Avvenire attacca Gentilini: "Becero"

I vescovi attaccano Gentilini. Un durissimo editoriale de l’Avvenire, il quotidiano della Conferenza Episcopale Italiana, ha preso di mira il prosindaco di Treviso per il suo intervento violento e razzista al raduno della Lega a Venezia di domenica scorsa. Sotto accusa, tra le tante, due frasi dedicate da Gentilini agli immigrati: «Vadano a pregare nel deserto» e «Che vadano a pisciare nelle moschee».

Giancarlo Gentilini torna a scaricare la sua rabbia contro gli immigrati dal palco del raduno della Lega. Ma questa volta oltrepassa ogni limite scatenando l’indignazione dei vescovi italiani, che ieri lo hanno messo sotto accusa con un durissimo editoriale dell’«Avvenire», quotidiano della Cei diretto da Dino Boffo, dal titolo «Il razzismo come rabbia oscura delle viscere».

Ecco l’atto d’accusa allo sceriffo del Carroccio: «Dal palco del raduno di Venezia - si legge nell’articolo - il prosindaco di Treviso ha gridato “che gli immigrati vadano a pregare e pisciare nel deserto”. E certo ha parlato l’anima più becera del partito: ma ci sarebbe piaciuto che qualcuno, nello staff leghista, se ne fosse dissociato». E così dopo gli strali della curia trevigiana, che una settimana fa aveva già invitato Gentilini ad abbassare i toni sul caso-moschea nel quartiere di San Liberale, oggi è «la» chiesa a prendere posizione contro i messaggi deliranti di Gentilini. Ma anche contro la stessa Lega, che non si è dissociata dalla ennesima uscita forcaiola del vicesindaco di Treviso, osannato alle kermesse padane. Come domenica scorsa a Venezia, dove lo sceriffo del Carroccio si è esibito in un discorso violentissimo, cappellino verde padano in testa con sole celtico, sfoderando il suo classico repertorio. Ancora una volta, ha tuonato contro i «negri» tra gli applausi del popolo padano e sul sangue ancora caldo di Abdul, il 19enne immigrato ammazzato a sprangate, a Milano, solo per aver rubato due pacchi di biscotti. Una tragedia assurda, una «storia impazzita» come scrive il quotidiano della Cei. Ma non isolata. Per la Chiesa italiana - e non solo - nel nostro paese il clima è diventato ormai insopportabile, allarma la rabbia montante contro gli immigrati, un razzismo che sfocia sempre più spesso in furia cieca, in tragedie come quella di Abdul. Un clima che atteggiamenti e uscite come quelli dello sceriffo del Carroccio rischiano di infiammare.

Da qui il monito dell’«Avvenire» firmato da Marina Corradi e dedicato a «Abdul, nostro fratello». I vescovi italiani si schierano contro il razzismo montante. Che gronda dalle stesse parole del vicesindaco Giancarlo Gentilini.
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