Anche mascherine fuori norma tra gli affari spregiudicati dei furbetti anti-Fisco

L'ordinanza del giudice per le indagini preliminari Luca Marini descrive «un gruppo criminale radicato nel territorio di San Donà». Società cartiere, scatole vuote, false fatture, spese mai fatte ma messe in detrazione: i meccanismi

VENEZIA. Spregiudicati, con un gran senso (pur deviato) per gli affari. Arriva il Covid-19 che cambia i connotati alla vita sociale ed economica mondiale? Subito cercano e importano mascherine, per immetterle sul mercato - quasi neppure il tempo di entrare in lockdown - anche se non hanno il marchio di certificazione CE. E si attrezzano anche per avere i contributi per le società che fanno Ricerca e innovazione.

Lo si legge nell’ordinanza con la quale il giudice per le indagini preliminari Luca Marini - su richiesta della pubblico ministero Elisabetta Spigarelli - ha autorizzato sequestri per oltre 16 milioni di euro a carico di 46 persone accusate di aver fondato il Fisco con un sistema di “scatole vuote”, false fatture, spese mai fatte, ma messe in detrazione.

Vi si parla anche dell’emergenza Covid e, a questo proposito, l’indagine punta l’attenzione sulla Tecknica Srl, l’unica società della quale avesse tenuto la proprietà il sandonatese Michele Mazzon, l’uomo considerato dall’accusa, il capo e il cervello di quest’associazione specializzata in frodi fiscali, il “regista occulto”.

Scrive il giudice: «Anche a fronte della recente emergenza sanitaria, il sodalizio ha saputo reinventarsi ricorrendo ad ulteriori schemi illeciti per soddisfare le nuove esigenze di mercato. A causa, infatti, dello stallo economico legato al Covid 19, l’associazione ha provveduto a riconvertire parte dell’attività della società Tecknica Srl, dedicandola all’importazione ed immissione in commercio, privi di marchio Ce, delle mascherine chirurgiche e dei dispositivi di protezione individuale».

Ufficialmente la società aveva per oggetto “fabbricazione di mobili non metallici per uffici e negozi”. Secondo l’accusa per anni era servita unicamente per svuotare d’Iva le casse del Fisco. Ma il 16 marzo 2020 , Tecknica comunica l’inizio di una nuova attività “464630 – Commercio all’ingrosso di articoli medicali ortopedici”.

«Il sodalizio ha manifestato le proprie forze ed abilità ad adeguarsi ai cambiamenti di mercato», prosegue il gip Marini, «infatti, a fronte dello stallo economico-commerciale, Michele Mazzon, insieme al fratello Stefano e con la collaborazione di Salvatore Mercurio (consulente fiscale leccese), Fabio De Carlo (titolare dello studio Deca Service di Treviso) e Nicolò Corso (consulente della Multi Servizi)ha deciso di riconvertire parte dell’attività della Tecknica S.r.l. dirottandola sull’importazione ed immissione in commercio, privi del marchio CE, delle mascherine chirurgiche e dei dispositivi di protezione individuale».

Ma i finanzieri sono da tempo sulle tracce del gruppo. Così l’affare sfuma sul nascere e proprio quello che il giudice definisce il «dominus Mazzon» il 9 maggio viene denunciato dai militari della Guardia di Finanza di San Donà di Piave, per “tentata frode nell’esercizio del commercio”, perché trovato in possesso di 7.110 «dispositivi di protezione individuale, fittiziamente classificati mascherine tipo FFP2, di origine cinese, prive della marcatura CE e della certificazione di conformità rilasciata da un ente preposto».

Di più, in quei giorni, i consulenti fiscali suggeriscono di accedere ai finanziamenti dello Stato per chi fa ricerca e innovazione, pari al 25% del bilancio, che sarebbe stato così “pompato” alla voce Ricerca e sviluppo, «in modo da indurre in errore gli enti creditizi».

