Il virologo Galli: «Nel Veneto i tamponi non bastano: c'è il segnale della forte ripresa del virus»

Il virologo Massimo Galli, responsabile dell'ospedale Sacco di Milano

Il responsabile del centro di riferimento per le emergenze epidemiologiche di Milano, lancia l'allarme: «Dagli ospedali veneti un segnale potentissimo di una ripresa importante dell’infezione e della diffusione della malattia»

VENEZIA. «Mi auguro che la situazione del Veneto non sia una specie di antefatto rispetto a quello che ci possiamo aspettare in termini di ripresa della malattia a gennaio». Lo ha detto Massimo Galli, responsabile del reparto malattie infettive dell’Ospedale Sacco di Milano (centro di riferimento per le emergenze epidemiologiche) analizzando la situazione che si sta verificando nella nostra regione.

FOCUS.

 «Confesso il mio grande timore. Dopo aver analizzato i dati scientifici ho voluto parlare di persona con la mia collega di Verona, le ho chiesto della situazione che sta vivendo e mi sono convinto che, aldilà della capacità del Veneto di fare molti test, c’è il problema degli ospedali - ha osservato Galli - che è un segnale potentissimo di una ripresa importante dell’infezione e della diffusione della malattia».



Per Galli, inoltre, «mostrare quotidianamente il numero aggiornato delle persone che hanno ricevuto il vaccino è un elemento di trasparenza. Alcuni ritengono che così facendo, se si va a rilento con le vaccinazioni, si rischia di avere un effetto che scoraggi» ha concluso. «Ma io credo che, nel bene o nel male, è giusto lo si sappia». —
 

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