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Minacce No vax, elevata la vigilanza a Zaia. Se ne occupano i carabinieri

Scritte ostili a Treviso mentre nell’Alta Padovana un gruppo di militanti leghisti si candida alla protezione del governatore. Marcato ai giudici: troppi violenti impuniti

VENEZIA. È il governatore più amato dagli elettori ma gli odiatori del web, avvezzi a irridere il consenso popolare e la legittimità delle istituzioni democratiche, lo ricoprono di insulti e minacce.

L’impegno di Luca Zaia in favore della vaccinazione, riflesso di una leadership legalitaria lontana dagli strappi secessionisti e xenofobi di certa Lega delle origini, suscita un crescendo di intimidazioni, al punto da suggerire all’autorità il “consolidamento” della vigilanza mobile dei carabinieri alla quale (dopo le buste contenenti proiettili e i messaggi firmati Nuove Br), il presidente di Palazzo Balbi è da tempo sottoposto.

Attacchi anche dai neofascisti

Allergico al vittimismo, sull’argomento lui preferisce glissare - «Non cambio le mie abitudini, non rinuncio a fare una corsa solitaria in mezzo ai campi, mi spiace solo del disagio patito da chi mi sta vicino» - mentre ieri a Treviso, nel corso di una protesta No vax, è rispuntato il cartello con Zaia rappresentato in veste di demone e la scritta “Non sfuggirai al giudizio di Dio”.

Al riguardo, le espressioni di solidarietà bipartisan si moltiplicano ma c’è chi non si limita alle deprecazioni e denuncia la sostanziale impunità concessa agli haters. È il caso di Roberto “bulldog” Marcato, a sua volta finito nel mirino dei No Vax e dell’estrema destra che gli imputa l’antifascismo dichiarato.

Denunce derubricate e archiviate

«Sui social mi arrivano vagonate di letame, scusate il francesismo, poco male di per sé vista la pochezza estrema degli interlocutori, non fosse per la pericolosità insita in certi messaggi», è l’esordio dell’assessore allo Sviluppo economico, recordman di preferenze un anno fa.

«Apprendo che nove volte su dieci le denunce presentate dalla Regione per aggressioni verbali e minacce di morte al presidente Zaia, vengono derubricate dalla magistratura a critica politica e di conseguenza archiviate. Impallidisco: che c’entra la dialettica politica con l’invito a picchiare e a sparare? Perché tollerare questo substrato incivile? Forse che denigrare e minacciare un politico eletto dai cittadini non costituisce reato?».

La spirale delle intimidazioni

L’affondo: «Zaia è un amministratore onesto e capace che rappresenta l’intera società veneta, chi incita a colpirlo minaccia tutti noi. L’emergenza Covid ha innescato forti tensioni e radicalizzato l’ostilità di chi avverte le istituzioni come un sopruso. Repressione? Per me ogni dissenso pacifico è legittimo, anzi benvenuto, in questi anni io ho avuto innumerevoli confronti verbali con gli avversari, anche accesi, mai trascesi però in offese o peggio. E allora mi appello rispettosamente all’autorità giudiziaria: non attenda che ci scappi il morto prima di agire».

Meno impetuosa, e altrettanto tenace, è Manuela Lanzarin, l’assessore alla Sanità. Immancabile partner del governatore nei briefing in diretta da Marghera, i leoni da tastiera non le hanno certo lesinato ingiurie e parole minatorie.

L’arringa del commissario Stefani

«Non mi faccio condizionare, non cambio le mie abitudini, mi comporto come sempre», fa sapere «ma questo clima avvelenato non aiuta. Il momento difficile dovrebbe indurre tutti a maggiore coesione e senso di responsabilità, purtroppo gli atteggiamenti incivili incrinano la solidarietà sociale».

Chi non sottovaluta il fenomeno è il giovane commissario della Lega, il deputato-avvocato Alberto Stefani: «Nelle piattaforme digitali circola troppo spesso un flusso di odio disgustoso e pericoloso, ledere la reputazione altrui diffondendo falsità incontrollate o, peggio, rivolgere minacce e incitare ad atti violenti, equivale a compiere fattispecie delittuose che vanno perseguite e sanzionate senza esitazioni».

Il messaggio del ligure Toti

Numerosi i messaggi di sostegno rivolti a Zaia, in primis da parte dei colleghi governatori impegnati, da un anno e mezzo a questa parte, nel contrasto quotidiano alla pandemia: «Vicinanza e solidarietà al collega e amico Luca, questa escalation di violenza non può andare avanti e va condannata fermamente», scrive il presidente della Liguria Giovanni Toti, cofondatore del movimento Coraggio Italia con il sindaco di Venezia Luigi Brugnaro: «Questo clima di odio non fa bene al Paese, non ci aiuta a superare un momento così difficile e a tornare finalmente alla normalità. La lotta al Covid non è ancora finita, occorre rimanere uniti per sconfiggere questo nostro nemico comune, il virus»

Appello gandhiano da San Martino

È tutto? Non proprio, perché, nella generale letargìa che in questa fase caratterizza gli eletti della Lega (dal Parlamento al consiglio del Veneto) spicca la sortita volonterosa di un gruppetto di iscritti di San Martino di Lupari, nell’Alta Padovana.

«Alla luce del clima minaccioso, proponiamo a tutti i militanti del nostro partito @Lega Salvini Premier di partecipare ad un servizio di vigilanza volontaria, disarmata ma attiva a tutela del nostro presidente Zaia», è il post comparso su Facebook a firma di Luca De Santi, Matteo Scandolara e Fabio Orsenigo. Un cordone di sicurezza gandhiano, par di capire. Basterà a dissuadere gli avvelenatori della rete?

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