«Io seminarista insidiato da preti pedofili». Denuncia le violenze subite dopo 29 anni

I presunti abusi segnalati con una lettera a papa Francesco sarebbero avvenuti nel seminario diocesano di Treviso

GALLIERA VENETA. «Dovevo gettare fuori da me stesso questa cosa che è all’origine del mio male». Un dolore che tormenta la carne e annienta ogni desiderio di serenità. Un male che si annida nelle viscere. Ogni ora, ogni giorno. Per 29 anni. Senza fine.

Così Gianbruno Cecchin, 49 anni, docente di filosofia con un passato da assessore a Galliera Veneta, ha deciso di rendere pubblico quel male interiore che lo attanaglia.
 
«Solo ora ho trovato la forza di denunciare gli abusi sessuali, le umiliazioni e le gravi vessazioni che ho subito durante l’anno in cui ho frequentato il seminario di Treviso tra il 1990 e il 1991».
 
Attacca così la lettera di denuncia dei presunti abusi da parte di preti pedofili indirizzata a papa Francesco, ai vertici della Chiesa per le diverse competenze e al vescovo di Treviso Michele Tomasi e al suo predecessore, monsignor Paolo Magnani.
 
La sua storia è simile a quella di tanti altri ragazzi che agli inizi degli anni Novanta vivono all’ombra del campanile: chierichetto a 8 anni, animatore in parrocchia a 15 e poi la frequentazione dei gruppi dell’Azione cattolica.
 
 
Ottenuta la maturità, Cecchin entra nella comunità vocazionale del seminario di Treviso. Ed è tra queste «maledette mura, in queste maledette stanze dell’orrore» che succede l’irreparabile, secondo la sua versione. Parole impresse sulla carta che lunedì mattina si trasformeranno nell’atto d’accusa che sarà depositato alla Procura del tribunale di Treviso
 
«Denuncerò gli abusi sessuali, renderò noti i nomi dei due preti pedofili che mi hanno usato violenza e che ancora oggi, ogni mattina, celebrano la messa e fanno la comunione come se niente fosse». 
Cecchin punta il dito contro due sacerdoti che esercitano il presbiterio in una parrocchia del Padovano e un’altra del Veneziano, entrambe ricadenti sotto la giurisdizione diocesana di Treviso. Ma non si ferma qui «perché nonostante i 29 anni trascorsi, questi preti che hanno abusato sessualmente di me mi scrivono e o mi fanno arrivare messaggi da uomini della Curia: “Se parli sei morto”», rivela il docente di filosofia.
 
Ma perché rivelare ora questi fatti indicando episodi risalenti a 29 anni fa. «Perché il mio compagno, siamo legati da unione civile, mi ha aiutato in questo percorso: “Se non lo fai tu, lo farò al posto tuo”». Si tratta di un medico francese che Cecchin ha conosciuto nel corso di una missione umanitaria ad Haiti.
 
«Da nove anni è il mio marito e il mio compagno di vita, è grazie a lui se ho trovato la forza di rivelare questi fatti. Siamo arrivati a un punto decisivo della nostra vita e di fronte a scelte importanti (un’adozione), non potevamo sopportare insieme questo fardello».
 
Da qui anche il procedimento che ha portato Cecchin allo sbattezzo, concesso dalla Curia trevigiana con l’inevitabile scomunica. La missiva con le accuse è stata inviata prima di Natale, ma non uno dei destinatari ha risposto. Così Cecchin ha inviato una seconda lettera al vescovo Tomasi minacciando di rivelare tutto alla magistratura ordinaria. 
 
«È stato allora che monsignor Tomasi mi ha telefonato. “Una lettera commovente, la sua, e non le dico il mio stato d’animo, papa Francesco mi ha incaricato di gestire questa situazione, vorrei incontrarla”. Così mi ha detto il vescovo, ma dopo aver fissato un incontro, questo è stato successivamente rinviato. Perciò ho deciso di uscire allo scoperto».
 
Cecchin sostiene di essere al corrente di altri abusi consumati dai prelati trevigiani ai danni di altri seminaristi e che sarebbero stati commessi nella casa delle vacanze della diocesi trevigiana, nel Bellunese.
 
Lei sa, Cecchin, che se non proverà queste accuse rischia un’imputazione per calunnia? 
 
«Che mi denuncino pure, dalla mia parte ho la verità. Che accertino, finalmente, quello che è avvenuto ».
 
Ma che prove ha in mano?
 
«All’epoca non c’erano i telefonini per fare foto o video, ma ricordo indelebilmente ogni sevizia subita, ogni particolare, l’ora, il posto, le circostanze. I crimini potranno andare in prescrizione, ma in prescrizione non andranno mai il mio dolore, le mie lacrime, i traumi che ho subito: Dio non archivia». —
 
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