Sì all’abbattimento dei lupi, Valdegamberi (Pdl) fa pressione su sindaci e associazioni. Ma è scontro politico

Il Pd si schiera per il “no”. Zanoni: “Fondamentale la sua presenza per l’ecosistema”

VENEZIA. E’ ancora una volta battaglia politica sulla presenza dei lupi in Lessinia, sull’Altopiano di Asiago, sulle Dolomiti e sulle prealpi trevigiane. "Faccio appello alle associazioni agricole e gli amministratori locali di sostenere il Pdl sul contenimento dei lupi. A rischio è il futuro della montagna ". Il consigliere regionale Stefano Valdegamberi scrive alle rappresentanze agricole nazionali e a tutti i sindaci del Veneto.

"Chiedo in primis l'imprescindibile sostegno dei rappresentanti sindacali del mondo agricolo al disegno di legge perché la posta in gioco è il futuro dell'agricoltura di montagna. La presenza incontrollata del lupo sta mettendo in ginocchio l'alpeggio nelle poche aree montane, come la Lessinia, l'Altopiano di Asiago, la montagna bellunese e trevigiana, rimaste ancora vive, grazie appunto alla millenaria pratica dell'alpeggio. Inoltre la presenza del lupo, sempre più vicina alle abitazioni, costituisce una continua minaccia alla sicurezza dei cittadini e dei turisti". La proposta di Valdegamberi ricalca una legge votata dal Parlamento federale tedesco e alla quale hanno dato sostegno anche i vertici delle associazioni ambientaliste. Tre articoli definiscono i termini entro cui operare come previsto dall' articolo 16 della direttiva europea Habitat (92/43 del 21 maggio 1992), che prevede per animali come il lupo, per i quali è vietata la cattura e l'uccisione, possa esserci una deroga, «a condizione che non esista un'altra soluzione valida e che la deroga non pregiudichi il mantenimento, in uno stato di conservazione soddisfacente, delle popolazioni della specie interessata nella sua area di ripartizione naturale» e questo anche «per prevenire gravi danni, segnatamente alle colture, all'allevamento, ai boschi, al patrimonio ittico e alle acque e ad altre forme di proprietà». In pratica sarebbe un via libera agli abbattimenti.

“Il lupo ha certamente diritto di vivere” continua Valdegamberi “ma lo hanno altrettanto gli allevatori che operano in montagna. Occorre quindi stabilire un limite numerico alla sua presenza, compatibile con la vocazione ambientale ed economica di ciascun territorio. Non è accettabile e per nulla naturale la presenza tra le abitazioni di grandi predatori che si cibano quotidianamente di animali allevati dall'uomo. Ogni anno nella montagna Veneta vengono depredati un numero di animali pari a 10 stalle di media dimensione, con punti superiori alle 200 predazioni solo nel circoscritto territorio della Lessinia. Mi auguro una presa di posizione unanime delle rappresentanze nazionali e territoriali del mondo agricolo e degli amministratori locali, ai quali ho inviato una bozza di delibera da far adottare nei rispettivi consigli comunali. La politica non potrà poi girarsi dall'altra parte solo perché il problema riguarda aree marginali e con poca forza elettorale. La montagna è un bene per tutti. I suoi operatori ambientali sono gli agricoltori senza i quali la montagna muore e gli effetti negativi ricadranno sull'intera collettività”.

“Insistere sull’abbattimento dei lupi è becera propaganda che per fortuna non può essere messa in pratica. A differenza delle 22 misure di contenimento dei danni previste dal Piano nazionale. È quella la strada da seguire”, gli risponde Andrea Zanoni, consigliere regionale del Partito Democratico. “Si preferisce invece additare il lupo come nemico, tanto che negli ultimi anni ci sono stati diversi episodi di bracconaggio, quando potrebbe essere un alleato vista la sua importanza per l’ecosistema. Il caso del Cansiglio è esemplare: il lupo ha predato i cervi, che rappresentavano un problema per la foresta, diminuendone la presenza. E lo stesso potrebbe fare con i cinghiali, la cui proliferazione è cresciuta a dismisura grazie all’importazione di specie alloctone da parte dei cacciatori, poiché riesce a raggiungerli in luoghi inaccessibili per l’uomo”. “Gli allevamenti - aggiunge - vanno protetti garantendo fondi per l’acquisto di reti elettrificate e cani pastori e rimborsando i danni con prontezza, aumentando le risorse per gli indennizzi e accorciando i tempi di pagamento. La convivenza con l’uomo è assolutamente possibile, lo testimonia il Parco Nazionale d’Abruzzo dove gli esemplari sono svariate centinaia: non c’è alcun bisogno del Far West auspicato da Valdegamberi”.

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