Marco Polo, Gengis Khan e il tesoro dei mongolisalvato dalla distruzione

Tra le sorprese il restaurato testamento del viaggiatore veneziano ma anche la tomba di una principessa e le selle d'oro

TREVISO. Sulle orme di Gengis Khan, sulle vie della seta, sulle mappe di Marco Polo, la trevigiana Casa dei Carraresi, ex tempio degli impressionisti, propone la seconda «puntata» sulla cultura cinese voluta dal presidente di Fondazione Cassamarca, Dino De Poli, e curata da Adriano Madaro, fiero del suo ruolo di unico occidentale membro dell'Accademia cinese di cultura internazionale di Pechino. Titolo, dopo «La nascita del Celeste impero» del 2005-06, «Gengis Khan e il tesoro dei mongoli». Dal 20 ottobre 2007 al 4 maggio dell'anno prossimo, 400 “pezzi”, alcuni dei quali preziosissimi, racconteranno l'impero (o meglio: gli imperi) e la cultura della Cina che va dall'anno 907, quello della caduta della dinastia Tang, al 1368, anno di caduta della dinastia Yuan. Di fatto si tratta della storia degli imperatori “non cinesi”, ovvero del periodo in cui a dominare quell'abbondante porzione del mondo furono gli “stranieri”. Il tutto passando per l'epopea di Gengis Khan e per Marco Polo, sulla cui attendibilità come cronista-testimone («perchè non ha parlato della Muraglia, del riso mangiato con le bacchette e del tè? Il Milione è un sentito-dire?») e addirittura sulla cui esistenza continuano a fiorire dubbi più o meno pittoreschi.

E proprio sul viaggiatore veneziano s'incentrerà una delle sorprese della mostra: ai Carraresi arriverà la pergamena del testamento di Marco Polo, ritrovata alla Marciana di Venezia e restaurata a spese della Fondazione Cassamarca. Se il testamento di «Marcus Pauli», contenuto in un lascito del 1700, conferma l'esistenza del viaggiatore, molti reperti portati all'attenzione dei visitatori della mostra trevigiana corrispondono a “note” del veneziano che finora non avevano avuto riscontro.
Ma la parte riguardante Marco Polo rappresenta solo il “finale” della mostra 2007-08, che tra due anni chiuderà il cerchio espositivo con la “scoperta” ufficiale della Cina da parte dell'Europa. La rassegna di quest'anno parte da più lontano e muove dal periodio delle dinastie provenienti dalle praterie settentrionali, le Cinque Dinastie e i Dieci Regni che, dal 907 al 960, s'imposero all'attenzione dopo la frammentazione dell'impero Tang. Il rapporto tra la mostra trevigiana e gli organismi culturali mongoli e cinesi ha fatto sì che negli ultimi anni sia stato dato impulso all'archeologia delle terre a Nord della Grande Muraglia, anche per quanto riguarda le successive dinastie Liao, Xi Xia e quella tartara e guerriera dei Jin, fondatori di Pechino.

E dagli scavi operati nella Mongolia interna e in Manciuria sono spuntati reperti importanti, salvatisi dalle distruzioni e cancellazioni, operate dall'Unione sovietica e dallo stalinismo, che arrivò a fondere in lingotti preziosissime statue auree contenute nei templi (distrutti) e a sostituire la scrittura mongola con quella a caratteri cirillici. A questo proposito, Madaro ha ottenuto che uno degli interventi ospitati nel catalogo sia scritto proprio con i caratteri originali. Altro aspetto che verrà dipanato sarà quello - attualissimo - del tentativo, da parte del Papato, di saldare la cultura occidentale con quella cinese per opporsi all'aggressiva avanzata dell'Islam.
Cosa si potrà vedere alla mostra di Ca' dei Carraresi? Dai reperti delle Cinque Dinastie alle porcellane raffinatissime sepolte dai Xong, dai reperti provenienti dalla tomba di una principessa Liao (sarcofago in rete d'argento, monili) alle selle d'oro e ai finimenti dei cavalli, alle statue e oggetti di culto dei Xi-Xia (stirpe turco-mongola che, grazie alla particolare posizione, abbracciò cristianesimo, buddismo e induismo), più tutte le mirabolanti testimonianze del popolo di Gengis Khan, compreso un rarissimo lasciapassare imperiale (verga in oro istoriata) uguale a quello rilasciato a Marco Polo per potersi muovere nello sterminato impero di Qubinai Khan.
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