Galan: «Adozione anche per i gay»

Il governatore veneto: «Per i bambini meglio che in orfanatrofi-lager»

VENEZIA. «Piuttosto che lasciare i bambini in strutture simili a lager, come sono molti orfanotrofi nei paesi dell'Est, io sono favorevole a permettere l'adozione anche alle coppie omosessuali». Liberista nell'intendere il non intervento della politica nell'economia e altrettanto laico sul fronte delle politiche per la famiglia. Non si tratta di un rappresentante dell'estrema sinistra, ma di Giancarlo Galan. Il governatore veneto, a margine della presentazione del rapporto 2007 sulla società e l'economia della Fondazione Nord Est, confida la sua «posizione personale» sul tema dell'adozione.

Sollecitato da una giornalista sull'argomento famiglia, il presidente prima si indispettisce un po' - «ma cosa c'entra in questo contesto» - poi si lancia in una confessione che, in ambito politico nazionale, lo posiziona, di fatto, più a sinistra di Piero Fassino. Grosso modo, per continuare nella semplificazione, sulla posizione espressa dal presidente della Camera Fausto Bertinotti. Galan - semplificazioni a parte - parla con convinzione. «Apriamo pure una riflessione seria su questo argomento - commenta il governatore -. Pacs, Dico o Cus? Se vogliamo parlare di cose importanti, pensiamo piuttosto ai molti orfani. Ecco, a questo proposito la mia posizione personale è di apertura rispetto alla possibilità che le coppie gay abbiano la possibilità di poter adottare un bimbo orfano». Una posizione estrema? Galan argomenta così: «In molti paesi dell'Est gli orfani sono tenuti in strutture più simili a lager che a orfanotrofi. Condizioni inaccettabili e scandalose.

Piuttosto che condannare questi bimbi a una permanenza in simili lager, io sono favorevole a dare la possibilità anche alle coppie gay di poter adottare un bambino».
Come l'Euroregione, la posizione di apertura nei confronti delle unioni gay sembra essere argomento trasversale tra Galan e Riccardo Illy. Che giusto nei giorni scorsi ha concesso un permesso nozze a un dipendente che si è sposato (all'estero) con un militare belga.
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