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Politiche 2022, in Veneto Fratelli d’Italia vola al 32,7 per cento e doppia la Lega

I risultati confermano la nuova leadership nazionale di Giorgia Meloni. Pd secondo partito al 16%. Calenda si ferma all’8,2. Il riparto dei seggi: al Senato 11 al centrodestra, 3 al centrosinistra, uno a testa a M5S e Azione, alla Camera 24 centrodestra, 5 centrosinistra, 2 Azione, uno M5S

Enrico Ferro, Laura Berlinghieri, Enrico Pucci
Aggiornato alle 4 minuti di lettura

La tigre Giorgia ferisce a morte il leone di San Marco e il Veneto si prepara a nuovi equilibri politici e a una nuova classe dirigente. Era vero, dunque, che la Liga veneta non si ritrova nella linea del segretario Matteo Salvini. La regione che ha eletto il governatore Luca Zaia con il 76%, ha strambato e molti di quei voti sono finiti al partito di Giorgia Meloni. Le percentuali che emergono dai seggi sono imbarazzanti per il partito che governa una delle regioni locomotiva d’Italia. Al Senato, Fratelli d’Italia è addirittura al 32,75%. Più del doppio di una Lega rimasta plafonata al 14,67% e Forza Italia al 6,97. Sul fronte opposto, il Pd si attesta al 16,11 ed è secondo, davanti al Carroccio.

I SEGGI

Il riparto dei seggi in regione per il Senato: 11 al centrodestra, 3 al centrosinistra, uno al Movimento Cinque Stelle, uno ad Azione. Il centrodestra ha conquistato tutti e 5 i collegi uninominali, cui si aggiungono 6 seggi con il plurinominale: 3 per Fratelli d’Italia, 2 alla Lega, uno a Forza Italia. Nel centrosinistra, 2 seggi vanno al Pd e uno a Verdi-Sinistra Italiana

Il riparto dei seggi in regione per la Camera dei deputati: 24 seggi al centrodestra (12 dell’uninominale più 12 del plurinominale), 5 al centrosinistra, uno al M5S, 2 ad Azione. Nel centrodestra: 7 a Fratelli d’Italia, 3 alla Lega, 2 a Forza Italia. Nel centrosinistra: 4 al Pd, uno ai Verdi-Sinistra Italiani

CENTRODESTRA

Nella coalizione di centrodestra, che in Veneto arriva a superare la maggioranza assoluta (56,47%, ben 12 punti in più del dato nazionale) e fa cappotto nei 17 collegi uninominali è FdI pigliatutto, seguiti a lunghissima distanza dalla Lega, che resta sotto la soglia del 15%. Dove si preannuncia già una possibile resa dei conti post-elettorale, con l’assessore regionale Roberto Marcato, vicino al presidente Zaia, che va subito all’attacco con un tweet: “Disastro annunciato”. E l’ex segretario regionale, oggi eurodeputato, Gianantonio Da Re chiede apertamente le dimissioni di Salvini. Mentre Forza Italia sfiora il 7%. E a completare il ventaglio dei partiti è Noi moderati, di Luigi Brugnaro con Giovanni Toti e Maurizio Lupi: il 2,8% il risultato in Veneto. Raffaele Speranzon, all’uninominale, raccoglie da solo il 55.6% delle preferenze.

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Per il coordinatore regionale di FdI, Luca De Carlo «non cambia nulla. Per noi - dice - è un ottimo risultato, però abbiamo consapevolezza dei nostri mezzi, abbiamo una grossissima responsabilità che deriva da un ottimo risultato, ma siamo convinti di poter fare bene. Il centrodestra tiene bene - ha proseguito - è la prima coalizione anche in Veneto con numeri importanti. Non importa quali fossero le forze con più voti, l'importante era presentare una coalizione coesa che poi incontrasse il favore degli elettori».

