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Bmw incastrata sotto un Tir in A4 a Portogruaro, morto l’automobilista di 49 anni

Incidente martedì pomeriggio nel famigerato tratto a due corsie tra San Stino di Livenza e Portogruaro, in località Pradipozzo. La vittima è di Udine

Rosario Padovano
Aggiornato alle 2 minuti di lettura

La scena dell'incidente e la vittima Maurizio Durì

 

Nel tratto a due corsie, ancora un morto sull’autostrada A4.Si tratta di Maurizio Durì, 49 anni, di Udine. È accaduto martedì alle 17.30 circa, nella località di Pradipozzo, tra i vigneti del pregiato doc Lison Pramaggiore, a pochi chilometri dallo svincolo di Portogruaro.

Stavolta è la carreggiata est il teatro dell’ultima tragedia, una scia di sangue senza fine e, soprattutto senza alcuna soluzione. Perché si parla tanto, ma soluzioni non se ne intravvedono.

Un incidente da addebitare probabilmente a un malore o a una distrazione perchè non ci sono segni di frenata. Un film già visto, un copione che si ripete a distanza di pochi giorni, perché somiglia molto alla dinamica del tamponamento in cui hanno perduto la vita 7 persone di Riccione due settimane fa.

L’incidente ha coinvolto una Bmw e un camion agganciato a un rimorchio che trasportava numerosi e consistenti tronchi di legno, probabilmente destinati a un’azienda della zona. L’urto è stato violentissimo.

All’altezza del cartello che indica la chilometrica 447, in località Pradipozzo, la Bmw ha tamponato così violentemente il mezzo pesante, che procedeva adagio sulla corsia di marcia lenta, che quasi tutto il tettuccio della macchina è stato smembrato.

Le operazioni di recupero e messa in sicurezza dei mezzi sono durate fino a tarda sera. Sul posto sono accorsi immediatamente i vigili del fuoco di Portogruaro, l’autogru del comando metropolitano di Mestre, un’ambulanza del Suem di Portogruaro l’elicottero del Suem di Treviso, che è atterrato su un campo vicino, ma che poi, dopo l’accertamento della morte dell’automobilista coinvolto, è rientrato vuoto alla base dell’ospedale Ca’ Foncello, in attesa di ulteriori chiamate.

L’autostrada è stata chiusa per due volte: la prima durante le prime operazioni di soccorso della persona deceduta; la seconda volta invece poco prima delle 20, quando è stato operato un intervento massiccio per “liberare” la vettura incidentata dal posteriore del camion e quindi ricomporre la salma dell’automobilista.

Durì è morto sul colpo, vittima di una fatale distrazione o di un malore. Subito, però, agli agenti della Polizia stradale di Venezia intervenuto, è parso di vedere un film già visto, un deja vù del terrore autostradale: per terra non ci sono segni di frenata.

La corsia di marcia era al solito attraversata da numerosi mezzi pesanti, ma la corsia di sorpasso era libera. Il traffico per altro non era particolarmente sostenuto.

Ulteriori verifiche sulla dinamica sono state compiute, quasi subito da Autovie Venete, che può disporre della visione, quasi immediata dei filmati delle telecamere. Nemmeno da qui si intravvede una frenata. Questi filmati andranno poi spediti alla Procura di Pordenone, che indagherà sul caso, vista la competenza territoriale.

«Ci troviamo di fronte a un altro grave incidente, non imputabile certamente alla nostra autostrada. Il conducente» rivela Maurizio Paniz, presidente di Autovie «non ha rallentato e non ha frenato, mentre altri mezzi lo avevano fatto agevolmente. C’erano tutti i cartelli fissi e variabili. Se i conducenti non rispettano regole minimali di prudenza ed attenzione, continueranno gli incidente».

Lo scandalo degli incidenti in A4 finisce subito sul tavolo dei parlamentari. In attesa del conferimento, dal Quirinale, dell’incarico a Giorgia Meloni per la formazione del nuovo Governo, la leghista Giorgia Andreuzza si impegna affinché subito venga trattato il problema della A4, con la massima urgenza. La terza corsia non può aspettare. «Appena insediato, il Governo deve essere coinvolto» dice la deputata «Bisogna verificare la possibilità di aumentare le misure di sicurezza e di controllo dobbiamo verificare tutti i molteplici fattori. Non può essere che questo tratto sia come una roulette russa con dinamiche troppo simili. Ora inizia anche il periodo delle nebbia e la pericolosità aumenta ulteriormente». —

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