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Cala l’arrivo dei profughi Veneto sotto quota di mille

Oggi sono meno dei 12.944 assegnati alla regione e Conetta passa da 1.400 a 575 Dopo i patti con la Libia, solo due gruppi da gennaio. L’ultimo, di 50 persone, sabato

VENEZIA. Fino allo scorso anno sfioravano quota 15 mila. Oggi il loro numero si attesta sugli 11 mila, addirittura al di sotto della quota assegnata al Veneto. Un trend in netto calo quello dei migranti arrivati nel territorio, conseguenza diretta degli accordi con la Libia sul controllo dei flussi. Dall’inizio dell’anno ad oggi ci sono stati soltanto due arrivi, l’ultimo dei quali sabato scorso, a seguito di uno sbarco a Trapani; 50 le persone assegnate alle strutture venete, di cui 10 a Pa ...

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VENEZIA. Fino allo scorso anno sfioravano quota 15 mila. Oggi il loro numero si attesta sugli 11 mila, addirittura al di sotto della quota assegnata al Veneto. Un trend in netto calo quello dei migranti arrivati nel territorio, conseguenza diretta degli accordi con la Libia sul controllo dei flussi. Dall’inizio dell’anno ad oggi ci sono stati soltanto due arrivi, l’ultimo dei quali sabato scorso, a seguito di uno sbarco a Trapani; 50 le persone assegnate alle strutture venete, di cui 10 a Padova e 9 a Venezia. Numeri che raccontano un fenomeno completamente diverso rispetto a quello che, fino allo scorso anno, aveva fatto scattare l’allarme rosso dell’emergenza.

Sotto quota. I fiumi di profughi sono diventati oggi un rivolo, tant’è che il territorio che ne dovrebbe accoglierne 12.944, ne conta oggi nei Cas (i Centri di accoglienza straordinari) 11.323. Un dato, quello degli arrivi, in diminuzione anche rispetto a febbraio scorso, quando erano in 11.998. Ci sono poi gli Sprar, i sistemi di accoglienza diffusa, poco meno di 600 persone in tutto. Quasi tutte le province, con la sola eccezione di Verona, sono dunque sotto soglia. Spiccano in particolare Treviso con un meno 430 e Vicenza con un meno 312, ma anche Venezia con un meno 218 (a febbraio erano rispettivamente a - 323, -157 e - 93, a dimostrazione di un trend duraturo). Considerati Sprar e Cas, il Veneto è oggi sotto di 1.041 presenze rispetto alla quota.

Magazzino di vite umane. L’effetto immediato della diminuzione dei flussi è la ripresa dell’accoglienza diffusa. È successo a Treviso dove sono stati creati due nuovi centri, uno da 40 posti a Montebelluna e l’altro da 50 a Conegliano; la richiesta era stata fatta da un gruppo di cooperative alla prefettura. L’altra conseguenza è l’alleggerimento di realtà come quella di Conetta che nel luglio scorso ospitava 1.400 persone e oggi si ferma a 575; una riduzione di 2/3. Ma il sindaco di Cona Alberto Panfilio non si sente tranquillo. Perché, dice, tutto dipende da fragili accordi con i libici e non da una politica di contenimento e di gestione. «I flussi possono ricominciare da un momento all’altro perché gli accordi duraturi sono quelli con chi ha visione e civiltà, non con gruppi di squadristi locali», spiega Panfilio, «Inoltre non vedo in alcun programma politico un impegno chiaro di quello che verrà fatto qualora ci sia una nuova emergenza profughi. E per quanto riguarda Cona, il cambiamento avrebbe significato se la riduzione di presenze fosse progressiva e portasse allo svuotamento e alla chiusura. Finora c’è stata una gestione fallimentare dei flussi che ha trasformato Conetta i un magazzino di vite umane».

L’esercito di fantasmi. Prudente la valutazione dell’assessore regionale all’Immigrazione Manuela Lanzarin che ricorda come dall’inizio dell’emergenza profughi siano arrivati in Veneto 39.034 stranieri. «Con riferimento al report della prefettura dello scorso febbraio, le persone ospitate nelle diverse strutture sono 12 mila. Mi chiedo: dove sono finiti tutti gli altri? C’è un esercito di 26 mila “fantasmi”, di migranti che sono arrivati in Veneto e che sono poi spariti. Non sappiamo dove siano, se abbiano o meno lasciato il Paese. Si tratta di persone che possono diventare manovalanza per la delinquenza e che sfuggono a qualsiasi profilassi sanitaria. Non è perché ora sono diminuiti gli sbarchi e dunque gli arrivi, che possiamo stare tranquilli. Senza contare che Cona e Bagnoli hanno registrato una diminuzione di presenze, ma restano comunque grossissime concentrazioni di migranti. Il sistema continua a fare acqua da tutte le parti».

E i regolari fanno la valigia. Diminuiscono i profughi e calano anche gli immigrati “stabilizzati”, quelli regolari che avevano iniziato una nuova vita in Veneto e che poi hanno deciso di fare nuovamente le valigie. I dati parlano chiaro: erano 511.558 nel 2015, sono diventati 497.921 nel 2016 per scendere ulteriormente a 485.477 nel 2017, per un’incidenza pari al 9,6% della popolazione straniera totale. Il Veneto è oggi la quarta regione d’Italia per presenze, dopo Lombardia, Lazio ed Emilia. Per l’integrazione degli stranieri regolari la Regione ha stanziato 400 mila euro all’anno, per tre anni. Altri 50 mila sono stati previsti per aiutare l’inserimento dei migranti che hanno ottenuto lo status di profughi.