«Sarà da fare degli aggiustamenti sul bilancio 2019», suggerisce De Carlo a Mazzon, intercettato, «in modo da portare quei valori rossi in positivo e siamo apposto(....) se io ti aumento la Ricerca e Sviluppo è un ricavo esente quello, non ti incide niente, ti abbellisce il bilancio, ma non te le lo carica di tasse».

La maxi frode

Così il gip Marini fotografa l’inchiesta: «Il presente procedimento ha ad oggetto un complesso sistema di frode contributiva e fiscale posto in essere da un sodalizio criminale attivo nel settore edile, che delinque da almeno un decennio», un «gruppo criminale che deve ritenersi radicato nel territorio di San Donà, centro decisionale e organizzativo».

Nella sua ordinanza di sequestro preventivo a fini di confisca, il giudice scrive di un «piano criminale prevede la costruzione e il mantenimento di un sistema di “scatole vuote” i grado di assorbire, seppur non onorandolo, il carico fiscale e contributivo complessivamente creato. L’associazione si è dunque avvalsa di una complessa filiera fraudolenta composta da numerose società che, in base al ruolo, si possono distinguere in “cartiere” e “beneficiarie”. Le prime sono deputate all’emissione di fatture per operazioni inesistenti nei confronti delle seconde».

I guadagni neri

«La commissione decennale di reati fiscali è stata possibile grazie alla creazione e al mantenimento di una stabile associazione per delinquere», scrive ancora il gip Marini, «nella quale ciascun sodale ha assunto e mantenuto un ruolo specifico. La genesi del gruppo deve collocarsi temporalmente nel 2010, anno in cui inizia la “collaborazione” tra Michele Mazzon, (il fratello) Stefano Mazzon, Salvatore Mercurio e Antonio Salsetti (cognato di Mercurio). Successivamente il legame si sviluppa e porta al coinvolgimento di altri soggetti con i quali si crea e rafforza uno stabile vincolo associativo».

La Guardia di Finanza e l’Inps hanno presentato i loro conti alla pm Elisabetta Spigarelli. Tra gli alti: 4,9 milioni di Iva di credito Iva fittizia, 5,2 di Iva mai versata, omessi contributi previdenziali per 2 milioni, fittizi crediti di imposta per “ricerca e sviluppo” per 859 mila euro. Profitti illeciti che - secondo la Procura - hanno preso la via di conti correnti in Polonia, Bulgaria, Germania.

Sin qui l’accusa: arriverà nei prossimi giorni il tempo delle difese e dei ricorsi al Riesame.

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Quarantacinque anni, sandonatese doc, Michele Mazzon è figlio d’arte. Ha iniziato a lavorare nel settore degli arredi ancora molto giovane assieme al padre e poi ha sempre lavorato per arredi di negozi e montaggi di interni, quindi allestimenti e ristrutturazioni. Sposato, due figli, una bella villa nella immediata periferia di San Donà, da anni lavora con il fratello nell’azienda di famiglia in via Feltre che era arrivata a quasi 200 dipendenti specializzandosi anche in lavori all’estero e di lusso addirittura gli arredi negli yacht a livello internazionale. Il lavoro non mancava anche se molti clienti facevano fatica a pagare negli ultimi anni.

Un uomo sportivo, che ama le belle macchine e la compagnia degli amici. E anche un padre di famiglia serio e accorto con i figli. Chi lo conosce, lo descrive come una persona energica e sempre attiva, sorridente e di compagnia. Sandonatese razza Piave, lavoro e famiglia, ma anche un po’ di mondanità. E soprattutto un ottimo oratore, commerciale esperto in grado di convincere ogni dubbioso acquirente.

Alla ML International qualche dipendente aveva lamentato stipendi in ritardo, buste paga poco chiare. Erano i primi segnali. Anni fa erano scattate anche delle verifiche contributive ad aumentare la tensione nell’azienda, tanto che qualcuno se ne era andato lasciando per sempre l’azienda. Michele in ogni caso non si vedeva così spesso in centro a San Donà e conduceva una vita abbastanza riservata tra la famiglia e il lavoro cui ha sempre dedicato buona parte della giornata. (Giovanni Cagnassi)

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