Lo scandalo Ca’ Robinia: finanziamento milionario che ha spento l’ascesa di Sernagiotto

La cooperativa nasce dal nulla nel luglio del 2011, 67 giorni dopo partecipa a un bando regionale e sbaraglia la concorrenza di un’ottantina di concorrenti, arriva seconda in graduatoria e beneficia di 3,4 milioni di euro di finanziamento. Ecco la vicenda di Ca' Robinia, per cui era stato indagato Remo Sernagiotto 

TREVISO. Un finanziamento regionale da quasi tre milioni e mezzo di euro per trasformare l’ex Disco Palace di Nervesa in un’attività di ristorazione e fattoria didattica capace di dare lavoro a 16 persone affette da disabilità.
 
Il risultato fu però ben diverso: lì dentro aprì una birreria, in affitto, e di lavoro ai disabili nemmeno l’ombra. È partita così, nell’aprile del 2015, l’indagine che ha coinvolto anche Remo Sernagiotto.
 
«L’inserimento lavorativo in attività diverse di persone svantaggiate» era uno degli obiettivi dello statuto della cooperativa Ca’ della Robinia (articolo 4). In virtù di questa finalità socialmente utile, la coop aveva ottenuto nel 2011 un finanziamento da 3,4 milioni di euro da parte della Regione Veneto. Condizioni vantaggiosissime: restituzione in 25 anni, tasso zero.
 
 
«Si tratta di un finanziamento dal fondo di rotazione per il patrimonio immobiliare destinato a servizi sociali e sociosanitari», aveva detto Bruna Milanese, presidente della cooperativa Ca’ della Robinia. Bellissimo progetto, ma perché così tanti soldi a una coop appena costituita? In molti avevano storto il naso: la cooperativa nasce dal nulla nel luglio del 2011, 67 giorni dopo partecipa a un bando regionale e sbaraglia la concorrenza di un’ottantina di concorrenti, arriva seconda in graduatoria e beneficia di 3,4 milioni di euro di finanziamento.
 
Poi in Regione scoprono che Ca’ della Robinia non è iscritta all’albo delle cooperative sociali e allora viene fatta iscrivere, con decorrenza novembre 2013, due anni dopo aver conquistato il contributo.
 
 
La Regione avvia un’indagine interna, la Corte dei conti accende il faro, fa lo stesso la Procura di Treviso, che a marzo del 2018 deposita quattro richieste di rinvio a giudizio: sono per Sernagiotto, il dirigente dei servizi sociali della Regione Mario Modolo, il proprietario dell’ex Disco Palace Giancarlo Baldissin – che, secondo i pm, avrebbe corrotto il politico e il funzionario con quattro assegni da 63 mila euro complessivi – ed Egidio Costa, consulente finanziario. Ha fatto richiesta di patteggiamento Bruna Milanese.
 
«Sono anni che aspetto l’inizio di questo processo. Sono sereno a tal punto che vorrei che iniziasse già domani. Finora ho subito solo un processo mediatico»: con queste parole Sernagiotto aveva atteso in tribunale l’esito dell’udienza preliminare che ha sancito il suo rinvio a giudizio, a novembre dello scorso anno.

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