Un fidanzato "mammone". Devo lasciarlo?

Oggi raccontiamo la storia di un amore tra due ventenni "ostacolato" da mamma-suocera troppo invadente.   Quale è l'età giusta per staccarsi dal nido e pretendere dai genitori un passo indietro? Ragioniamoci insieme
Per raccontarmi la vostra storia, o semplicemente una storia, scrivetemi a maria.corbi@lastampa.it
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Cara Maria,

quest’anno faccio la maturità. Situazione permettendo, vorrei andare in vacanza con il mio fidanzato e da mesi sto organizzando il viaggio. Lui partecipa poco e ogni volta annuisce debolmente alle mie proposte entusiaste.I miei genitori da ragazzi, più o meno alla nostra età, si sono conosciuti su un’isola greca, alle Cicladi, e i loro racconti sono sempre pieni di entusiasmo. Anche le mie cugine più grandi mi raccontano delle loro pazze estati in Grecia. E io vorrei tanto andarci, anche perché è da due anni che noi ragazzi non abbiamo la possibilità, come tutti, di fare niente, o quasi. 
Il mio ragazzo ha 21 anni. Ci siamo messi insieme a dicembre del 2019 per cui il nostro rapporto è stato quasi sempre in lockdown. Immaginavo che lui fosse entusiasta della vacanza che sogno. Invece no. Il problema? I genitori dicono che è ancora rischioso girare per il mondo e che comunque non mi conoscono bene. Ok il «girare per il mondo», ci sta. Ma la necessità di conoscermi bene? Che significa che dobbiamo fidanzarci in casa prima di poter fare una vacanza?
E che senso ha a 21 anni ubbidire ciecamente ai genitori? Siamo maggiorenni e possiamo prendere le nostre decisioni. Già mi era sembrato strano quando durante il lockdown non era «potuto» venire a dormire da me nei giorni in cui avevo casa libera perché mamma e papà erano nella casa di montagna. Ma questa della vacanza proprio non riesco a superarla. Mi sono messa con un bambino delle elementari che ha bisogno del permesso della mamma! Eppure io lo amo. È un bravo ragazzo, un atleta, bellissimo, che studia con ottimi risultati. E mi fa anche ridere. Ma ha questa debolezza «familiare». Sarà perché io sono cresciuta in maniera diversa, o forse perché ho due genitori giovani, poco più che quarantenni, mentre i suoi hanno quasi 60 anni, ma a me questa sua dipendenza mi da fastidio e mi allontana. Gli ho anche proposto di fare una cena con i suoi per farmi conoscere meglio. Ma lui ha detto che i suoi ritengono ancora prematura questa presentazione in famiglia. 
Così mi sono arrabbiata moltissimo e sono giorni che non rispondo alle sue telefonate. Ha 21 anni! È adulto, alla sua età mio padre era indipendente. E io lo sono a 19. L’unico limite che i miei possono mettermi è quello economico, ma per lui non è certo questo il problema. Anche perché non voglio fare una vacanza di lusso. Da quel che ho capito, per i suoi è anche strano che i miei mi permettano di dormire fuori con il mio fidanzato. Come se fossi una «poco di buono». Chiedo a te perché hai detto di essere una madre. Sbaglio io, oppure sono i suoi genitori che stanno rovinando la vita del figlio? E la mia?
Ma ancora esistono genitori così apprensivi e all’antica? Mia madre mi consiglia di lasciarlo, o comunque di fare la mia vacanza anche senza di lui. Ma io non credo di farcela. 

Grazie

Cara M. conosci il detto «dire a nuora perché suocera intenda»? Tu vuoi che io mi rivolga a te, ma in realtà che faccia capire a tua suocera che si sta comportando in maniera assurda. Da suocera appunto. E non me ne vogliano tutte le suocere, madri di figli maschi (e femmine) d’Italia, ma nel racconto di questa giovane ragazza possono riconoscersi in tante. 
Mamme ansiose che non riescono a lasciare liberi i figli. Liberi anche di sbagliare. In amore o in altro. E faccio mea culpa. Non punto il dito come una professoressa «so tutto io», ma mi metto nel novero delle mamme e future suocere che devono sforzarsi per capire il senso vero delle parole di Kahlil Gibran: «I vostri figli non sono i vostri figli. Sono i figli e le figlie della forza stessa della Vita». Frase che normalmente molte di noi mettono sui social, ma che nella pratica rimane lettera morta.
La generazione delle «madri» di oggi è in qualche modo «peggiore» di quella di un tempo dove non si rompeva ai figli per controllo, ma per l’applicazione delle regole della rigida morale dell’epoca. Neanche si poneva la questione se si potesse fare un week end fuori con il fidanzato. Era no e basta. Oggi nel tuo caso è ancora «no e basta», ma non credo proprio che il motivo sia lo stesso. E che la mamma del tuo fidanzato intenda salvare le apparenze. Lei e molte di noi, oggi, tendiamo a fare le emancipate, ma a non emancipare mai i nostri figli. Iniziando dall’impedire loro di fare sbagli, di dare la famosa capocciata al muro che fa male ma che rende più forti.
E anche quando non c’è nessun pericolo, come nel tuo caso, si continua ad esercitare un controllo. A volte anche subliminale. Magari il tuo fidanzato non ha avuto nessun divieto dalla madre, ma immagina che non le faccia piacere la vostra fuga d’amore. E rinuncia. 
L’eccessiva protezione dei cuccioli li rende più deboli. Quindi il mio consiglio è: parti da sola, non farti fermare da dinamiche claustrofobiche. Magari, una volta rimasto solo, Fabio capirà che è il momento di prendere in mano la sua vita. È il momento della famosa «capocciata».