Contenuto riservato agli abbonati

Erica Cipressa, ma quale raccomandata… La via segnata della scherma

Bronzo nel fioretto a squadre dopo la convocazione come riserva con le polemiche legate al padre Andrea, suo allenatore. Dalla prima gara al liceo Berto all’amore per Jean-Philippe

VENEZIA. Ci sono casi in cui la scelta di una disciplina è strada tracciata, come se i rudimenti li apprendessi già in culla. Erica Cipressa, bronzo nella prova a squadre di fioretto a Tokyo (con Volpi, Errigo e Batini, compagna del trevigiano Matteo Tagliariol, oro olimpico a Pechino 2008 nella spada), non poteva che imboccare la via della scherma.

Papà Andrea, olimpionico a squadre a Los Angeles ’84, è stato il primo maestro ed è oggi suo commissario tecnico. A distanza di 37 anni, ecco la sensazione unica di vedere la figlia competere all’Olimpiade. E, soprattutto, di apprezzarla con una medaglia al collo, dopo le insensate polemiche all'ufficialità della convocazione (da riserva).

Polemiche dettate dal fatto che Erica fosse stata preferita a Palumbo o Mancini: persino un’interrogazione parlamentare del pentastellato Dessì. Ma la figlia d’arte risponde alle critiche come meglio non potrebbe: gettata nella mischia nel settimo assalto, stampa un perentorio 5-1, mettendo in saccoccia l’unico podio del fioretto rosa.

«Ci sono preconcetti, cioè che papà mi possa avvantaggiare. Ma non lo ha mai fatto, anzi», rimarca “Cippa”. Che poi sul cittì Andrea aggiunge: «Mi ha abbracciata, dicendomi: “Sei stata molto brava”. Il rapporto padre-figlia, in questo ambiente, non è facile: volevo dimostrare in primis a lui che merito il posto in squadra. L’assalto? Entrare a freddo non è semplice, ho mantenuto alte grinta e concentrazione. Le compagne mi hanno garantito un vantaggio ampio, questo mi ha dato serenità. E poi: a casa il clima olimpico l’ho sempre percepito, arrivare qui da atleta è stato un sogno».

Eloquente il padre in un post sui social: «Sono molto orgoglioso di Erica. Come devono fare i campioni, ha risposto alle critiche con i risultati».

NEL NOME DEL PADRE

Ma ora è il momento di riavvolgere il nastro. Come iniziò tutto? «Papà mi spinse, ma poi è diventata la mia passione», raccontava Erica dopo i primi risultati di rilievo, come il titolo europeo Under 20 nel 2016, «Insegnava a Scherma Mogliano, fu il mio primo maestro. Cominciai a cinque anni e mezzo, ho tirato sempre lì. Inizialmente era solo gioco e divertimento».

Erica, radici veneziane ma moglianese da sempre, prende confidenza con il fioretto nella società creata da papà Andrea e Titta Coletti. E lì diventa campionessa, si fa largo nelle categorie giovanili e a livello assoluto, si merita la convocazione a Tokyo.

La prima garetta è alla palestra del liceo Berto: Esordienti, percorso di psicomotricità a tempo e assalti con il fioretto di plastica. «Partecipai con Beatrice, la mia migliore amica. Ero molto veloce, vincevo tutto», ha rivelato Cipressa dei suoi esordi.

Fino alle medie, un inno alla polivalenza: praticava pure atletica e sci, si dedicava alla velocità (200 e 80 metri) e saliva sul podio alle campestri.

La svolta arriva a 14 anni: «Era il 2010, Tricolori Allievi», ha precisato in un’intervista, «Saltavo allenamenti per via dell’atletica, la maestra Federica Berton temeva mi infortunassi sugli sci. E se non avessi vinto quella volta, credo mi avrebbe ammazzata. Centrai l’oro e in settembre venni convocata per un collegiale con la Nazionale Under 20».

LA SECONDA MAMMA

Oltre a papà Andrea e mamma Gabriella (il fratello Marco invece è batterista e chitarrista), figura imprescindibile è la maestra Federica Berton, che Erica ha sempre considerato quasi una «seconda mamma».

Un rapporto particolare, una chimica speciale. Ed è noto come alla base dei successi di uno schermidore ci sia sempre il maestro. Suo papà le ha affidato la figlia in terza elementare, perché si sentisse “libera” di crescere con le proprie gambe. Da quel momento, il binomio Cipressa-Berton non ha conosciuto pause, culminando nella ribalta a cinque cerchi. Un caso più unico che raro nella scherma. Staff sempre identico, compreso il preparatore Marco Fallerini.

«Motivo d’orgoglio poterla seguire da sempre», rimarca la maestra Berton, «Spesso un atleta, quando approda a un certo livello, tende a spostarsi. Nel caso del fioretto, magari in centri più attrezzati come Frascati o Jesi». Segni particolari? La maestra la descrive così: «Testarda e caparbia, sempre animata da grande determinazione».

UN MOROSO IN PEDANA

Una vita di stoccate e affondi, pure il moroso è in pedana: Jean-Philippe Patrice, nazionale francese di sciabola. Un rapporto duraturo, alimentato da Europei e Mondiali. Una liaison narrata dai social: Erica ama Instagram, conta 8 mila follower e nella “story” sulla cerimonia inaugurale, con l’inno a squarciagola, esternava l’emozione più bella. Erica, cresciuta con il mito di Vezzali ed Di Francisca, che realizza il sogno di tutti: l’Olimpiade.

***

LA SCHEDA 

Cresciuta a Mogliano è allenata da Berton

Erica Cipressa è nata a Mirano il 18 maggio 1996 e, fin da piccola, risiede a Mogliano. Nazionale di fioretto, è tesserata con Fiamme Oro e Scherma Mogliano. Allenata da Federica Berton, suo padre Andrea (oro a Los Angeles, ora vive a Castelfranco) è commissario tecnico azzurro di fioretto. I Giochi di Tokyo sono coincisi con la prima convocazione a cinque cerchi. Da Under 20 ha infilato argento iridato e oro europeo. Il migliore risultato individuale l’ha centrato in CoppaMondo ad Algeri 2018: argento, dopo aver piegato in semifinale Deriglazova. Alle Universiadi 2019 di Napoli, s’è presa un doppio oro fra individuale e gara a squadre

Video del giorno

Turchia, la furia del minatore non pagato: sale sull'escavatore e distrugge i camion

Timballo di alici

Casa di Vita
La guida allo shopping del Gruppo Gedi