – sottolinea  Malachin  - Grande scultura con Arturo Martini, ma anche grande pittura. Ecco così le nuove sale del percorso permanente, riservate ad Alberto Martini (preziosa la collaborazione con Oderzo che apre un percorso verso l’anniversario del 2024), Lino Selvatico, Nino Springolo, per passare poi a un omaggio al nostro Juti Ravenna fino a Giovanni Boldini nel 2024».

Il direttore dei Musei Civici Fabrizio Malachin

 

La grande mostra “Arturo Martini. I capolavori”, con la curatela di Fabrizio Malachin e Nico Stringa, aprirà i battenti il 31 marzo 2022 e resterà al Bailo fino al 30 luglio 2023. Questa retrospettiva giunge a 30 anni dall’ultima mostra trevigiana, dedicata al giovane Martini, a 55 da quella firmata da Bepi Mazzotti e Carlo Scarpa, a 75 dalla prima inscenata subito dopo la morte. Nel 75° anniversario dalla morte, il Bailo, la casa per eccellenza di Martini, visto che qui si trova la più consistente collezione pubblica dell’artista (140 opere circa) ospiterà la prima grande monografica.

«Sarà la più grande mostra su Martini mai realizzata – precisa Malachin -, un evento che radunerà i grandi capolavori in marmo, bronzo, terracotta, quelle per dirla alla Martini “che pesano tonnellate e sembrano leggere come una piuma”. Non mancherà il Martini più inedito, quello della grafica, della maiolica, e della pittura. Insomma un evento straordinario per conoscere a fondo la portata rivoluzionaria dell’arte di uno dei massimi protagonisti dell’arte europea».

Per la mostra convergeranno a Treviso i grandi capolavori martiniani, concessi di diversi musei e collezioni italiane e internazionali. A documentare tutte le fasi della creatività dell’artista.

“Giovanni Boldini. Il bello delle donne” (marzo – luglio 2024) sarà la mostra-evento dell’anno al Bailo. Celebri i suoi ritratti, riservati alle personalità del bel mondo parigino ed europeo d’inizio secolo. Unici e affascinanti i suoi ritratti delle regine dei salotti dell’ultima Belle Époque. Sintesi magistrale di raffinata arte e psicologia.

La programmazione del Bailo riserva diverse altre sorprese. A cominciare dalla prima retrospettiva riservata ad Antonio Carlini (Treviso, 28 marzo 1859 – 27 luglio 1945). «Carlini può essere l’emblema di quegli artisti che, pur notevolissimi, debbono fama più alle loro azioni che non alle loro creazioni. Nonostante sia stato uno scultore finissimo e prolifico, maestro di Arturo Martini, Carlini è noto e celebrato soprattutto per il suo pioneristico impegno nella tutela del patrimonio artistico» spiegano. 

Poi Lino Selvatico,  definito l’Annigoni del primo Novecento.  A Selvatico, veneziano di origine ma trevigiano di adozione, il Musei Civici di Treviso, nel centenario della morte riservano una monografica che consentirà di esporre decine di opere ottenute in donazione e in deposito a lungo termine.

Altri artista al quale verrà tributata una mostra è Juti (Luigi) Ravenna, veneziano che cinquant’anni fa, il 29 aprile del 1972, moriva a Treviso , artista eccellente e attento critico d’arte. Nel cinquantennale della sua scomparsa, i Civici Musei di Treviso gli dedicano una retrospettiva al Museo Bailo, la cui Pinacoteca conserva un suo importante nucleo di opere. La pittura di Ravenna viene avvicinata al cosiddetto post impressionismo veneto che accomunò una generazione di giovani artisti gravitanti su Venezia, desiderosi di uscire dagli schemi di un accademismo ancora imperante per avvicinarsi al nuovo che stava lievitando in Europa. I suoi paesaggi veneziani di questi anni, così come successivamente quelli trevigiani, raccontano i luoghi, le luci, le atmosfere attingendo al registro poetico più che a quello documentario.

Nel ’24, ad essere programmate – oltre alla grande mostra su Boldini - sono gli eventi legati ad Alberto Martini in collaborazione con il Comune di Oderzo, a Nino Springolo e a Carmelo Zotti. Nel caso di Alberto Martini e di Nino Springolo, oltre che di Lino Selvatico - le mostre andranno ad approfondire e ad ampliare il percorso espositivo stabile del Nuovo Bailo.

E non è tutto: il nuovo Bailo si allarga. Al percorso museale già esistente si aggiungono 4 nuove sale, riservate ad altrettanti protagonisti della pittura veneta del Novecento: l’opiterino Alberto Martini, Nino Springolo, Lino Selvatico e Giovanni Barbisan.

In attesa delle Celebrazioni, nel ’24, del Centenario della morte di Alberto Martini, la Fondazione Oderzo Cultura ha concesso per la Sala Martini un gruppo davvero significativo di opere, a partire dal grande “Autoritratto”. Nella Sala si potranno ammirare anche 23 chine su cartoncino delle illustrazioni, celeberrime, della “Divina Commedia”, 18 cartoline illustrate dedicate al tema della “Danza Macabra”, un gruppo di strumenti di lavoro dell’artista, insieme alle opere patrimonio dei Civici Musei Trevigiani: i 7 pastelli intitolati Fantasie al sole, testimonianze di un simbolismo nutrito di letteratura, e “L’esprit travaille”, autoritratto interiore dipinto alla ‘”maniera nera”, notevolissimo esempio del periodo parigino”.

La Sala riservata a Nino Springolo (1886 – 1975) riunisce importanti opere del maestro, principalmente focalizzate su due filoni: il ritratto ed i paesaggi. Con capolavori come il “Sile alla Fiera” del 1939, o “Il fiume a primavera” del 1928 si apre una spettacolare sequenza di vedute sul Sile, per poi passare ai ritratti: “Piero” del 1923, “Gemma” del 1941 eccetera. Anche su Springolo, nel ’24 è in programma una approfondita mostra monografica.  La donazione recentemente pervenuta di opere e testimonianze di Lino Selvatico (1872 –1924), troverà spazio nella Sala a lui dedicata. Più estesamente sarà documentata nella monografica che all’artista veneto viene annunciata per i prossimi mesi, presentandolo come uno dei più ricercati e raffinati ritrattisti sulla scia di Giovanni Boldini, Corcors, Lavery. Grazie alla donazione, il magistrale “Ritratto di Teresita Lorenzon”, patrimonio dei Musei Civici potrà straordinariamente essere affiancato dal suo bozzetto ad olio e da due altri importanti dipinti.

Anche Giovanni Barbisan (1914 – 1988) torna prepotentemente parte dell’allestimento del Bailo con opere grandi e scenografiche. Innanzitutto l’affresco che lo vide protagonista alla Biennale del 1936.

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