Il tumore "dimenticato": ogni giorno nel Veneto diagnosticati 10 nuovi casi di cancro alla prostata

È la neoplasia più frequente nei maschi, ma per decenni la ricerca su questo male ha avuto pochi fondi. Per questo dal rugby è nato il movimento di protesta e raccolta fondi chiamato "movember": un mese tutti con i baffi. Allo Iov di Padova e Castelfranco percorsi specialistici di diagnosi e terapie

 
PADOVA.
Novembre è il mese dedicato ai tumori maschili, fra i quali quello della prostata è il più frequente. Questi ultimi infatti, costituiscono oltre il 20 per cento di tutte le nuove diagnosi di tumore negli uomini, con un numero atteso annuo in Italia di circa 40 mila casi, circa 3.500 nel Veneto.
 
Come per tutti i tumori la parola d’ordine è prevenzione ed è su questo aspetto che si concentrano le iniziative di sensibilizzazione di questo mese. L’Istituto oncologico veneto di Padova è ovviamente in prima linea nella lotta al tumore della prostata e solo di recente ha visto rafforzare l’esercito dei suoi specialisti schierati contro questa neoplasia.
 
Nella sede dello Iov di Castelfranco Veneto è stata attivata l’Unità complessa di Oncologia 3, diretta da Umberto Basso che annovera fra i suoi collaboratori proprio dall’inizio di questo mese l’urologo esperto in nuove tecnologie Angelo Porreca. Sia a Castelfranco che a Padova sono attivi un ambulatorio di Urologia e ambulatori urologici specialistici dedicati in particolar modo alle patologie oncologiche.
 
La prostata è una ghiandola situata sotto la vescica che viene attraversata dall’urina quando si va in bagno. Sono tre le armi sul piano della diagnosi precoce del tumore: «Innanzitutto con il dosaggio del Psa nel sangue» sottolinea Basso, «con la visita urologica e l’esecuzione della risonanza magnetica della prostata, un esame molto sensibile per identificare la presenza di focolai sospetti su cui eseguire prelievi bioptici mirati. La Pet/Tac» aggiunge l’oncologo.
 
«E' poi l’esame più sensibile per cercare eventuali cellule tumorali evase dal tumore primitivo e in grado di raggiungere altri organi a distanza. Quindi nel sospetto di un tumore della prostata è indicata una visita dallo specialista urologo che oltre a eseguire un’esplorazione digitale della prostata attraverso il retto, richiede i test del Psa, esami del sangue ed urine e indagini radiologiche» precisa basso, «come ecografia, Tac o risonanza magnetica. Comunque è sempre necessaria la diagnosi istologica tramite le biopsie».
 
La terapia del tumore della prostata varia a seconda dell’estensione e dell’aggressività del tumore, ma è anche condizionata dalle condizioni generali e dalle eventuali malattie concomitanti del paziente. «Per i tumori piccoli e indolori - a basso rischio - si può optare per la sorveglianza attiva» spiega Basso, «monitorando periodicamente l’evoluzione del tumore, senza effettuare una terapia specifica fino a quando non ingrandisca o crei disturbi al paziente. Diversamente c’è l’asportazione completa della prostata - prostatectomia - la radioterapia esterna, il trattamento ormonale, trattamenti combinati di radio e ormonoterapia oppure la chirurgia seguita da radioterapia. Oggi» conclude l’oncologo, «la migliore gestione del paziente con tumore della prostata è quella multidisciplinare, dove urologo, oncologo, radioterapista e altri specialisti collaborano per trovare le migliori opzioni di diagnosi e cura». 
 
 
Scultura di sabbia per il "movember" fatta dai rugbisti a Bondi Beach, in Australia
 
Lunghi, lisci, folti, arrotolati: da vezzo hipster per tutto l’anno, i baffi diventano il simbolo della prevenzione e della lotta al tumore della prostata nel mese di novembre che, per l’occasione, diventa Movember. Il termine nasce dall’unione delle parole “moustache”, baffi per l’appunto, e “november”: l’iniziativa è nata in Australia all’inizio degli anni Novanta e si è poi diffusa in molti altri Paesi. Il simbolo sono i baffi che i sostenitori del “movimento” si fanno crescere in questo mese per sensibilizzare sulla necessità di sostenere la ricerca e favorire l’adozione di stili di vita salutari. L’Istituto oncologico veneto dal 2014 sostiene svariate iniziative nell’ambito di Movember, in collaborazione con il movimento rugbystico regionale e nazionale. L’anno scorso è stato organizzato anche un incontro con i pazienti per spiegare in cosa consiste la ricerca oncologica, con un concerto per la raccolta di fondi a sostegno dei progetti di ricerca dello Iov. Quest’anno la pandemia da Covid 19 ha purtroppo cancellato dall’agenda incontri e manifestazioni, ma non ha certo fermato i ricercatori dello Iov. 
 
