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Per don Marco Pozza “Chi dorme non piglia Cristo”

Esce per la casa editrice Rizzoli la raccolta di prediche del cappellano del carcere di Padova che vuole scuotere il cristiano

Nicolò Menniti-Ippolito
2 minuti di lettura
Don Marco Pozza con Papa Francesco 

Don Marco Pozza, cappellano del carcere di Padova, a fianco di Papa Francesco in alcune trasmissioni televisive, commentatore del vangelo nella trasmissione “A sua immagine”, ama parlare di Dio, della Fede, di tutto ciò che di solito si scrive maiuscolo usando le parole di oggi, del comunicare quotidiano, senza paura di usare quei tic linguistici (“ci sta” l’onnicomprensivo “roba”) che appartengono al mondo giovanile o giovanilistico. Del resto il titolo stesso del suo nuovo libro, “Chi dorme non piglia Cristo” (Rizzoli, p. 270, 16 euro) esemplifica bene questo modo di comunicare, che unisce alto e basso, colto e popolare, sacro e quotidiano, maiuscolo e minuscolo si potrebbe dire. Lo ha fatto negli altri suoi libri, Marco Pozza, e lo fa anche in questo, che è in fondo una raccolta di prediche, una lettura commentata del vangelo, o meglio dell’Evangelo come lui preferisce dire per sottolineare la risonanza antica, il venire all’uomo della parola di Dio.

Il testo ha una costruzione lineare; in ogni capitolo il testo delle letture domenicali o festive dell’Anno liturgico seguite da un breve commento da una interpretazione, una piccola predica appunto in cui don Marco utilizza gli strumenti che ama di più: la letteratura, la cultura popolare coi suoi proverbi, l’esperienza personale, le vite degli altri, più raramente l’apparato teologico.

Non è solo un modo per svecchiare la tradizionale predica, è un modo per svegliare – direbbe lui – una platea che tende a dare per scontata la parola di Dio, che la ascolta senza neppure provare a capirla, che la riduce a eco che risuona esteriormente e mai interiormente. Perché questo è in realtà il tema del libro.

Don Marco ha paura di quel cristianesimo abitudinario, domenicale, che ritiene tutto scontato, che non ha dubbi, che non si scandalizza di ciò che ascolta. E invece lo scandalo nel suo significato letterale, l’inciampo, ma si potrebbe dire anche il cortocircuito tra la realtà divina e quella fino troppo umana sono per don Marco essenziali per ridare senso al cristianesimo, per richiamare il credente al valore autentico e rivoluzionario della parola di Dio, così come la pronuncia Cristo. Perché la fede quieta, che non viene sconvolta dalla rivelazione cristiana, rischia di essere, per don Marco, inautentica. E se oggi Cristo tornasse sulla terra troverebbe seguaci che non lo capiscono, perché hanno disimparato ad ascoltare.

Ecco, l’intento del libro è quello di scuotere il cristiano e se per ottenere questo servono le parole di Shakespeare o dell’amato Saint-Exupery più di quelle di qualche teologo medievale, Marco Pozza non ha remore a utilizzarle. Questa franchezza, l’uso di metafore ardite possono anche disturbare, ma ben venga la contestazione – dice don Marco– perché vuol dire che la sveglia è servita.

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