Ombralonga, dati choc sette su dieci sbronzi

Ombralonga, dati choc dagli etilometri della Motorizzazione civile: ubriachi sette su dieci. Severo, nel week-end, anche il bilancio della Polizia stradale. Per guida in stato d’ebbrezza sono state sospese 21 patenti e sono stati decurtati ben 698 punti-patente. Clamorosi due casi: un ragazzo di 28 anni è stato trovato per la quarta volta positivo all’etilometro e gli è stata sequestrata l’auto; un indiano di 25 anni ha fatto segnare all’etilometro il record di 2,23 grammi per litro.

«Una manifestazione triste e fuori del tempo, che non può essere sostenuta». Carmelo Trotta, direttore della Motorizzazione Civile del Triveneto, stigmatizza così, a... bottiglie ferme, l’Ombralonga 2007, alla quale, pure, la Motorizzazione ha collaborato fornendo gli alcol-test per misurare lo stato di migliaia di giovani ombralonghisti.

Se gli etilometri in centro città non hanno colpito patenti e portafogli, non altrettanto innocui sono stati quelli degli agenti della Polstrada di Treviso comandati da Giovan Battista Scali. Per guida in stato d’ebbrezza, da venerdì a ieri mattina, sono state sospese 21 patenti e sono stati decurtati ben 698 punti-patente.

In tutto sono stati 328 gli alcol-test effettuati sugli automobilisti trevigiani, con una falcidie senza precedenti. Clamorosi almeno due casi: un ragazzo di 28 anni è stato trovato per la quarta volta positivo all’etilometro (1,20 grammi/litro contro gli 0,50 di limite legale), al quale è stata anche sequestrata l’auto; un indiano di 25 anni, in auto con alcuni amici (anch’essi ubriachi), che ha fatto segnare all’etilometro 2,23 g/l. Molti di più, ma innocui, i controlli fatti nelle piazze trevigiane (piazze Indipendenza, Trentin, Duomo, San Vito e via Toniolo) dalla Motorizzazione Civile e dai suoi 20 addetti: su 2.033 test, solo il 18% è terminato con un valore sotto gli 0,3 g/l, il 14% tra lo 0,3 e lo 0,5, il 68% ha invece superato la soglia di norma di 0,5. E va sottolineato che molti hanno ripetuto il test: quello effettuato all’inizio della giornata è certamente tra quelli nella norma, il successivo tra il 68% dell’illegalità.

E’ così che l’ingegner Trotta ha deciso di dire la sua. «Non ci pentiamo di aver collaborato, con la nostra presenza, a propagandare il messaggio no-alcol. Ma, dopo aver girato la città durante l’Ombralonga, dico che è assurdo chiamare in città i giovani solo al fine di sbronzarli. Assurdo e contraddittorio, dopo lo sforzo che tutti stanno facendo per sensibilizzarli sul tema della sicurezza stradale. Vero che molti ci hanno mostrato il biglietto del treno con il quale sarebbero tornati a casa, ma una larga fetta è certamente tornata a casa in auto. I risultati dell’alcol-test dicono anche in quali condizioni. Altro si poteva e si doveva fare nell’organizzare una manifestazione come questa».

Trotta spiega anche la presenza degli operatori che, dalle 14 alle 20 di domenica, hanno misurato “il fiato” ai “maratoneti dell’ombra”. «La gente di una certa età, da quel che ho capito, ha saputo misurarsi e, comunque, ha affrontato la serata, alla fine della bevuta, in piedi. Ma i giovani si9 sono scatenati nella rincorsa al vino senza darsi nessuna misura, anzi cercando l’esagerazione: per la maggior parte erano “storti”, incapaci di reggersi, e molti mi hanno addirittura dato l’impressione di accentuare soddisfatti questa condizione. La nostra iniziativa aveva come unico scopo quello preventivo, di sensibilizzazione sui rischi della guida in stato di ebbrezza. Ci ha permesso di raggiungere un gran numero di giovani, invitandoli a una guida responsabile».

Ma Trotta è troppo lucido e allarmato per illudersi: «Non posso negare che molti di quei ragazzi abbiano vissuto l’approccio con l’etilometro come si trattasse di una sfida a chi totalizza il tasso più alto. Noi abbiamo solo potuto parlar loro e, fosse servito anche con uno su cento, sarebbe già un risultato». Nei prossimi giorni, gli addetti della motorizzazione esamineranno nel dettagli i dati raccolti durante l’alcol-test, comprese le fasce d’età dei bevitori riferite al loro stato di alterazione, la tipologia e il numero di “ombre” (e superalcolici, visto che nei bar si serviva regolarmente di tutto) bevute.

Ne uscirà un prospetto più approfondito del popolo di Ombralonga, dal quale pescare per capire con chi si ha a che fare e, forse, per dare una svolta a una manifestazione che Trotta definisce così: «Ne ho ricavato un’impressione di grande tristezza, di penosa tristezza. Tra l’altro, mi pare che questa “festa” abbia tutto fuorché le caratteristiche della modernità: è vecchia e non può essere sostenuta».
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