Droga, sgominata la banda dei tunisini: 21 arresti a Padova

Controlli antidroga della polizia

La polizia stronca la  guerra tra fazioni rivali per il controllo territorio. Si davano battaglia a suon di aggressioni, accoltellamenti e tentati omicidi per gestire un giro d’affari con 230 clienti. Gli arrestati vivevano tra Padova, Abano, Rubano, San Giorgio e Vigonza 

PADOVA. Un'operazione antidroga della polizia di Padova, coordinata dalla Dda di Venezia, contro un'associazione per delinquere gestita da tunisini ha portato all'arresto di 21 persone che vivono tra Padova, Abano Terme, Rubano, San Giorgio delle Pertiche e Vigonza.

La Squadra Mobile euganea ha accertato che i componenti l'associazione acquistavano con cadenza periodica partite di cocaina e hashish che venivano vendute a una vasta e stabile cerchia di clienti (oltre 230 quelli verificati).

L'indagine è iniziata nel 2018 dopo il ferimento a Padova di un tunisino da parte di alcuni suoi connazionali. Aggressione che risultò collegata ad altri analoghi episodi, verificatisi nello stesso giorno: un tentato omicidio all'Arcella; altri due accoltellamenti in un'altra zona di Padova.

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Gli investigatori individuarono poi gli autori del tentato omicidio e delle altre aggressioni, tutti ora in carcere, sequestrando in un appartamento cocaina e hashish, denaro e varie armi (alcune bombole spray di gas lacrimogeno, uno storditore elettrico tipo taser, manganelli in ferro e numerosi coltelli e pugnali di varie fogge e dimensioni).

Emerse quindi che le aggressioni erano parte di una "spedizione punitiva", inserite in una "escalation" di scontri e rappresaglie riconducibili a una vera e propria "guerra" tra bande rivali di spacciatori tunisini per il controllo del territorio. Tra gennaio e febbraio 2019 vi furono altre risse dove i contendenti si erano affrontati con mazze, spranghe, coltelli, machete e "bombole" di gas lacrimogeno.

Nel frattempo la polizia aveva ricostruito il ruolo di ognuno nell'organizzazione e a individuare la rete dei clienti.

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I capi erano due fratelli tunisini i quali avevano coinvolto e 'arruolato' anche altri familiari (i propri genitori e fratelli), e reclutato numerosi altri associati, alcuni fatti giungere in Italia dalla Tunisia, assicurando loro vitto, alloggio e assistenza legale. Inoltre furono cooptati vari spacciatori, integrandoli nell'associazione.

Chi sgarrava veniva estromesso dal gruppo e, in casi più gravi, punito severamente.

Il guadagno dello spaccio era spartito tra tutti, speso per l'acquisto di altra droga o reinvestito all'estero. Nel corso del 2018 e 2019 uno degli indagati ha mandato centinaia di migliaia di euro in Tunisia per l'acquisto di beni immobili ed attività commerciali

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