I presidi veneti: «Oggi si va tutti in classe, la scuola on line è una mazzata»

Silvoni, associazione nazionale presidi: «La norma sulla didattica a distanza per il 75 per cento delle superiori non si applica in una sera» 

VENEZIA. «L’applicazione della didattica a distanza al 75% già da oggi non sarebbe assolutamente possibile, queste non sono disposizioni che si possono attuare in una sera. È necessario un lavoro di concerto delle diverse istituzioni. Attendiamo indicazioni precise dal Miur o dalla regione».

A chiarire quello che accadrà questa mattina lunedì 26 ottobre nelle scuole venete è Federica Silvoni, dell’associazione nazionale presidi e dirigente dell’Ic Albignasego, nel Padovano. Ma rimangono tanti gli interrogativi in questa nuova alba del rinnovato anno scolastico, a partire dalla concreta attuazione del piano, valido per le sole superiori. Significherà lasciare a casa il triennio, come ipotizzato in un primo momento, oppure tutti gli studenti, a rotazione?

«Penso che quest’ultima sia la soluzione preferibile, ma la scelta sarà in capo ai singoli istituti». I problemi sono tanti. A partire dalla qualità della rete all’interno delle scuole.

«Che può essere scadente, soprattutto in alcuni istituti di provincia. Per questo serviranno ulteriori acquisti» conferma la preside. Ma, al di là della concreta attuazione (e attuabilità) di quanto chiesto dal Premier, rimane il dispiacere per il mancato rispetto della promessa di quella che doveva essere la priorità.

«Per noi attori della scuola, è una bellezza mazzata. Abbiamo lavorato mesi per ritornare a una scuola in presenza. Ci siamo dotati di protocolli di sicurezza stringenti, seguiti e fatti seguire alla lettera. E i numeri ci danno ragione, dimostrando che all'interno degli istituti non c'è il rischio di contagio. Il nodo sono i trasporti ed è una questione che tutti conoscevamo, ma che non è stata risolta, nonostante i mesi a disposizione. Si è deciso, e solo a ridosso dell'inizio dell'anno scolastico, di far circolare i mezzi con una capienza dell’80%, ma era evidente che questa non potesse essere la soluzione. Si sarebbero dovuti prevedere mezzi alternativi e soggetti deputati al controllo del rispetto della capacità massima. Tutti noi dirigenti, a maggior ragione delle scuole superiori, sapevamo che la vera partita sulla riapertura si sarebbe misurata sugli autobus, nei treni, nei vaporetti. Per il mondo della scuola, questa è una sconfitta».

Una sconfitta soprattutto per gli studenti, che si apprestano ad affrontare il secondo anno consecutivo di lezioni attraverso lo schermo di un computer.

«Il periodo della didattica a distanza, durante il lockdown, non è stato privo di strascichi. Abbiamo dovuto recuperare tanto. La didattica a distanza può avere un senso, ma non può supplire alla scuola in presenza, che è anche ambiente di apprendimento. La didattica a distanza è un surrogato. Ora spero solo che non decidano di chiudere anche gli istituti per l'infanzia, le primarie e le medie, perché i bambini hanno l’assoluto bisogno di andare a scuola». —


 

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