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Camon e il suicidio di Matteo. Quel favore complice di un ragazzo che doveva restare

Lo scrittore analizza cosa c’è stato dietro la morte di un diciottenne: chi da un sito che parla di suicidi lo ha incoraggiato a continuare nel suo progetto di togliersi la vita. Ma anche chi quel sito lo tollera

È morto un ragazzo per suicidio, aveva diciott’anni, ci riguarda. La nostra società ha sbagliato molto con lui. Tutto. La notizia vien data con la sua foto, come se fosse una spiegazione. Ma era bellissimo.

Si chiamava Matteo Cecconi, uno così bello e così giovane non può voler morire, se vuole morire c’è qualcosa che non va, in noi o in lui. O in tutt’e due.

La sua è una morte “pubblica”, ha scelto di morire collegandosi in chat con gli iscritti di un sito che ha proprio questo scopo: accompagnare nell’estremo addio coloro che vogliono andarsene.

Che stia qui la spiegazione del gesto? Nella speranza di capirlo, cerchiamo di osservarlo da vicino, facendo però una premessa: ogni suicidio ha un’abbondante dose d’incomprensibilità, d’inspiegabilità, colui stesso che si suicida se tornasse fra noi non riuscirebbe a farci capire pienamente cos’ha fatto e perché. Dunque ha fatto qualcosa di estremo che non sa cos’è.

Il sito col quale questo ragazzo di 18 anni di Bassano era collegato si chiama “Forum di discussione a favore del suicidio” e raduna 17mila iscritti. Tanti, troppi.

Che frequentino questo forum è già di per sé un incentivo a dare l’addio alla vita, a staccarsi dal nostro mondo, a cercare un posto migliore. Lui quella mattina si connette e manda il primo messaggio: “Ho preso il veleno, morirò fra poco”.

La prima a rispondergli è una ragazza, una coetanea, che gli dice: “Fai un buon viaggio”. Che l’addio alla vita parta da questo botta e risposta è determinante, è una spinta inarrestabile, perché lui dice: “Parto per l’ultimo viaggio” e lei gli risponde: “Vai, è un bel viaggio”, quindi lui passa dalla bruttezza alla bellezza, ci guadagna. Non è una morte, è la negazione della morte.

La morte è la perdita di tutto, ma questo ragazzo trova tutto, e prima di tutto trova lei, che se lui non si stesse uccidendo non gli si metterebbe a fianco. È una morte poetica e letteraria, infatti i due citano Pavese, ma non sanno che Pavese, un attimo prima di uccidersi, ha telefonato alla sua donna, che non lo voleva, le ha chiesto se potevano vedersi, e lei gli ha risposto di no, “Perché?”, “Perché sei un musone”.

Pavese è morto perché non aveva una ragazza, questo bel ragazzo di Bassano morendo parla affettuosamente con una ragazza.

Questa morte è un richiamo. Sono pronti al suicidio, questi 17mila ragazzi del forum, ma vorrebbero vivere e non riescono. Amano una vita che non si lascia amare.

Fai buon viaggio, Matteo, ma dovevi restare. E quanto ai 17mila tuoi coetanei che ti vedono, ti parlano, ti salutano e ti spingono ad andare, io chiuderei il loro forum subito, con un gesto d’imperio.

E sentirei di non fare un gesto illiberale, che proibisce la discussione, perché la loro è una discussione “in favore” del suicidio, e quel “favore” la rende partecipe e complice.

La spinta della massa su un ragazzo che s’affaccia sull’abisso è irresistibile, lo fa precipitare. Lui è morto, ma quei 17 mila non sono innocenti.

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