D'Alema e Fini rilanciano la Bicamerale

Lo chiamano già lo "spirito di Asolo": è l'asse fra Gianfranco Fini e Massimo D'Alema, i due big della politica nazionale che si sono incontrati sabato nella città sulle colline trevigiane in un convegno dedicato al federalismo e alle riforme. Chiaro il messaggio alla Lega: il federalismo fiscale da solo non va, bisogna riformare lo Stato, rimettendo al centro il Parlamento, con una nuova bicamerale

Sapete qual è la notizia dell’uomo che morde il cane? Che i rossi ed i neri si incontrano per due giorni ad Asolo e non si pestano, ma insieme riflettono sulle riforme. Lo ha ricordato Massimo D’Alema nel confronto con Gianfranco Fini al teatro Duse, moderati da Gianni Riotta, direttore del Tg1, al termine della due giorni di comune riflessione sulle riforme organizzata dalle Fondazioni Italianieuropei e Farefuturo.

«E’ lo spirito di Asolo - sospira il presidente della Camera Fini -. E se son rose, fioriranno». Ma quale dovrebbe essere il primo campo per coltivarle? Il federalismo. Non solo, anche le altre riforme istituzionali. Siamo nel profondo Nordest. Asolo è una delle poche isole dove la Lega non fa sentire il fiato sul collo. Fini e D’Alema lo avvertono e si prendono, pertanto, la libertà di non mettere la bandierina - anzi - sulla riforma federalista. «Ci vorranno due anni, forse due anni e mezzo per conoscerli», ammette il presidente della Camera. Sono decisivi per il futuro della riforma. Proprio per questo - mette le mani avanti Fini - «non credo che possano essere valutati da sei commissioni parlamentari, come è previsto, perché questo significherebbe non dare nessun parere. Meglio una commissione bicamerale. Mi auguro che un emendamento in questo senso sia presentato nel prossimo dibattito parlamentare». Detto, fatto? «Posso assicurare il presidente Fini che presenteremo un emendamento in questo senso - dice D’Alema -. La Bicamerale dovrà servire per il federalismo fiscale e la Carta delle autonomie». Ma non c’è solo il federalismo fiscale. Questo è solo il primo anello di una catena, avverte Fini. «Ci vuole un restyling del federalismo statuale».

Ma da dove partire? «Nella passata legislatura, una delle più brevi, la commissione Violante approvò un testo di riforma dalla quale sarebbe sbagliato non ripartire. C’è una traccia comune, ripartiamo da lì, perchè le riforme possibili sono quelle condivise e non quelle che si sognano». «Condivido pienamente questa necessità - assicura D’Alema -. Ripartiamo, dunque, dalla bozza Violante che è un punto di compromesso riconosciuto anche dalle 14 fondazioni che si sono incontrate su questo tema». Per fare che cosa? «Un governo forte», ma anche «un parlamento forte» (magari «con una sola Camera e un ridotto numero di parlamentari»). E poi, il senato federale e «una legge elettorale che ci aiuti a dare più potere ai cittadini e rafforzi i partiti».

E ci scappa pure un elogio di Fini ai giovani dell’Onda: «E’ un fatto rilevante che negli atenei ci siano giovani di destra e di sinistra che si confrontano. Avere valori condivisi significa fare i conti con la storia».
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