Scuole venete, ecco il piano della Regione: superiori in presenza al 70% con doppi turni per i bus

La vicepresidente Elisa De Berti presenta  la proposta per i trasporti che scatta lunedì 26. I poteri nelle mani dei prefetti: nodi critici gli atenei di Padova e Venezia 

VENEZIA. Ce la faranno gli studenti a recuperare la preparazione in questi ultimi 40 giorni di scuola in presenza, dopo sette mesi di didattica stop ad go? Il ritorno in classe alle superiori, almeno al 70%, è la sfida lanciata dal ministro Patrizio Bianchi e sostenuta dal premier Mario Draghi come priorità assoluta, per assolvere al dovere fondamentale dello Stato: garantire l’istruzione alle nuove generazione e scongiurare di allargare il gap con i Paesi che le scuole non le hanno mai chiuse.

Il braccio di ferro di queste ore tra Governo e Regioni è solo l’ultimo capitolo del caos delle competenze in materia di pandemia: il ministro dell’Istruzione ha proposto il ritorno in classe al 100% e i presidenti delle regioni, Fedriga e Zaia in testa, hanno replicato che non si può andare oltre il 60% perché mancano gli autobus: non si trovano sul mercato. In Germania la Merkel per mettere fine alle diatribe ha tolto autonomia ai lander in materia di Covid. La realtà è un po’ diversa e il Veneto lunedì si prepara a riaprire con le superiori al 70-75% a macchia di leopardo.

Vicepresidente Elisa De Berti, a che punto siamo con il piano trasporti per il ritorno in classe?

«Stiamo facendo i salti mortali per garantire i servizi agli studenti, nel rispetto delle procedure antiCovid. La Regione ha un ruolo di coordinamento perché gran parte delle competenze sono trasferite ai Prefetti, che hanno i poteri di organizzare dei tavoli provinciali con i dirigenti scolastici e le aziende di trasporto. C’è un nodo da sciogliere: nel 70% sono comprese anche le attività di laboratorio e i disabili oppure no? I Prefetti dovranno dare una risposta».

Cosa esce di concreto da questi confronti?

«Il Veneto presenta problematiche diverse. A Belluno manca persino il Prefetto e il presidente della Provincia, Roberto Padrin, ha chiesto lumi su chi coordina il tavolo ma il supporto organizzativo può arrivare solo dal ministero degli Interni. Credo ce la faranno da soli. Certo, i tempi sono sempre molto stretti perché il Dpcm non è ancora stato pubblicato e quindi dovremo fare i miracoli in 48-72 ore».

E nelle altre province a che punto siamo?

«Questa mattina ho partecipato a un incontro da remoto con il prefetto di Verona e debbo dire che la soluzione prospettata è molto interessante: con il provveditore si è deciso di garantire l’ingresso in classe in due fasce orarie, alle 8 e alle 9,30. In questa maniera i bus potranno viaggiare in sicurezza al 50% della capienza con i doppi turni e la presenza in classe sarà certamente del 70%, forse al 75%. La stessa misura è stata adottata nel distretto di Dolo- Mirano: certo bisognerà valutare l’impatto sul traffico e poi capire se conviene perdere due ore di scuola effettive al giorno rispetto alle 5-6 garantite con la didattica a distanza. Mi pare che i ragazzi abbiano certamente un grande desiderio di tornare al ritmo normale ma gli ostacoli ci sono».

Verona e Dolo si sperimenta il doppio orario di ingresso ma nelle altre città come si procede?

«Il Veneto ha creato i presupposti per garantire il 75% passo dopo passo: si parte con il 50% e si sale al top dov’è possibile. Mi dicono che le aziende di trasporto a Belluno, Vicenza e Rovigo si sono impegnate fino al 75% mentre Treviso, Mestre, Padova e Verona faticano a coprire il 70% del ritorno in classe».

Alla fine però si va ben oltre il 60% o no?

«Queste sono simulazioni a tavolino: tanti studenti iscritti, tanti bus sulle strade con capienza al 50%. I conti veri li faremo lunedì e invito alla massina cautela».

Quali sono i punti deboli?

«I treni. Sul fronte Sistemi territoriali non ho problemi, con Trenitalia invece ci sono difficoltà. Questi numeri fanno riflettere: nel periodo preCovid il trasporto regionale portava 173 mila passeggeri al giorno, di cui 86.500 studenti. Gli universitari che si spostano sull’asse Verona-Vicenza-Padova e poi da Treviso a Venezia sono 30 mila al giorno, tutti nella fascia 6.30 alle 8.30. In questi giorni abbiamo chiesto a Trenitalia di aumentare le corse nelle ore di punta ma non le possiamo raddoppiare: mancano le carrozze. Ci vogliono anni per costruirle. E la capienza al 50% è un vincolo inderogabile o il treno non parte».

Insomma, gli autobus si possono trovare con gli accordi con i privati mentre i treni non si moltiplicano, questo è un gap strutturale. Quindi lunedì cosa si aspetta?

«Spero che i lavoratori e gli studenti pendolari abbiano la consapevolezza che il Veneto ha fatto tutto il possibile per garantire un servizio efficiente: i primi giorni ci sarà da ballare, poi appena la domanda si sarà stabilizzata andremo a regime. Certo, l’afflusso verso le università di Padova, Venezia e in parte anche Verona Porta Vescovo avrà un impatto rilevante. Spero di non essere travolta dalle critiche perché ho fatto tutto il possibile» —
 

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