Il matematico del Cnr: «Raggiungiamo in questi giorni in Veneto il picco dei contagi. Poi scenderanno»

Sebastiani, matematico del Cnr, ha analizzato l’andamento dei dati. Però avverte: «Contano i comportamenti, è facile tornare indietro»

VENEZIA. La curva del contagio, in Veneto, si indirizza verso il picco dell’ondata in corso. Lo spiega Giovanni Sebastiani, matematico del Cnr, che ritiene che tra domani e dopodomani si raggiungerà l’acme. Poi le cifre dovrebbero tornare a scendere, ma sono troppe le variabili in gioco e le recenti esperienze di Danimarca e Olanda insegnano che la curva può frenare la discesa. Per questo l’imperativo rimane sempre lo stesso: non abbassare la guardia.

Professore, qual è la situazione del contagio in Veneto?

«Dopo l’iniziale fase di crescita esponenziale per quattro settimane, negli ultimi 6-7 giorni stiamo assistendo a una frenata dei contagi. Frenata che possiamo apprezzare a livello nazionale, ma anche in alcune regioni, tra cui il Veneto. È di preludio al raggiungimento di un nuovo picco, tra domani e dopodomani (o pochi giorni fa, con i dati dei prossimi giorni la localizzazione sarà precisa). Le province si comportano in maniera differente e anche per questo è importante fare attenzione».

Quali sono queste differenze tra province?

«Venezia e Verona stanno raggiungendo il picco proprio ora. È incerta la situazione di Padova, Treviso e Vicenza: la crescita del contagio stava frenando, ma la frenata a sua volta si sta affievolendo un po’. Simile, ma peggiore, la condizione di Rovigo, dove negli ultimi due giorni si è registrata un’impennata dei casi. Infine Belluno, che cresce linearmente da quattro settimane».

Dopo il picco, la curva scenderà?

«In linea teorica, sì, ma non necessariamente. In passato il Regno Unito, ora la Danimarca e l’Olanda ci mostrano che, dopo il raggiungimento del limite massimo, la discesa può frenare o la curva può persino tornare a salire. Per questo è importante non allentare le misure di sicurezza».

A cosa è dovuta questa frenata?

«Ci possono essere diverse spiegazioni. L’esaurimento degli effetti degli assembramenti per festeggiare gli Europei. Roma, epicentro della festa, dopo i canonici 14 giorni, ha raggiunto il picco il 26 luglio. Poi tante persone, impaurite, hanno ricominciato ad essere caute, ad esempio indossando la mascherina anche all’aperto».

Come stanno andando ricoveri in area medica e in Rianimazione?

«Quelli in terapia intensiva continuano a crescere linearmente e questo apre a una terza spiegazione. Non escludo che ci stiano sfuggendo molte infezioni, visto che i positivi oggi sono soprattutto giovani asintomatici. Questo spiegherebbe proprio il continuo aumento degli accessi in ospedale. Se questa ipotesi non è corretta, è invece lecito attendersi tra qualche settimana anche un calo dei ricoveri nei reparti intensivi e non».

Quali sono le variabili che determineranno l’andamento della curva del contagio, dopo il picco?

«Gli eventuali assembramenti, come quelli creatisi per i festeggiamenti della vittoria agli Europei. La riapertura delle discoteche già questa estate, cosa che mi auguro non avverrà. Il modo in cui gli italiani trascorreranno le vacanze ad agosto. E poi, a settembre, la riapertura delle scuole: secondo me sarà il test più importante e rischioso. Chi pensa che sia finita, sbaglia. Anche perché la situazione è molto eterogenea e instabile, ci sono alcune province la cui curva del contagio è in crescita esponenziale».

Qual è la soluzione per uscirne, secondo lei?

«Vaccinare a tappeto i ragazzi, soprattutto in vista dell’avvio del nuovo anno scolastico. Ora siamo in una situazione favorevole, ma non sarà più così tra un paio di mesi, con l’inizio dell’autunno e l’incognita delle scuole».

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