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Lega, la corrente del Nord di Bossi: prime adesioni dal Veneto

Da Re: io ci sto, è tempo di tornare alle origini. Boron: non abbiamo portato a casa l’autonomia mentre abbiamo votato per il Reddito di cittadinanza che è una specie di Cassa per il mezzogiorno e per Roma capitale

Aggiornato alle 2 minuti di lettura

Gianantonio Da Re

 

«La proposta di Bossi? Sono pronto ad aderire, è un ritorno alle origini forse ma soprattutto a ciò per cui abbiamo lottato e lavorato per tanti anni». Giannantonio Da Re, eurodeputato del partito di via Bellerio, già sindaco di Vittorio Veneto sposa all'istante la proposta di Umberto Bossi per un 'Comitato per il nord' interno e funzionale alla Lega.

«È un mettere i piedi per terra rispetto a chi da un bel pezzo li ha per aria - dice Da Re -. Inutile parlare di Autonomia, Piccole imprese, imprese, lavoro e territorio se poi si fa tutt'altro, magari di qui a un po’, concentrandosi sul ponte di Messina».

«È un gruppo di pensiero - aggiunge - per trattare dei nostri temi e non per andare contro qualcuno, se poi c'è chi si incazza lo faccia pure sono affari suoi». Per Da Re, dopo il flop elettorale della Lega con i mal di pancia già ben presenti dalle amministrative «è tempo di tornare alle origini e non di guardare ad orizzonti che non sono nelle nostre corde».

«La proposta di Bossi di un Comitato per il nord è uno sfogo figlio del malessere che è dato dalla lontananza del partito dal territorio». Lo dice Fabrizio Boron, consigliere regionale del Veneto, che nei giorni scorsi ha candidato Matteo Salvini a ministro delle Regioni e per l'Autonomia. «Siamo in Veneto e non in Lombardia - dice Boron - ma da noi come da loro tutto è figlio del malassere che c'è da tempo; lo si è visto in modo eclatante alle politiche ma già lo si era sentito in modo evidente e tutt'altro che trascurabile alle amministrative di qualche mese fa».

«Da 3 anni non si fanno congressi - rileva -, dopo 4 anni al governo non si è riusciti a fare l'Autonomia che è tema fondante della Lega». «Poi - prosegue - in compenso abbiamo votato per quella specie di Cassa per il mezzogiorno che è il Reddito di cittadinanza per non parlare di come in un nulla abbiamo votato per Roma Capitale».

«Abbiamo fatto di tutto - sottolinea - tranne quello che i nostri sostenitori e non solo chiedevano, ovvero l'Autonomia che pure era nel programma di governo con i Cinque stelle, ed è chiaro che questo ha visto sparire tesserati, crescere commissariamenti che nulla fanno, zero le riunioni, e che soprattutto non parlano di contenuti».

Sulla questione è intervenuto anche Roberto Marcato, assessore veneto allo Sviluppo, che da tempo non nasconde i malumori per la nuova piega presa dalla Lega. Malumori che si sono concretizzati in un’aperta critica, dopo il voto.

«Stanno nascendo altri gruppi, come quello di Umberto Bossi, ed uno è quello di Roberto Castelli ed altri, tutti in Lombardia ed è dovuto ad un malessere diffuso anche in Veneto a seguito della caduta di attenzione sul nord che ha fatto crescere il romanocentrico Fratelli d'Italia» ha detto Marcato.

Sulla proposta di Bossi «bisogna capire di cosa si tratta - dice -. Il fatto è che comunque è un movimento come altri che stanno nascendo all'interno della Lega e che hanno un'unica spinta: riportare al centro la questione settentrionale». «Il voto a Giorgia Meloni - spiega l’assessore allo Sviluppo - ha portato il peso di FdI al nord e, sapendo che non è certo un partito attento alla questione settentrionale, si teme che questa scompaia dall'agenda politica».

«Autonomia, federalismo, lavoro e territorio - prosegue -, non sembrano più essere lo scopo della Lega e così c'è chi si smarca e si è cominciato a parlarne all'interno del partito nonostante il segretario sia sempre stata l'espressione unica della linea da seguire, ruolo che oggi non appare più tale». «Non è una critica a Matteo Salvini - conclude Marcato - ma piuttosto al cerchio magico che gli sta attorno».

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