Febbre, mal di pancia, stanchezza per giorni: come sono cambiati i sintomi del Covid in questa terza ondata

L'insorgere delle varianti, in particolare modo di quella inglese, ha modificato anche il quadro clinico. Ora prevalgono anche spossatezza, mal di testa, nausea

VENEZIA. Chi si ammala di Covid a quali sintomi va incontro? Il ministero della Salute ne elenca diversi: febbre, tosse, mal di gola, debolezza, affaticamento, cefalea, brividi, vomito, diarrea e dolori muscolari.

E’ noto che nei casi più gravi insorgono difficoltà respiratorie e fiato corto, oppressione o dolore al petto, che possono essere il segnale di una polmonite. Fin dai primi giorni dallo scoppio della pandemia, lo scorso anno, si era parlato anche di perdita di gusto e olfatto.

Un paziente Covid non deve per forza manifestare questi sintomi. Anche perchè da un anno a questa parte l’insorgere delle varianti, soprattutto quella inglese, ha modificato in parte il ventaglio dei sintomi.

Rispetto alla scorsa primavera chi si ammala ha spesso febbre e stanchezza: quest’ultima, inoltre, tende a manifestarsi per diversi giorni.

Tuttavia, al di là del fatto che la variante inglese ha colpito anche la popolazione più giovane, al contrario di quanto successo con la prima ondata, la tipologia dei sintomi non è mutata in maniera sensibile.

Restiamo ai giovani: presentano sintomi simil-influenzali e sono pochi quelli che si ammalano di polmonite. Insomma, lo scorso anno chi era contagiato dal virus lamentava per lo più tosse, febbre e difficoltà nel respirare, mentre in questa seconda fase della pandemia si fa strada una sensazione generale di spossatezza, mal di testa, nausea e, più raramente, diarrea. Meno frequente risulta essere, poi, la momentanea perdita di gusto e olfatto.

Fra i sintomi che, al contrario, si manifestano con maggior frequenza rispetto a qualche mese fa vanno segnalati i dolori addominali e gastrointestinali. Nel 75% dei casi, tuttavia - secondo l’Istituto di ricerche farmacologiche Mario Negri - l'infezione produce sintomi lievi.

Essere completamente asintomatici è possibile ma meno frequente. Secondo gli ultimi dati riportati dall’Istituto superiore di sanità gli asintomatici sono in media il 56% dei positivi (questi dati però non distinguono tra asintomatici e presintomatici, ovvero coloro che non mostrano sintomi al momento della diagnosi ma possono svilupparli in seguito).

Il tempo di guarigione dipende molto da quanto gravemente ci si ammala. Nelle persone che manifestano sintomi lievi, occorrono in media due settimane per riprendersi, più o meno come una brutta influenza. La febbre scompare in meno di una settimana, ma la tosse potrebbe persistere. Quando la gravità del quadro clinico richiede un ricovero in ospedale - in caso di decorso favorevole - il tempo di guarigione varia in media dalle due alle otto settimane. Ancora più lungo è il decorso di chi ha bisogno di un trattamento in terapia intensiva con sedazione e ventilazione meccanica.

(articolo dal Messaggero Veneto) 

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