Conoscere
Quanto sia utile e necessario accendere un faro sul tumore della prostata lo dice l’esito di un sondaggio di Doxapharma, secondo il quale non solo quasi la metà degli over 50 non ha mai visto un urologo in vita sua, ma il 54 per cento degli intervistati nemmeno sapeva di avercela, la prostata. Uno scenario a dir poco sconcertante. Ben vengano, quindi, le schiere di “baffuti” per ricordare come si fa una corretta prevenzione, a partire da visite di controllo periodiche ed esami consigliati dal medico.
 
La campagna 2020
Il Covid 19 ha imposto quest’anno una campagna Movember tutta virtuale che vede impegnati con lo Iov rugbisti, e non solo, di tutto il Veneto. Tante le squadre che hanno scelto di partecipare attraverso i loro canali social: Zebre Rugby, Benetton Rugby, Patavium, Frassinele, Rovigo Delta, Rugby Mirano e le squadre del Comitato Old Rugby Veneto con il patrocinio della Federazione italiana Rugby. A fianco degli atleti quest’anno anche i barbieri: diversi barber shop di Padova - tra cui Toni e Miki Barber Shop, Tapdpole e Paper Punch Barber Shop - mettono a disposizione forbici e talento per forgiare baffi - ma anche barbe e capelli - per sensibilizzare e raccogliere fondi per la ricerca. E poi, visti i tempi, lo Iov ha lanciato le mascherine personalizzate Movember Iov, ovviamente con baffi inclusi, oltre alle consuete spillette (comunicazione.marketing@iov.veneto.it). 
 
Parole adatte
«Attenzione e speranza sono i messaggi che vogliamo lanciare» sottolinea Vittorina Zagonel, direttore di Oncologia medica 1, «non ci deve spaventare parlare di questi argomenti, facendo sapere quali sono le possibilità di cura e le strategie di prevenzione. Lo Iov in questo senso è all’avanguardia, con cure innovative, approccio multidisciplinare, personalizzazione, massima attenzione all’aspetto riabilitativo per migliorare la qualità di vita del paziente». 
 
Venerdì su Facebook
Venerdì 27 novembre alle 12 nella pagine facebook dello Iov, per il ciclo “Il tuo specialista risponde” interverranno l’oncologo Marco Maruzzo e il medico nucleare Marta Burei per parlare del tumore della prostata. Si possono inviare domande a comunicazione.marketing@iov.veneto.it oppure con messaggi privati.
 
 
È stata formalizzata nei giorni scorsi dal direttore generale dello Iov, Giorgio Roberti, la costituzione di un gruppo multidisciplinare interaziendale trasversale fra Iov, Azienda ospedaliera universitaria di Padova e Uls 6 Euganea. «Lo scopo» rileva Roberti, «è di garantire la condivisione dei programmi terapeutici offerti ai pazienti con tumore della prostata e di promuovere progetti di cura integrata». Il gruppo multidisciplinare che si occupa di neoplasia prostatica è composto da varie figure professionali delle diverse strutture: «Il gruppo si riunisce tutte le settimane nell’ospedale Busonera per la discussione dei nuovi casi e la revisione di quelli precedentemente esaminati, se necessario. È attivo anche un ambulatorio multidisciplinare» aggiunge il direttore generale, «composto da radioterapisti, oncologi e urologi che si riuniscono una volta alla settimana nella sede di via Gattamelata». 
 
Lo Iov ha anche elaborato il Pdta - Percorso diagnostico terapeutico assistenziale - per i pazienti affetti da tumore prostatico all’interno della Rete oncologica veneta. «Il beneficio dell’approccio multidisciplinare integrato è particolarmente importante nel carcinoma della prostata» si legge nella presentazione del Pdta, «dove le opzioni di cura sono molteplici, garantendo una presa in carico da parte di professionisti dedicati, per assicurare un approccio personalizzato e un accesso alle diverse competenze specialistiche in relazione ai bisogni del singolo in ogni fase della malattia».
 
