Omicidio sul Piave: il ritratto di Elisa, donna sensibile dal talento speciale che voleva cambiare vita

Elisa, aveva studiato da estetista, si era anche iscritta al liceo e aveva subito trovato lavoro da Bennet. Poi aveva iniziato a lavorare al bar di famiglia. Ma da un po’ aveva rimesso in discussione la sua vita e aveva deciso di dedicarsi a quello che sentiva più suo: voleva aiutare le persone

PIEVE SOLIGO. Sensibile, fin troppo, con un grande desiderio di aiutare gli altri e lasciare un segno in questo mondo.

Un desiderio di cui aveva preso coscienza durante il lockdown mentre il bar di famiglia era chiuso, quando la sua vita, come quella di tutti, era stata scombussolata dalla pandemia. Sara Campeol, 35 anni, aveva una passione per il trucco e per l’estetica che si portava dietro da quando era ragazza, così come quella per la natura, il ballo e le camminate che le servivano per scaricare i nervi e entrare in contatto con se stessa.

Elisa, che ieri mattina ha fatto colazione con mamma Mirca, la sua migliore amica, si è infilata pantaloncini corti e maglietta, ha preso lo zainetto, poi ha salutato dicendo che andava a camminare.

Normale, per i genitori, faceva spesso così. Il giorno prima era stata a prendere il sole a Falzè, dove c’è una bella spiaggetta. Ieri, però, aveva deciso di andare in un altro suo luogo del cuore, l’Isola dei Morti, dove di solito portava il suo fido, Pascal, a correre libero. Ma lui tirava molto il guinzaglio, per questo forse ieri l'aveva lasciato a casa, per starsene un po’ tranquilla.

Studio e lavoro

A Pieve di Soligo – in via Pati, defilata dal centro – ci sono una manciata di case e un piccolo bar, che porta il suo nome, Eli’s. Ieri era desolatamente chiuso. Il padre andava su e giù, la mamma e la sorella erano in casa, incapaci di rendersi conto della tragedia.

Elisa, aveva studiato da estetista, si era anche iscritta al liceo e aveva subito trovato lavoro da Bennet. Poi aveva iniziato a lavorare al bar di famiglia. Ma da un po’ aveva rimesso in discussione la sua vita e aveva deciso di dedicarsi a quello che sentiva più suo: voleva aiutare le persone, mettere a frutto i suoi doni e la sua particolare capacità di “sentire” gli altri. Per questo voleva frequentare i corsi del Centro di guarigione e formazione olistica di Asiago, come raccontano i famigliari.

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E sempre per questo da un po’ non stava più molto al bar, ma passava le giornate a leggere, studiare, informarsi e capire come tradurre in un lavoro questo suo desiderio. Nessun fidanzato, almeno non in questo momento, né un amico speciale che frequentasse più degli altri. Non era questo che voleva adesso. Ragazzi ne aveva avuti in passato, ma ora stava bene così.

Non andava molto per locali, era piuttosto solitaria. Tanto che la sorella ogni tanto la spingeva a uscire per stare in compagnia. Da poco si era iscritta a un corso di reggaeton a Villorba, perché tra le sue passioni, c’era quella del ballo. Aveva provato moltissime specialità pur di muoversi. La pandemia l’aveva fatta un po’ chiudere in se stessa, passava molto tempo in casa, tanto che il papà era contento adesso che si poteva tornare alla normalità, che avesse voglia di uscire, di andare a passeggiare, come ieri mattina. Pane e marmellata, perché era golosa, poi due chiacchiere con la mamma sulla biancheria: «La mia l’ho già messa via, c’è solo la tua», un normale scambio di battute in una giornata afosa.

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Aveva salutato, era uscita ed era montata sulla sua Fiat 500 color menta. Normale per la famiglia, sapevano dove andava, aveva due-tre mete preferite. Se voleva prendere il sole come il giorno prima di solito andava vicino, a Flzè, dove c’è una spiaggetta ideale per chi vuole starsene tranquillo ad abbronzarsi. Se voleva fare sport e camminare, andava all’Isola dei Morti a Moriago. Dove ieri è andata da sola. La mamma non si dà pace. «Doveva portare Pascal, il cagnolino, con lei: me lo sentivo, lui l’avrebbe difesa, avrebbe abbaiato, ringhiato».

lo shock

I genitori e la sorella non sanno cosa dire, non sanno spiegarsi come sia potuto accadere, sono sotto shock. In casa, attendevano notizie dai carabinieri. All’omicida non riescono a pensare, hanno solo la loro figlia negli occhi. Quella ragazza tanto sensibile, con dei “talenti” speciali, a volte troppo buona per il mondo. «Era sensibile», racconta la sorella, «fin troppo. Quando qualcuno la feriva, lei ci rimaneva malissimo, qualcosa si spezzava ogni volta».

Un grande feeling con la mamma, che la adorava. E mentre non riesce a capacitarsi nell’incubo in cui è piombata, vuole che tutti ricordino il suo sorriso che illuminava una stanza, la sua bontà verso le persone, quei suoi doni particolari. «Sentiva le persone, riusciva a percepire le loro vibrazioni, sognava i nostri parenti e chi non c’è più. Sin da piccola, lei era così». Sfoglia le foto della figlia bambina, che per lei era unica, in tutti i sensi. —

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