Il capo dell'Antimafia, Storoni: cosi la criminalità sta sfruttando la crisi Covid in Veneto

Audizione in consiglio regionale: "In una situazione di economia stagnante, come quella attuale, la criminalità organizzata si presenta sempre più come un circuito finanziario parallelo, che garantisce agli imprenditori in difficoltà denaro senza pretendere particolari garanzie"

VENEZIA. La Quarta commissione consiliare, competente in materia di promozione della legalità, ha ospitato in audizione il Colonnello Paolo Storoni, Capo del Centro DIA del Triveneto, la prof.ssa Nicoletta Parisi, dell’Università Cattolica di Milano, e il prof. Marco Magri, dell’Università di Ferrara, per acquisire informazioni sugli attuali rischi di infiltrazione della criminalità organizzata nel tessuto economico della Regione Veneto; questo, anche in relazione al Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza, alla luce dell’ingente quantità di soldi pubblici che verranno stanziati.
 
Il Colonnello Storoni ha evidenziato come “nel Nord Italia, non solo in Veneto, si sta vivendo un momento particolare caratterizzato da una profonda crisi che colpisce il sistema economico, aggravata dall’emergenza Covid. La criminalità organizzata ha una grandissima disponibilità di capitali, fa business ed è diventata a tutti gli effetti un’impresa, ha dismesso il tradizionale aspetto violento ed è pronta a occupare, in modo subdolo, gli spazi vuoti lasciati dai nostri imprenditori in crisi.
"Le organizzazioni mafiose del Sud - ha detto Storoni - oggi si muovono come operatori economici, agiscono in attività illecite che vanno dal traffico di stupefacenti alla corruzione nei pubblici appalti. In una situazione di economia stagnante, come quella attuale, la criminalità organizzata si presenta al Nord sempre più come un circuito finanziario parallelo, che garantisce agli imprenditori in difficoltà denaro senza pretendere particolari garanzie. Molti imprenditori autoctoni, alcune volte scientemente, spesso per ingenuità, ignoranza o perché semplicemente versano in gravi difficoltà, accettano di scendere a patti con gli interlocutori della mafia. Il rischio è che, in modo sempre più frequente, gli operatori economici diventino dipendenti dell’uomo d’affari mafioso, il quale conosce bene le norme e le grandi opportunità che offre lo Stato e sa sfruttarli a proprio vantaggio”.
 
La criminalità organizzata sa diversificare la propria azione per aggredire il sistema, agisce con tempestività e non è contrastata efficacemente a causa dell’eccessiva burocrazia statale, lenta e pesante – ha ammonito il Capo della DIA del Triveneto -  La mafia, per infiltrarsi nel tessuto economico, agisce ora soprattutto sui piccoli appalti, sui lavori sotto la soglia dei 150 mila euro, in ordine ai quali i controlli sono più allentati; ha una grande capacità di analisi del territorio, trova la collaborazione dei liberi professionisti, non solo di quelli che hanno legami diretti con la criminalità organizzata del Sud, ma anche dei professionisti che sono semplicemente spregiudicati e vogliono arricchirsi in fretta: questi offrono la propria prestazione di intelletto o mettono a disposizione i mezzi finanziari di cui dispongono. La mafia è maestra nel cogliere ‘l’attimo fuggente’ per arricchirsi, sfruttando subito la falla presente nel sistema, prima che lo Stato possa correre ai ripari”.
 
 
La Pubblica Amministrazione, come principale mezzo di difesa, deve soprattutto condividere i dati, le piattaforme informatiche, cosa che, peraltro, permetterebbe notevoli economie di spesa – ha spiegato Storoni - Le banche dati devono essere subito condivise e messe a disposizione degli inquirenti, senza gelosie e magari sacrificando un po’ la privacy. L’obiettivo primario è infatti tutelare la collettività, con il buon senso.
 
"Tutti gli Enti pubblici del territorio, che gestiscono fondi pubblici - è il richiamo di Storoni - , dovrebbero agganciarsi ad una piattaforma informatica e condividere i loro dati in tempo reale, senza la necessità di dover fare apposite richieste di accesso. La banca dati permetterebbe agli inquirenti, in sede di controllo, di monitorare con più efficacia i movimenti sospetti di alcune ditte del Sud che cercano di penetrare illecitamente nel sistema dei piccoli appalti nel Nord Italia”.
 
