La bellezza del Veneto nel nostro calendario 2021: in edicola solo martedì 22 dicembre

Il progetto di Alvise Bagagiolo: tecnica e intraprendenza per un nuovo filone della fotografia, sempre più ardita e digitale: è la forza dell'utilizzo dei droni. Ecco i trucchi del mestiere per questa tecnica

Il conto alla rovescia è già iniziato: martedì 22 dicembre, in edicola con il nostro giornale troverete anche il calendario del 2021, in allegato e come sempre in omaggio. Se volete essere certi di trovarlo, vi conviene prenotare una copia dal vostro edicolante di fiducia, perché il prezioso “gadget” resterà in edicola soltanto quel giorno.

Il calendario è una nostra tradizione e mai come quest’anno, vorremmo proprio lasciarci alle spalle il passato per proiettarci verso un futuro che possa essere meno difficile e angosciante. Speriamo davvero tutti che il 2021 ci regali (e al più presto) l’uscita da questo incubo chiamato Covid, che ha privato molti di noi di importanti affetti o di sostegno economico. Un anno davvero “horribilis”.


Per questo 2021 ormai alle porte, anche se in lockdown o quasi, abbiamo scelto un portfolio di immagini dall’alto, realizzate con il drone. L’autore degli scatti è Alvise Bagagiolo (www.droneart.it) che qui sotto ci racconta questa nuova “branca” della fotografia, sempre più spettacolare.

IL CALENDARIO. In allegato gratuito con il nostro giornale solo martedì 22 dicembre

C’è la mano di Alvise Bagagiolo - fotografo e video maker 49enne, originario del Lido di Venezia, ma residente a Favaro Veneto - dietro le foto del nostro calendario. Amante della fotografia, da qualche anno si è appassionato al mondo dei droni, con cui fare viaggi altrimenti impossibili, immortalando il mondo dall’alto.
«Penso che sia la naturale evoluzione della fotografia, per cogliere prospettive diverse dalle solite note».

Che strumenti utilizza?

«Ho sette droni. Alcuni della DJI, che mi consentono di vedere le immagini attraverso lo schermo dello smartphone. E altri FPV (First Person View), che sfruttano una nuova tecnologia, che permette di vedere le immagini proiettate su un visore che bisogna indossare proprio come un paio di occhiali. Questo è molto utile per i voli acrobatici, con evoluzioni estremamente particolari. I vari droni che possiedo sono di dimensione diversa. Con i più grandi ottengo panoramiche più aperte; con i più piccoli posso infilarmi anche in luoghi molto piccoli. Posso persino entrare in casa, rimanendo in giardino».

Che programma usa per la post produzione?

«Per l’editing delle foto utilizzo i classici Lightroom e Photoshop di Adobe, mentre per i video utilizzo Final Cut di Apple. La post produzione è fondamentale, importante quasi quanto lo scattare le fotografie».

Qual è un trucco efficace per fare delle belle foto, pur non essendo dei professionisti?

«Sfruttare la “golden hour”, vale a dire l’ora che segue l’alba o che precede il tramonto. Quando la luce regala colori che non possono essere riprodotte artificialmente, consentendo di cogliere sfumature assolutamente meravigliose. Poi il resto lo fa l’occhio, che deve essere in grado di approfittare del momento giusto. È la capacità di cogliere l’attimo, che difficilmente si può imparare in una lezione. La regola fondamentale, però, rimane sempre la stessa: fotografare, fotografare e fotografare. Anche scartando centinaia di scatti venuti male».

Con quali soggetti consiglia di iniziare?

«Con quelli fermi, che sicuramente sono i più facili da immortalare. Ma la fotografia è un “mare magnum” che al suo interno comprende ritrattistica, paesaggistica, urbanistica, solo per fare alcune esempi. E ognuna di queste specialità ha le sue regole, che bisogna rispettare rigorosamente. Cambiano i tipi di colori da scegliere, ad esempio».

Come si fotografa in città?

«Intanto, rispettando tutte le regole prescritte dalla normativa, molto stringente. E poi cogliendo la luce, cogliendo l’attimo e cogliendo la situazione. È un gioco di equilibri; un lavoro di interpretazione dei gesti, dei movimenti, delle smorfie. Non c’è una regola particolare».

Cambia qualcosa in montagna?

«Assolutamente. La regola principale è una: non farsi cullare dalla comodità del drone, che può fare il “lavoro sporco” al posto nostro. Ma, gambe in spalla, bisogna avvicinarsi il più possibile al luogo da fotografare. Il drone è comunque limitato, perché non può superare i 500 metri di altezza e la sua batteria non dura all'infinito. Più vicino è a noi e migliori saranno le immagini. Non si può pensare di fotografare i Cadini rimanendo a Misurina. O, meglio, è possibile farlo, ma le immagini non saranno belle come quelle ottenute osservando il drone già dall’alto».

Oltre alle panoramiche, quali sono le immagini più suggestive da fotografare con un drone?

«Ce ne sono tantissime e io ho fotografato veramente di tutto. Ho ripreso le montagne dall’alto, ma anche semplicemente i tetti delle case. Ho sperimentato una prospettiva del tutto insolita nell'immortalare un albero secolare».

© RIPRODUZIONE RISERVATA

Minestra di cavolo nero, fagioli all’occhio e zucca con maltagliati di farro

Casa di Vita
La guida allo shopping del Gruppo Gedi