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Il CAI Veneto si prepara all'offensiva d'estate: «Troppa gente nei rifugi alpini. Multare i furbetti del parcheggio»

Il presidente Frigo lancia un appello ai sindaci bellunesi. «Posti limitati e a pagamento ai piedi dei sentieri, le scene della scorsa estate non devono più vedersi, basta spettacoli da baraccone»

BELLUNO. Fra due mesi, probabilmente anche prima, aprirà la stagione dell’escursionismo in quota, con la riapertura dei rifugi alpini. Il Club alpino italiano è preoccupato: non vuole che si ripeta l’esperienza dell’estate scorsa, con code in salita, soprattutto in discesa, come quella che ha fatto il giro del web dal gruppo del Sella.

«Chiediamo fin da subito il numero chiuso», lancia l’appello Renato Frigo, presidente regionale del Cai.

«Lo imporranno le misure anticovid ai rifugi, con le linee guida che non saranno meno severe di quelle della scorsa estate. Dobbiamo ottenere dalle autorità di competenza che sia rispettato il numero chiuso sui parcheggi di accesso dei sentieri. Con vigilanza puntuale e sanzioni severe. Chi non trova posto deve cambiare zona».

Frigo ha in mente un sito: il parcheggio al passo Tre Croci per il lago di Sorapis e il rifugio Vandelli. «Esauriti i posti disponibili, magari da concordare con i rifugisti, si vieti la sosta dell’auto nelle vicinanze. E sanzioni per chi fa il furbo».

Altro esempio: la strada verso le Tre Cime si blocca alla porta d’ingresso quando i parcheggi in sosta non hanno più disponibilità. Un esempio virtuoso, anche se il Cai non stravede per l’eccessivo numero di accessi proprio ai piedi delle Tre Cime.

I rifugi del Cai sono 32 in provincia di Belluno, quasi raddoppiano con quelli privati, magari piazzati a quote più basse. Ogni struttura ha un parcheggio di accesso, che sia a piedi o con gli impianti.

«Bene, chiediamo ai sindaci che i punti di partenze degli itinerari più frequentati abbiano un limite di posti auto. La vigilanza non è impossibile. Si può far pagare, seppur in misura minima, il parcheggio, quanto basta per pagare la persona che fa da “sentinella”. In questo modo», spiega il dirigente del Cai, «si creano anche posti di lavoro».

La proposta farà discutere. Eccome. Tanto più se consideriamo la sua estensione: «Il numero chiuso, in un’estate di massima frequentazione come sarà la prossima, s’impone anche lungo i passi dolomitici, le strade che portano ai laghi o ad altri siti d’interesse. Non è possibile», sostiene il presidente del Cai, «che si ripetano spettacoli da baraccone come quelli verificatisi l’anno scorso al passo Giau, al Falzarego e intorno al Sella. Va fatto salire un determinato numero di automezzi, gli altri vanno bloccati a valle. Oppure si intervenga delimitando le aree di sosta in quota e sanzionando coloro che non le rispettano».

Quanto ai rifugi, le presenze sono decisamente troppe: nel 2019 sono state 540 mila, l’estate scorsa il 24,2% in meno, ma la media delle presenze turistiche in Veneto, sempre l’estate scorsa, ha registrato un ridimensionamento del 62%.

«Nonostante queste contrazioni, i rifugi, dovendo rispettare le misure anticovid, sono “scoppiati”. Non hanno l’acqua, la corrente, i servizi dimensionati a un sovranumero di escursionisti. Quindi, bisognerà necessariamente far ricorso a dei limiti. E sia chiaro», tiene a precisare Frigo, «che mai un rifugio del Cai si trasformerà in alberghetto. Mai in un ristorante dove apprezzare il pesce fresco». I rifugi hanno già una vita media di 50, forse 60 anni ed hanno quindi necessità di una riqualificazione. Il Cai ci sta pensando. Un primo intervento? Via i cameroni del passato, quindi nuovi impegni di investimento. Ormai per il prossimo anno. —

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