 
“Oggi la mafia è subdola, pervasiva, è consapevole che deve tenere un basso profilo, senza suscitare allarme sociale – ha messo in guardia il colonnello - Siamo quindi tutti chiamati a fare un salto culturale: dobbiamo sicuramente crescere nella conoscenza e nell’utilizzo dei sistemi economico- finanziari. Ma, soprattutto, il contrasto alle mafie non deve restare solo in capo alla Magistratura e alle Forze di Polizia; è necessario che l’intera comunità faccia rete, ponga in essere un forte e capillare contrasto sociale nei confronti della criminalità organizzata: questa è la sola arma che possa essere veramente efficace, senza rincorrere il pericolo ma anticipandolo. È necessario anche effettuare un attento controllo del territorio, a iniziare dal monitoraggio sull’utilizzo dei capannoni sfitti”.
 
“Credo che sia opportuno investire, soprattutto in Veneto, nella cultura e nella formazione dei pubblici dipendenti, che sono chiamati a gestire le gare d’appalto, nonché degli apparati di Polizia – ha concluso il Colonnello Paolo Storoni - Il modello da seguire è quello della Regione Lombardia, la quale negli ultimi anni ha molto investito in questo settore; vanno anche previsti crediti formativi obbligatori”.
 
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La prof.ssa Parisi ha posto l’accento “sull’elevato rischio di infiltrazione della criminalità organizzata soprattutto in ambito sanitario, dovuto al notevole afflusso di denaro a causa della pandemia: è necessario alzare il livello dell’attenzione, a tutti i livelli istituzionali. Le contromisure amministrative, oltre che obbligatorie, poste dalle norme dello Stato, possono essere su base volontaria: penso al cosiddetto ‘Patto di integrità’, un accordo che mira a rendere integro un affidamento pubblico, con regole condivise, coinvolgendo la Stazione appaltante e i soggetti in gara: in questo senso, ANAC ha operato con grande impegno, anche in linea con le indicazioni date dall’Unione europea.
 
Un secondo istituto molto importante è rappresentato dai cosiddetti ‘Accordi collaborativi’, che possiamo mutuare dal mondo anglosassone: modalità di esecuzione condivise tra pubblico e privato, tra Stazione appaltante, appaltatore e tutta la filiera dei sub appaltatori, per realizzare un interesse pubblico rilevante. Le contromisure per essere efficaci non devono pregiudicare la continuità aziendale, ma essere graduali. Resta comunque fondamentale che gli enti della società civile siano coinvolti nell’attività di monitoraggio delle diverse progettualità; i cittadini devono farsi corresponsabili nei confronti del lavoro della Pubblica Amministrazione. In questo senso, stiamo portando avanti un progetto sperimentale”.
 
Il professor Magri ha evidenziato come “il Veneto, rispetto ad altre regioni, è molto avanti sotto l’aspetto della prevenzione e del contrasto alla criminalità organizzata: mi riferisco in particolare alla Legge 48/2012 e al vigente Protocollo di Legalità, che ha coinvolto, tra altri soggetti, la Regione, l’ANCI e tutte le Prefetture. Si potrebbe aggiornare tale Protocollo alla luce del Piano di Ripresa e Resilienza. Valuto altresì opportuno prevedere corsi di formazione per dipendenti pubblici, finalizzati alla comprensione dei nuovi meccanismi illeciti attraverso cui si infiltrano le organizzazioni mafiose, utili per predisporre i relativi bandi di gara”.
 
A margine dei lavori, il presidente della commissione, Andrea Zanoni (PD), ha sottolineato come “le audizioni sono state tutte molto interessanti e proficue, soprattutto quella del Colonnello Paolo Storoni che ci ha indicato gli strumenti, anche pratici, da porre in essere per contrastare in modo efficace le mafie; oggi, la criminalità organizzata e mafiosa è pronta a infiltrarsi e ad allungare le mani sulle importanti provvidenze del Recovery Fund, del Bonus 110 e del Sisma Bonus. Predisporremo un documento, da votare nella prossima seduta, contenente osservazioni e suggerimenti alla Prima commissione, che svolge un ruolo di regia in relazione al Piano di Ripresa e Resilienza, anche alla luce dei preziosi contributi offerti oggi dalle persone audite: è fondamentale ridurre il rischio di infiltrazione mafiosa negli appalti e promuovere una cultura della legalità”.
 
Il vicepresidente Roberto Bet (Zaia Presidente), ha ricordato che “la Regione del Veneto, in previsione dell’arrivo di cospicui fondi nell’ambito del Piano di Ripresa e Resilienza, è impegnata a tenere alta l’attenzione sulle modalità di utilizzo dei soldi pubblici, mettendo già in atto i primi provvedimenti per evitare che la criminalità organizzata possa allungare i propri tentacoli su queste preziose risorse. I contributi forniti oggi dalle persone audite saranno alla base di un documento, predisposto dalla commissione, che conterrà indicazioni alla Prima commissione, competente in materia: mi auguro che il nostro lavoro possa rappresentare un utile stimolo, nonché un esempio, anche per altre regioni”.

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