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Difendi l'ambiente? Sotto processo

Due docenti universitari pubblicano un libro sullo scempio del paesaggio nel Veneto. Ne devono rispondere in sede penale

Francesco Jori
3 minuti di lettura
Chissà cosa direbbe Palladio, se in occasione del quinto anniversario della sua nascita potesse fare un giro nel Veneto di oggi, a toccare con mano l'abisso di incultura che ne ha stravolto la fisionomia. Un ambiente così degradato e così esposto a ulteriori minacce, da indurre due «padri nobili» come Andrea Zanzotto e Mario Rigoni Stern a tenere a battesimo un'associazione dall'indicativo nome di «Paesaggi Veneti Sos»: un coordinamento tra forze e associazioni che operano a tutela del territorio, per cercare di impedirne lo scempio. In quest'apocalisse ambientale, l'aspetto più paradossale è che di fronte alla magistratura finisce non chi attenta al paesaggio, ma chi ne segnala lo scempio.

Com'è accaduto a due docenti universitari di Geografia, Francesco Vallerani (Venezia Ca' Foscari) e Mauro Varotto (università di Padova), curatori di un libro a più voci sul degrado del Veneto (Il grigio oltre le siepi), frutto di un progetto scientifico sostenuto dal Dipartimento di Geografia dell'Ateneo patavino. Un testo che da mesi è al centro di una «querelle» giudiziaria da cui gli autori sono già usciti vincitori in due gradi di giudizio civile. Ma adesso sono chiamati a risponderne anche in sede penale, a seguito di una denuncia-querela da parte della zincheria Valbrenta di Rosà, nel Vicentino: attività produttiva di grandi dimensioni, la cui rilocalizzazione a ridosso della frazione di San Pietro in un settore di alta pianura permeabile, quindi assai vulnerabile per la qualità della sottostante falda acquifera, ha generato un caso esemplare di conflitto ambientale con la popolazione locale, le cui paure e preoccupazioni derivano anche dalla più che decennale convivenza con il grave inquinamento da cromo esavalente prodotto da un opificio poco distante e da cui sarà ben difficile essere risarciti.

Di tutto ciò si dà conto in un saggio del libro dedicato alle vicende del presidio di San Pietro di Rosà; da qui la reazione della zincheria e l'azione giudiziaria non solo nei confronti dei due responsabili del Presidio, autori del saggio, ma anche dei docenti universitari curatori del volume. E' una vertenza che ha fatto guadagnare ai due studiosi numerosi e autorevoli attestati di solidarietà. «Non dovremmo nemmeno lasciar immaginare che nel nostro Paese possa determinarsi anche un solo caso nel quale la voce libera di uno studioso, di un comitato di base, di chicchessia, venga messa a tacere», sostiene Nico Luciani, responsabile della Fondazione Benetton Studi e Ricerche. «Ciò che preoccupa in questa vicenda è soprattutto l'attacco all'impegno civile e all'eticità della ricerca scientifica, ma anche alla libertà di stampa e di critica, particolarmente grave quando si tratta di tematiche relative al bene comune, alla tutela di valori condivisi, alla qualità ecologica dello spazio vissuto», aggiunge Carlo Ripa di Meana, presidente di Italia Nostra.

E il Consiglio di facoltà di Lettere dell'Università di Venezia, nel ribadire il valore scientifico dell'opera, ha votato una mozione di solidarietà con Vallerani e Varotto, sottolineando che «è un caso particolarmente grave perché minaccia e compromette il rispetto della qualità del paesaggio e il diritto collettivo a un ambiente sano». Quando il territorio è sordo anche all'università, verrebbe da dire. E non solo al mondo accademico: basta scorrere le pagine del Documento programmatico preliminare della Regione Veneto, varato nel 2004, al quale hanno collaborato insigni studiosi, a partire dal compianto Eugenio Turri, e in cui si afferma tra l'altro, a proposito del dilagare dei cantieri nel territorio: «Gli esiti di tale densificazione sono già oggi fonte di crescente disagio per i cittadini e per le imprese, ma la loro rilevanza riguarda in particolare il futuro, per il rischio di un abbassamento rilevante della qualità della vita».

Un giudizio corroborato pressoché quotidianamente dai continui intasamenti dei flussi stradali, dalla progressiva perdita di potabilità delle acque, dall'inquinamento dell'aria, dai prelievi di inerti ancora in attesa di un piano sicuro e sostenibile, dalla deflagrazione delle varianti ai piani regolatori strutturate in modo da aggirare le pur lodevoli intenzioni della legge regionale 11 del 2004. Il libro curato da Vallerani e Varotto propone un istruttivo quanto sconfortante viaggio in questo ordinario caos quotidiano, con il contributo tra l'altro di figure autorevoli come lo stesso Turri e il poeta Andrea Zanzotto. E proprio per questo ha incontrato un grande interesse non solo tra gli addetti ai lavori, ma anche in una platea più ampia che vive sulla propria pelle il degrado ambientale di un'area in cui il paesaggio per secoli ha costituito non «un», ma «il» valore aggiunto. «Sarebbe davvero incredibile se non venisse garantita, anche in questo campo (del territorio, dell'ambiente e del paesaggio) la libertà di discussione, di indagine, di riflessione, di protesta», annota Nico Luciani. Sperando che incredibile resti anche per chi amministra la giustizia.
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