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Caso Veneto Banca, truffa prescritta per Vincenzo Consoli per l’acquisizione di Bim

L’operazione da 95 milioni complessivi era stata realizzata tra il 2008 e il 2010: 30 milioni di azioni di Veneto Banca diventate “carta straccia” e 65 milioni di azioni Bim svalutate a 600 mila euro

diego bortolotto
Aggiornato alle 1 minuto di lettura

L'ex ad di Veneto Banca Vincenzo Consoli

 

Reato di truffa prescritto per Vincenzo Consoli, nell’acquisizione di Bim (Banca Intermobiliare spa di Torino) da parte di Veneto Banca.

Mercoledì 23 novembre  nel tribunale di Treviso la sentenza di non doversi procedere, così come era stato richiesto dalla difesa dell’ex amministratore della Popolare di Montebelluna. L’accusa era di un presunto raggiro da 30 milioni di euro di azioni di Veneto Banca diventate “carta straccia” e 65 milioni di azioni Bim passate a un valore di 600 mila euro.

I fatti erano relativi al periodo tra il 2008 e il 2010, ma il processo era iniziato lo stesso perché, secondo il pubblico ministero, la prescrizione scattava dal giugno 2017, quando a banca Centrale Europea accertò il dissesto dell’istituto di credito montebellunese.

L’ex ad dell’istituto di credito torinese, Pietro d’Aguì, era stato sentito a settembre in aula.

«Mi sono ritrovato con 30 milioni di euro di azioni Veneto Banca che si sono rivelate carta straccia – aveva testimoniato -. I 65 milioni di euro in azioni di Bim, che avevo in origine, sono precipitate al valore attuale di 600 mila euro. L’inganno di Consoli sta nel fatto che non aveva alcun progetto quando acquisì la nostra banca».

Invece mercoledì 23 novembre è arrivata la sentenza che chiude definitivamente la questione, come richiesto dall’avvocato Ermenegildo Costabile, legale di Consoli.

La truffa si prescrive in 7 anni e mezzo. La difesa aveva evidenziato che il procedimento d’acquisizione di Bim era iniziato nel 2008. «Il tribunale di Treviso ha deciso in questo senso e noi rispettiamo la sentenza», dichiara l’avvocato Michele Gentiloni Silveri, legale di parte civile.

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