Coronavirus, anche in Veneto scatta l’ordinanza anti assembramento. Zaia: pronti a riaprire 10 Covid Hospital

In regione ci sono 1325 soggetti positivi in più nelle 24 ore, 12068 i positivi registrati al 22 ottobre. Il presidente lancia l'allarme medici e infermieri. Arrivano regole più restrittive ma nesusn lockdown per ora

VENEZIA. In Veneto ci sono 1325 soggetti positivi al Coronavirus in più nelle 24 ore, 12068 i positivi di oggi. Sono 588 i ricoverati negli ospedali veneti e 66 sono in terapia intensiva (invariati rispetto all'ultima rilevazione di ieri), ma Zaia avvisa: "C’è pressione negli ospedali veneti"

E in arrivo c'è un nuovo scenario che può mettere ancor più in affanno la nostra sanità: "C’è allerta per la sovrapposizione di sintomatologia Covid e influenza stagionale".

Per questo la Regione ha messo in campo l'artigliera pesante: sono stati raddoppiati i letti in Rianimazione "I mille posti in terapia intensiva negli ospedali veneti - erano poco meno di 500- sono reali, pronti: i reparti sono attrezzati", ha detto il presidente della Regione nella conferenza stampa giornaliera di oggi giovedì 22 ottobre

C'è allerta negli ospedali e per questo il governatore è pronto a emettere un'ordinanza anti assembramento anche in Veneto

«Entro lunedi farò un'ordinanza con maggiori restrizioni che non prevedrà il lockdown ne sarà preclusiva alle attività, ma riguarderanno assembramenti e cose analoghe». Lo ha detto il presidente del Veneto, Luca Zaia, il quale ha spiegato che «c'è tensione negli ospedali, ma la crescita nelle terapie intensive è lenta». «Crescono i contagi in Veneto » ha ossservato Zaia rilevando che però si stanno facendo più tamponi. Il problema per il presidente è di «evitare che si vada incontro al collasso della sanità regionale»

Ricordando il documento di gestione dell'emergenza Covid, Zaia ha annunciato quale sarà il prossimo step se continueranno a salire i ricoveri in Rianimazione.

“Attorno ai 150 pazienti in terapia intensiva chiudiamo 10 ospedali che verranno sottratti alle cure ordinarie e saranno solo Covid. A marzo un infetto su tre finiva in terapia intensiva ora non è così. Ora è uno ogni 9. Il dato si è molto allentato. Dobbiamo incentivare le cure domiciliari.

L’errore sarebbe di ricoverare i sintomatici non gravi: finchè c’è saturazione nel sangue non c’è necessità di ricovero, si fa i suoi 3-4 giorni a casa con la febbre", sottolinea il presidente.

La situazione attuale non è di emergenza, ma l'esperienza di marzo ha dimostrato che il problema Covid investe prima di tutto la sanità ospedaliera

"Dopo 40 giorni dal 21 febbraio abbiamo raggiunto il picco massimo delle Terapie intensive. Ora la curva sta crescendo ma dobbiamo ancora comprenderne l'evoluzione, rispetto a marzo la crescita delle Terapie Intensive è lenta rispetto all’impennata dei positivi.

La situazione stabile delle terapie intensive non lascia tranquilli i tecnici regionali della sanità: "Dobbiamo stare in allerta. Entro qualche giorno emetterò un’ordinanza che creerà meno contatto tra i cittadini, no lockdown".

Zaia ha però ricordato che il Veneto non è più in una situazione di emergenza: "Abbiamo letti, abbiamo cure e tutti gli ospedali hanno in magazzino dispositivi di protezione almeno per i prossimi otto mesi"

 

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