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Autonomia del Veneto, stretta sui livelli essenziali previsti nella manovra. «La devoluzione in un anno»

Il ministro Calderoli annuncia la cabina di regia. Ma il Sud e Bonaccini frenano

Filippo Tosatto
2 minuti di lettura

Il ministro Roberto Calderoli

 (ansa)

Tra proclami baldanzosi e minacce improbabili, una spintarella alla riforma federalista arriva dalla legge di bilancio 2023 che nella bozza trasmessa al Parlamento include (all’articolo 144) la “determinazione dei Lep ai fini dell’attuazione dell’articolo 116, terzo comma, della Costituzione”, quello riguardante l’autonomia differenziata riservata alle regioni.

L’INIZIATIVA

Un accenno decisivo per placare l’ansia di quanti, soprattutto nel Meridione, temono una ripartizione iniqua delle risorse tale da aggravare gli squilibri del Paese: i Livelli essenziali delle prestazioni puntualizzano i servizi che lo Stato deve garantire in modo uniforme sull’intero territorio nazionale (asili nido, assistenti sociali, trasporto degli studenti con disabilità, in primis) e gli amministratori del Sud chiedono a gran voce che la loro approvazione preceda ogni accordo con Lombardia, Veneto, Emilia Romagna. Tant’è. Nell’annunciare a Milano la novità legislativa, il ministro Roberto Calderoli ha precisato che il Governo «costituirà una cabina di regia con tutti i ministri competenti sulle singole materie, così da definire una volta per tutte, visto che sono 21 anni che li aspettiamo, i livelli essenziali delle prestazioni e i costi e i fabbisogni standard».

LA TEMPISTICA

«Già alla fine dell’anno – ha proseguito il ministro per gli Affari regionali e le Autonomie – potremo avere uno strumento finalmente efficace per poi, nell’arco del 2023, dare il via al trasferimento effettivo, tramite le intese, di queste competenze». Assai meno entusiasta, il presidente della Campania, lesto a definire “sgangherata” e meritevole di bocciatura la proposta di legge: «De Luca la critica perché è De Luca, in ogni caso, non avendo ancora finito di scriverla, mi auguro che abbia la pazienza di attendere il testo definitivo prima di dare il suo giudizio. Le Regioni che si lamentano sono poi quelle che vanno più lente ma qualunque tipo di intervento consentirà anche a loro di mettersi al livello di chi corre, l’autonomia sarà un vantaggio per tutti», la replica di Calderoli.

Il sud e Bonaccini

Nel merito, però, le opinioni restano discordi. «Concedere l’autonomia differenziata, senza prima dare piena attuazione al federalismo fiscale, significherebbe procedere nella direzione opposta, cristallizzando la frattura che ha reso l’Italia più debole», afferma Luca Bianchi, direttore generale della Svimez, l’associazione per lo sviluppo dell’industria nel Mezzogiorno.

«Vorrei che si tornasse all’intesa che trovammo tra tutte le Regioni e l’allora ministro Boccia tre anni fa, coinvolgendo il Parlamento e sgombrando il campo da quella stupidaggine dei residui fiscali e dalle materie divisive come la scuola», rincara Stefano Bonaccini.

Già federalista acceso, ora l’amministratore emiliano è in corsa per la segreteria nazionale del Pd e bada a non scontentare i grandi elettori sudisti: «Serve un regionalismo differenziato che non preveda di dare risorse in più a qualcuno per toglierle a qualcun altro, sarebbe un errore», conclude «ciò che occorre è una programmazione certa degli investimenti, e semplificazioni in un Paese che sta morendo di burocrazia».

VENETO FIDUCIOSO

Chi plaude all’iniziativa ministeriale è Luca Zaia: «Un ottimo segnale, finalmente è finito il riscaldamento a bordo campo, il progetto dell’autonomia entra nel vivo e prende forma. Si tratta, lo ripeteremo fino alla noia, di un progetto totalmente in linea con la Costituzione, nell’ottica della solidarietà e della sussidiarietà nazionale. Abbiamo l’opportunità di ridisegnare il profilo del Paese, in linea con i princìpi ispiratori dei padri della Repubblica».

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