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La fine ingloriosa dei mitici capannoni del Nord Est. Dagli anni d’oro del mobile, agli incendi, ai laboratori cinesi

L’esempio nella grande zona industriale della Scodosia, dove non si contano i vuoti lasciati dalla crisi. Le vecchie fabbriche diventano anche discariche e spazi di speculazione. Ma c’è chi resiste

CASALE DI SCODOSIAEl capanon. Un tempo patente di ricchezza, oggi peso di cui disfarsi col minor danno possibile. Vendendolo ai cinesi, che hanno il contante in mano, o affittandolo a qualche furbastro che poi magari lo riempie di “scoasse”. E se l’acquirente manca, l’altra soluzione è scoperchiarlo per non pagare l’Imu.

E pensare che i capannoni di Casale di Scodosia fino a due decenni fa erano il cuore di uno dei distretti più rigogliosi del Veneto, quello del legno e del mobile in stile, che dava da mangiare ad almeno 2 mila lavoratori diretti.

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