L'editoriale del vescovo di Chioggia sul caso Birolo. testo integrale

Il vescovo di Chioggia, Adriano Tessarollo

L'articolo pubblicato sul settimanale diocesano è intitolato "A proposito di leggi e di sentenze dei giudici"

Ha fatto scalpore la sentenza della giudice Beatrice Bergamasco, che a Padova ha decretato nei giorni scorsi per il signor Birolo di Civè, una duplice condanna: carcere e grosso risarcimento ai familiari del ladro ‘caduto’ mentre era intento al suo lavoro notturno di “scassare e rubare”.

La sentenza ha suscitato anche una notevole reazione di rabbia presso tanta gente, tanto che è uscita anche qualche minaccia per il giudice. Che dire? La legge e la conseguente sentenza della giudice vogliono esprimere condanna per la reazione sproporzionata del signor Birolo, reazione che ha portato all’uccisione del ‘ladro’. Il sentire comune della gente però ha trovato sproporzionata la condanna di 2 anni e 8 mesi di carcere e di 325mila euro di risarcimento ai familiari.

Cerco di capire i diversi punti di vista. Quello del giudice, credo, parta dal fatto che il ladro non era armato, e quindi non era in pericolo la vita del sig. Birolo. Non era programmata violenza contro la persona, quindi reazione sproporzionata. Il sentire della gente parte da un altro punto di vista. Un padre di famiglia, un imprenditore, un lavoratore, che sta a casa sua, lavorando o dormendo, ha diritto di non vedere violata la sua casa, compromessa la sua attività, derubati i suoi beni, minacciata la quiete e tranquillità sua e dei suoi familiari. La vita delle persone non è solo vita fisica, ma un complesso di realtà come anche la casa, l’attività, la roba, la libertà, lo spazio vitale, il progetto di vita e la propria sicurezza, in una parola l’insieme dei propri diritti umani e civili!

Basta che uno si presenti senza armi perché gli sia assicurata l’incolumità, mentre lui viola palesemente i diritti civili fondamentali degli altri? Si pensi a quanto baccano si sta facendo in questi mesi e giorni per via dei diritti civili non riconosciuti! Forse che i ‘diritti civili’ sopra scritti non meritano tutta l’attenzione come gli altri? La vita comprende un insieme di condizioni, e tutte devono essere rispettate e protette: certi valori sono altrettanto importanti come la vita fisica e sarebbe ora che entrassero nella valutazione dei giudici. Non ha diritto uno di vivere in pace senza sentirsi oggetto di violenze, ruberie e aggressioni, senza pensare di dover barricarsi in casa, di porre allarmi, di vivere nell’ansia che se non oggi, domani certamente subirà un furto o rapina? E che ne sa uno delle reali intenzioni di chi entra in casa rompendo, scassando e rubando quanto acquistato e conservato con tanta fatica e lavoro o a cui si è particolarmente affezionati?

Si aggiunga poi che tutti sanno che quei danni non te li risarcisce nessuno, che quei malviventi vivono sulle fatiche degli altri, che per portare via 10 fanno danni per 100 e non gli importa niente. Inoltre nella stragrande maggioranza dei casi o non vengono presi o se presi se la cavano con pene brevissime e così insignificanti che poi quasi subito tornano a ripetere le stesse azioni.

Forse abbiamo a che fare ancora con leggi scritte circa 40-30 anni fa, in certo clima culturale/ politico: ci vuole il coraggio di dirlo. Mi ha colpito infine poi la sanzione di 325.000 euro: significano 1000 euro al mese per oltre 27 anni! Questa somma potrebbe essere in grado di mettere in ginocchio e destabilizzare la serenità della famiglia del derubato. Mi permetta un’ironia, signora giudice: quello che non era riuscito forse a rubare il ladro da vivo, glielo ha dato il giudice, completando il furto alla famiglia, un bel vitalizio ottenuto per i suoi familiari, con l’incidente accadutogli nel suo ‘lavoro di ladro’!

In conclusione, se la legge e chi la rappresenta hanno il compito di educare all’uso proporzionato della forza nella legittima difesa, non bisogna neanche correre il rischio di trasmettere un messaggio del genere: “violenti, scassinatori e ladri, continuate tranquillamente la vostra criminale attività, tanto qui siete tutelati per legge, perché nessuno deve farvi del male mentre siete nell’esercizio del vostro ‘lavoro’”. Pensiamoci tutti!

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