«La Fidia produrrà un vaccino ora in fase di sperimentazione»

Carlo Pizzocaro, amministratore delegato dell’azienda padovana: «Con Pfizer nessun rapporto Per la preparazione in conto terzi servono intese commerciali e passaggi tecnici e autorizzativi» 

PADOVA. Il Veneto, a corto di dosi di vaccino, guarda al suo sistema farmaceutico per cercare una via alla produzione autoctona. A rispondere alla chiamata è l'amministratore delegato e presidente di Fidia Farmaceutici Carlo Pizzocaro, alla guida di una delle poche aziende italiane che già realizza ad Abano Terme, in serie e conto terzi, vaccini contro il morbillo, la rosolia, la parotite, la varicella. Attualmente i produttori di vaccini del Paese si contano sulle dita di una mano. Fidia è una realtà che fatturava nel 2019 circa 300 milioni di euro (il 50% all'estero), dando lavoro a circa 1.300 persone nel mondo. Un'azienda che è leader globale nel settore dell’acido ialuronico ma che, forte di oltre 1.300 brevetti, produce un numero consistente di prodotti farmaceutici che vanno dalla medicina rigenerativa a quella oftalmica, dalle neuroscienze, alla medicina cardiovascolare e così via.

Presidente, la dottoressa Viola della Città della Speranza e il presidente della Regione Zaia, hanno auspicato che le imprese farmaceutiche italiane e venete rendano disponibili le loro linee per la produzione in serie di vaccini anti Covid, nello specifico quello di Pfizer. È un’idea percorribile?


«Per sviluppare una linea di produzione con le caratteristiche giuste ci vogliono almeno 100 milioni di euro e più di cinque anni di lavoro. E tuttavia per un'azienda come la nostra, che già è attiva nel settore, non sarebbe certo un problema insormontabile. Ma la produzione in conto terzi di un vaccino come quello anti Covid della Pfizer, prevederebbe precisi accordi commerciali, oltre che alcuni passaggi tecnici e autorizzativi e ad oggi non intercorre alcun rapporto tra noi e la casa farmaceutica statunitense».

Sono però almeno una ventina le multinazionali che stanno elaborando altrettanti vaccini anti Covid. Avete avuto qualche contatto con alcune di queste?

«In effetti sì. Siamo stati contattati da una azienda per la produzione di un vaccino attualmente in fase 3 del percorso di sperimentazione. Ci sono state fornite alcune specifiche tecniche e le nostre linee produttive rispondono pienamente a queste necessità. Ora siamo in attesa di sviluppi».

Può dire con quale azienda?

«Accordi come questi prevedono clausole di riservatezza molto precise che noi riteniamo di dovere scrupolosamente rispettare. Mi spiace ma non posso essere più preciso».

E tuttavia Aifa ed Ema prevedono protocolli e verifiche anche sulle linee produttive che sviluppano le dosi, un percorso autorizzativo, ulteriore a quello di validazione del farmaco in sé, che ha tempo medio lunghi. Quanto tempo potete prevedere di impiegare per partire con un'eventuale produzione in serie di un vaccino anti Covid?

«Una volta perfezionati gli accordi economico-commerciali i tempi tecnici sono relativamente brevi. Anche le agenzie per il farmaco Aifa ed Ema hanno dimostrato in questa fase di emergenza di sapere accelerare moltissimo i tempi degli iter autorizzativi standard che erano di qualche anno, tanto più quando si tratta di impianti già rodati per la produzione di altri prodotti molto simili. In linea teorica quindi in pochi mesi potremmo essere in grado di produrre in serie un vaccino anti Covid».

Quanto potreste produrne?

«Per questioni di riservatezza non posso essere molto specifico a riguardo ma posso dire che i vaccini anti Covid attualmente in fase avanzata di sperimentazione, prevedono procedure produttive addirittura semplificate rispetto a quelle che adottiamo ora e che ci permetterebbero, a regime, addirittura di quadruplicare la nostra produzione attuale a parità di linee».

Crede che il Paese sia in grado di dare una risposta autonoma in termini di produzione così da evitare fenomeni di difficile dipendenza da aziende esterne come ora succede con Pfizer?

«In effetti tra i Paesi del G20 l'Italia è tra i più avanzati: abbiamo le imprese, il knowhow e le strutture adeguate in tutti i nodi della filiera, dall'ideazione alla produzione del principio attivo e fino alla produzione in massa delle dosi e alla distribuzione tramite catena del freddo. Fin dal maggio scorso ci siamo messi a disposizione dello Stato per collaborare a sconfiggere la pandemia. Lo abbiamo fatto anche auspicando che si potesse promuovere una forma di coordinamento e una programmazione in grado di sviluppare nuove e opportune sinergie tra tutte le parti della filiera». —


 

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