 
Nella sede dello Iov di Castelfranco è presente una Unità operativa di Urologia a indirizzo oncologico che, proprio per l’importanza che l’Istituto dà sempre riconosce alla prevenzione, tratta anche le patologie benigne. Arruolato nella squadra dello Iov l’urologo Angelo Porreca, esperto in nuove tecnologie. 
Una innovazione tecnologica è il robot Da Vinci: «La chirurgia robotica è la frontiera di tutta l’Urologia oncologica» sottolinea il Porreca, «con possibilità di applicazione nel tumore della prostata, del rene e della vescica. La prostatectomia radicale robotica rappresenta oggi uno standard di terapia per il paziente affetto da neoplasia prostatica con necessità di intervento chirurgico perché permette di aver un maggior tasso di preservazione della funzione urinaria e sessuale. Nel trattamento del tumore al rene» aggiunge il chirurgo, «il robot per mette di eseguire un risparmio di organo in un numero più elevato di casi mentre per il tumore della vescica è possibile eseguire la cistectomia robotica con neovescica intracorporea che risparmia al paziente un intervento molto invasivo, permettendo di agire prima e meglio nell’ambito di una strategia oncologica integrata. 
In ambito di chirurgia urologica mininvasiva nella sede di Castelfranco è stato attivato anche il trattamento dell’ipertrofia prostatica con laser ad Holmio con l’intervento Holep (Holmium laser enucleation of prostate): «La disponibilità di un laser ad holmio da 120 watt» rileva Porreca, «permette di eseguirlo routinariamente.
 
 
Nonostante la pandemia e l’impossibilità di dare vita a eventi fisici e incontri divulgativi come accaduto nell’edizione 2019, anche la Fondazione Ricerca Biomedica Avanzata – Vimm ha rilanciato la campagna “Più baffi, meno tumori”, l’iniziativa solidale nata per raccogliere fondi per la ricerca e accrescere la consapevolezza della gravità delle patologie tumorali che colpiscono soprattutto gli uomini.
 
Per tutto il mese di novembre sarà attiva una raccolta fondi online, sfruttando il canale Facebook (@FondazioneRicercaBiomedicaVIMM), e sempre online saranno pubblicate e visibili le testimonianze e i video degli ambasciatori (ovviamente barbuti) che accompagnano la Fondazione in questa importante campagna di sensibilizzazione: a Mr. JP, noto influencer, conduttore radiofonico e presentatore televisivo, ambasciatore e testimonial dell’artigianato italiano, e a Fabri Beard, campione mondiale di barba e baffi 2019, si è aggiunto anche quest’anno il padovano e testimonial dei ricercatori del Vimm Andrea Armani, che dal 2013 lavora nel gruppo del professor Marco Sandri per studiare la fisio-patologia muscolo scheletrico.
 
«La campagna più baffi meno tumori riveste un’importanza fondamentale non solo per il contributo dato alla ricerca, ma anche per sensibilizzarci su una patologia troppo spesso sconosciuta o sottovalutata» dichiara Francesco Pagano, presidente della Fondazione, «il Vimm ha nello studio dei tumori e delle tumorigenesi un’elevata specializzazione e competenza, come dimostrato dal recente studio pubblicato dai nostri ricercatori sulla prevenzione delle metastasi attraverso le cellule senescenti. Aiutare la ricerca e credere nella prevenzione significa credere nel futuro, e in questo momento ne abbiamo bisogno più che mai».
 
 
Per gli specialisti non esistono consigli specifici per ridurre la possibilità di sviluppare il tumore della prostata, salvo la raccomandazione generale di adottare uno stile di vita sano, controllare il peso corporeo, limitare l’assunzione di grassi animali a favore di frutta e verdura fresche.
 
«Per quanto riguarda lo sviluppo della malattia» sottolinea l’oncologo Umberto basso, «non esistono fattori di rischio specifici, tuttavia si è visto che il sovrappeso e l’eccessiva assunzione di grassi animali aumentano il rischio. È per questo che noi raccomandiamo agli uomini di seguire uno stile di vita sano e di fare molta attività fisica. E soprattutto di consumare una dieta varia, ricca di frutta e verdura fresche e povera di grassi animali. E per gli appassionati dello sport» aggiunge l’oncologo, «è necessario evitare l’assunzione di ormoni anabolizzanti». 
 
Anche la diagnosi precoce rientra nell’alveo della prevenzione e proprio lo Iov sta lavorando a un nuovo test diagnostico basato sul principio della biopsia liquida in cui si cercano le cellule tumorali nel sangue circolante o le molecole liberate da cellule tumorali.
«Il problema nodale della gestione di pazienti con cancro della prostata è proprio la diagnosi precoce» conferma il professor Vincenzo Ciminale, oncologo sperimentale dell’Unità di Immunologia e Diagnostica molecolare, «le metodiche attualmente disponibili sono considerevolmente invasive e costose. Per superare queste difficoltà siamo impegnati a mettere a punto un test diagnostico basato sulla biopsia liquida: le cellule tumorali non si cercano nella ghiandola prostatica ma nel sangue circolante o molecole liberate da cellule tumorali. Ci siamo concentrati su alcune molecole, micro-Rna, alterate in pazienti con cancro della prostata e permettono di diagnosticare questa condizione con una specificità molto più elevata dell’esame del Psa».