Gentilini, gay in rivolta ma la sinistra si divide

«Gentilini a Venezia va a processo per razzismo, mentre da noi la passa sempre liscia, compreso l’attacco ai gay: per la procura di Treviso, si possono dire anche cose orrende. E così l’estrema destra prolifica». L’attacco è di Nicola Atalmi, dei Comunisti italiani. Ma sulla richiesta di archiviazione per lo sceriffo la sinistra si spacca.

Sbandierare la «pulizia etnica» contro «i culattoni» non è istigazione a delinquere e non è nemmeno diffamazione.

Così la pensa il pm di Treviso Antonio De Lorenzi, che ha chiesto l’archiviazione del fascicolo a carico di Gentilini per i suoi attacchi ai gay, talmente violenti da aver scatenato nell’estate del 2007 una manifestazione sotto le finestre di Ca’ Sugana.
 
E lo stesso procuratore capo di Treviso Antonio Fojadelli, in prima battuta, definì le esternazioni dello sceriffo solo frasi «di pessimo gusto», ma non tali da sollevare ipotesi di reato.

Però nel 2007 fioccarono le denunce, e quindi si aprì l’inchiesta, sfociata oggi nella richiesta di archiviazione.

La parola passa al giudice, che tra una ventina di giorni deciderà il da farsi. Per la Sinistra Trevigiana la magistratura del capoluogo, ancora una volta, si è dimostrata troppo morbida con Gentilini. Tanto più che a Venezia, per frasi altrettanto gravi contro gli immigrati lanciate mesi fa dal palco della Festa della Lega, Gentilini sta per essere rinviato a giudizio (anche se ieri lo sceriffo ha detto: «Mi fido del lavoro della magistratura»).

Una diversità di trattamento che ha sollevato le ire dell’Arcigay. Il presidente Alessandro Zan infatti rilancia: «Speriamo che il giudice che a Treviso deve decidere dell’archiviazione disponga la prosecuzione delle indagini, ne ha la facoltà: alla luce di quanto sta avvenendo a Venezia, lo faccia».

Una diversità di trattamento che indigna anche il consigliere comunale della Sinistra Trevigiana Nicola Atalmi: «Storicamente, a Treviso soffriamo di un giudizio morbido del capo della procura di fronte a uscite simili. Secondo la procura, frasi razziste come quelle di Gentilini sono solo folclore, sintomo di carattere vivace e nulla più. C’è una concezione della libertà di espressione molto alta. Ma solo per razzisti e leghisti. Se Gentilini avesse attaccato gli ebrei, l’avrebbe passato lo stesso liscia? Sdoganando il linguaggio razzista di Gentilini, la procura di Treviso accredita i seminatori d’odio.


Ma invece il Pd frena: il portavoce Giovanni Tonella dice di «non aver competenza per poter giudicare» limitandosi a ribadire che Gentilini deve dimettersi; mentre il segretario provinciale Enrico Quarello taglia corto: «La procura di Treviso fa bene: Gentilini è una macchietta, non va badato».
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