Contenuto riservato agli abbonati

In bermuda e felpa sul ghiacciaio, l’allarme: «Così si rischia di morire». Allerta nel Bellunese

L’avvertimento del Soccorso alpino aostano ripreso anche sulle Dolomiti: «Troppa imprudenza, insidie dietro l’angolo»

BELLUNO. Si può andare in quota e rischiare di morire? Sì, anche se non si cade dalla parete verticale. A lanciare l’allarme è il soccorso alpino aostano, ma anche sulle Dolomiti il pericolo è incombente: «È successo, poco più di un mese fa, quassù sul ghiacciaio della Marmolada. Una giovane escursionista di nazionalità rumena è caduta con un compagno in un crepaccio per oltre 30 metri. Lei è morta», racconta Carlo Budel, che gestisce Capanna Penia sulla vetta, «lui si è salvato. Non erano legati».

L’allarme in rete

Venerdì il Soccorso alpino valdostano ha lanciato un severo monito: si rischia di morire se si cade sul ghiacciaio, soprattutto nei crepacci, senza scarponi, ramponi, casco e corda. E ha diffuso la foto di un escursionista sulla via normale del Breithorn, nel massiccio del Monte Rosa, a quota 4. 000 metri. Procedeva da solo, in una zona, senza abbigliamento tecnico adeguato. “In caso di caduta in crepaccio”, il monito del direttore del Cnsas valdostano, Paolo Comune, “questa persona ha pochissime possibilità di sopravvivenza”. “La montagna è un luogo straordinario ma non è un parco cittadino o una spiaggia di sabbia”, ha ripreso il Soccorso alpino nazionale. “Il primo modo per rispettarla è viverla con prudenza, ben attrezzati e consapevoli dei propri limiti senza aver paura di saper rinunciare. Solo tramite una corretta e costante sensibilizzazione a 360°, partendo anche dai più piccoli, riusciremo a far diminuire le migliaia di incidenti che ogni anno avvengono sulle nostre montagne”.

Troppa improvvisazione

«Tutto vero quello che dicono da Aosta», conferma dalle Dolomiti Leo De Nes, storica guida alpina. «Oltre alle conseguenze dovute alla caduta e allo sfregamento contro il ghiaccio, la permanenza nel crepaccio, con equipaggiamento leggero, non consente la necessaria protezione dal freddo e dall’ipotermia che può verificarsi in tempi brevi». Ma attenzione – avverte De Nes –, i pericoli ci sono anche qui, sulle Dolomiti senza ghiacciai, a parte la Marmolada. «Continuo a vedere escursionisti in ferrata con le scarpe da tennis. Calzature che vengono normalmente utilizzate, per fortuna da pochi (sempre troppi comunque), anche lungo i sentieri, compresi quelli esposti, dove basta la più banale scivolata, per volare all’altro mondo».

Alex Barattin, delegato provinciale del Cnsas di Belluno, conferma che quest’anno, seppur in presenza di un minore afflusso di escursionisti, gli incidenti sono aumentati tra il 15 ed il 18%. L’anno scorso sono state soccorse in Veneto 1.086 persone con 1.054 interventi, che in numero assoluto erano aumentati del 16% rispetto agli eventi del 2019. «C’è un tasso maggiore di imprudenza», ammette Barattin, «soprattutto perché non si tiene in debita considerazione la variabilità del tempo».

Agli oltre 3300 metri di Capanna Penia, sopra il ghiacciaio, capita di accogliere “arrampicatori” improvvisati saliti col maltempo – racconta Budel – e di non riuscire a trattenere coloro che comunque vogliono scendere anche se piove o c’è nuvolo. «L’incoscienza, o meglio l’inconsapevolezza alberga soprattutto negli stranieri dell’est. La coppia di rumeni finita dentro il crepaccio, seppur senza legarsi, ha voluto scendere per il ghiacciaio anziché per la più sicura ferrata».

Sempre più spesso capita che qualcuno affronti l’alta montagna come se andasse a fare una passeggiata in centro città con scarpe da ginnastica, pantaloncino corto e felpa. Basta osservare al mattino le code che si formano davanti all’ingresso della ferrovia del Sass Pordoi. I più turistici salgono per compiere la traversata fino al rifugio Boe. Bellissima, ma a rischio se nello zaino non si porta l’abbigliamento necessario per la pioggia, magari anche la tempesta e il freddo del pomeriggio. È invitante la discesa, al ritorno, lungo il ghiaione. Ma farla con le scarpe da ginnastica è da incoscienti. «La prudenza dev’essere massima, anche lungo i percorsi che potrebbero sembrare i più banali», avverte Barattin.

Poi è anche vero che la montagna seleziona da sola. «Li voglio vedere quelli in bermuda e scarpe da ginnastica arrampicarsi fino ai 3 mila metri del Civetta», sospira Venturino De Bona del rifugio Torrani, mentre imperversa il temporale. «Quassù si sale solo se si ha la capacità e la forza di arrampicare»

Pericolo bike

«La mountain bike e l’e-bike», segnala De Nes, «sembrano rappresentare quest’anno la nuova frontiera dell’emergenza, non tanto in salita, ma in discesa: anche solo perché non si sa frenare». In tanti salgono ad alta quota con la due ruote, anche quelli che hanno poca esperienza. E i risultati sono sotto gli occhi di tutti.

Video del giorno

Turchia, la furia del minatore non pagato: sale sull'escavatore e distrugge i camion

Timballo di alici

Casa di Vita
La guida allo shopping del Gruppo Gedi