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BRUGNARO

A Luigi Brugnaro, sindaco di Venezia, non riesce la “zampata” nemmeno a livello Veneto. Noi Moderati, la lista di centrodestra di cui fa parte la sua Coraggio Italia, non raggiunge la soglia del 3% a livello nazionale e quindi non fa eletti.

Appena in equilibrio sulla soglia del 3% in Veneto, incassa risultati ben peggiori nel resto del Paese. Non gli va molto meglio neanche nella sua Venezia, dove fa il 3,6%. Ma comunque riesce a portare in Parlamento, alla Camera, Martina Semenzato, candidata del centrodestra nel collegio uninominale di Venezia.

CENTROSINISTRA

La disfatta del Partito Democratico si registra anche in Veneto, dove il partito guidato da Enrico Letta si ferma al 16,1%. Seguito da Alleanza Verdi e Sinistra, al 3.48%, e da +Europa, a 3.2%. Al di sotto della soglia di sbarramento del 3%, almeno in Veneto e almeno per ora, Impegno civico di Luigi Di Maio – Centro democratico: il partito dell’ex 5S si ferma allo 0.3%. Michele Mognato all’uninominale raduna il 24.2% delle preferenze.

IL MOVIMENTO 5 STELLE

A proposito di Movimento 5 Stelle, molto modesti i risultati in Veneto, dove il partito ora guidato da Giuseppe Conte si sta accontentando del 5,7%. Cifra molto al di sotto rispetto al risultato che sembra profilarsi a livello nazionale. Quanto al collegio uninominale, il 6.9% è andato a Sara Giaggio.

GLI ALTRI

Gli altri, quindi. Il cosiddetto “terzo polo” di Italia Viva (Matteo Renzi) e Azione (Carlo Calenda) eguaglia, quasi, i risultati dei pentastellati, attestandosi all’8,2%. L'alleanza Calenda-Renzi ottiene buone performance in particolare a Treviso città, dove supera la Lega. Un risultato che che probabilmente raccoglie diverse preferenze nel tessuto produttivo “deluso” dalla crisi del governo Draghi.

Italexit per l’Italia, il partito di Gianluigi Paragone, non raggiunge il 3%, fermandosi per ora al 2.4%. Vita, il partito di Sara Cunial, si ferma ad appena l’1.69%. Italia sovrana e popolare raggiunge l’1,6%. I rimanenti due partiti non raggiungono un elettore su cento: Unione popolare con De Magistris registra lo 0.9% di voti, e Alternativa per l’Italia – No Green Pass lo 0,34%.

IL VOTO NEI CAPOLUOGHI

Fratelli d’Italia diventa il primo partito anche in quasi tutti i capoluoghi di provincia: a Treviso, con il 25,4, ma anche a Venezia con il 24,59, a Belluno con il 25,77. Addirittura il 29% a Verona, dove soltanto pochi mesi fa gli elettori avevano premiato il centrosinistra di Damiano Tommasi (Pd ora al 20%). Fa eccezione Padova, dove davanti a tutti resta il Pd con il 25,36. 

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IL POLITOLOGO

«Fratelli d'Italia, partito tradizionalmente a impianto meridionale, curiosamente prende più voti a Nord che al Sud. E la regione d'Italia dove prende più voti in Italia è proprio il Veneto». Lo ha sottolineato il politologo Paolo Feltrin, coordinatore dell'Osservatorio elettorale del Consiglio regionale del

Veneto. Quanto all'andamento del voto in regione, Feltrin nota che Fdi «aumenta i propri voti in tutte le aree periferiche, non nelle città capoluogo. Fatto strano, perché tradizionalmente FdI, e prima il Msi, prendevano più voti nelle città che in provincia. Le mappe del voto evidenziano una pressoché totale coincidenza tra le aree di calo di voti della Lega e quelle di aumento di FdI. Anche Azione - ha aggiunto - prende più voti nelle città che nelle aree di provincia: fenomeno prevedibile, questo, visto che la formazione politica di Calenda e Renzi intercetta più le preferenze delle classi dirigenti che quelle dei ceti popolari».

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