Storia e scandali di lady D, la principessa del popolo

Nata l'1 luglio 1961 e scomparsa a 36 anni di età, prima di poter realizzare molti dei progetti privati e pubblici che aveva in mente, oggi la principessa del Galles avrebbe compiuto 60 anni. Ma la forza del personaggio è tale che, ventiquattro anni dopo averci lasciati, Diana Spencer è ancora qui, viva nella memoria

(video di Sofia Gadici)

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L’inglese Tina Brown, ex-direttrice del New Yorker e di Vanity Fair, considerata una delle migliori giornaliste del mondo, comincia la sua biografia di Diana concentrandosi sul volto della principessa, appena uscita d’albergo a Parigi, mentre sale in macchina con il fidanzato Dodi al Fayed per quello che diventerà il loro ultimo viaggio. Pochi minuti dopo, nella calda serata del 31 agosto 1997, la Mercedes inseguita come al solito dai paparazzi sbanda e si infrange contro il tredicesimo pilastro di una galleria. Dodi e l’autista Henri Paul, che come si seppe poi aveva bevuto, muoiono sul colpo. Trevor Rees-Jones, la guardia del corpo, seduto sul sedile anteriore e l’unico ad avere la cintura di sicurezza allacciata, rimane gravemente ferito ma sopravvive. Trasportata ancora viva in ospedale, lady D viene dichiarata morta due ore più tardi.

Ma torniamo all’immagine descritta da Tina Brown, un primo piano basato sulle istantanee scattate dai paparazzi appena Diana esce dall’hotel, fotografie che la giornalista evidentemente ha studiato con attenzione come materiale per il suo libro, pubblicato nel decimo anniversario del tragico incidente. “L’espressione della principessa è triste”, scrive l’autrice, “si capisce che deve avere appena litigato con Dodi e che la loro unione non è già più felice”. Cito a memoria, non avendo più il testo sottomano, ma il senso è questo. Ebbene, molto tempo dopo è saltato fuori il filmato registrato dalle telecamere a circuito chiuso nell’ascensore dell’albergo. Si vedono Diana e Dodi che parlano, ridono, si sfiorano affettuosamente: sembrano il ritratto della felicità. La biografa ha immaginato l’esatto contrario perché lady D, davanti ai flash dei fotografi, cambia faccia. Viene da chiedersi quanto delle successive 600 pagine del libro sia altrettanto sbagliato e fuorviante per capire chi fosse “la principessa del popolo”, come la chiamò nella sua eulogia funebre l’allora premier britannico Tony Blair.

 

Conosciamo davvero Lady Diana?

La premessa è necessaria, prima di riassumere la vita di Diana Spencer in occasione dell’1 luglio 2021, giorno in cui avrebbe compiuto sessant’anni, come avvertimento al lettore: su questa donna sono stati scritti centinaia di libri e migliaia di articoli di giornale, ma su chi fosse davvero, su cosa ci fosse nel suo cuore e su quali fossero le sue intenzioni per il futuro che non ha avuto, sappiamo relativamente poco. Diede una sola lunga intervista, alla BBC, quella del “siamo in tre in questo matrimonio” tornata d’attualità recentemente perché si è scoperto che l’intervistatore l’aveva convinta a parlare con un imbroglio. È scomparsa a 36 anni di età, dunque prima di poter realizzare molti dei progetti privati e pubblici che aveva in mente. I membri della famiglia reale, gli unici che l’hanno conosciuta bene, non hanno più rilasciato dichiarazioni su di lei dopo la morte, tranne i figli William e Harry, che tra loro a quanto pare non vanno più tanto d’accordo ma sono accomunati dall’affetto per la madre precocemente perduta. Tutto il resto sono in gran parte chiacchiere, se perfino una giornalista carica di gloria come Tina Brown ha preso letteralmente fischi per fiaschi nel provare a raccontarci chi era Diana a partire da quella fatale serata parigina. Se vi dicono che il serial “The Crown” ha usato la fantasia nei confronti di Diana, di Carlo e del resto della royal family, non prendetevela con gli sceneggiatori: di fantasia hanno avuto bisogno anche la maggior parte dei cronisti e dei biografi di corte.

Invece di fare uno sforzo di immaginazione limitiamoci dunque ai fatti, che nel suo caso sono già abbastanza romanzeschi, anzi degni di una fiaba, di quelle che promettono il lieto fine ma invece finiscono male: tipo la Bella Addormentata non si risveglia, Cappuccetto Rosso viene mangiata dal lupo cattivo, il principe non ritrova il piedino di Cenerentola.

Diana a 9 anni 

L'infanzia, prima dell'incontro con il principe

I suoi primi vent’anni, dalla nascita al fidanzamento nel febbraio 1981 e al matrimonio nella cattedrale di St. Paul tre mesi più tardi, non registrano eventi eclatanti, ma qualche presagio sì. Diana nasce a Sandringham, nel Norfolk, nello stesso territorio della residenza in cui la regina Elisabetta trascorre per tradizione le vacanze di Natale. Anche la sua è una famiglia aristocratica, quella dei conti di Spencer, strettamente connessa alla royal family da generazioni. I suoi genitori si tradiscono reciprocamente, si separano, si risposano: amanti e relazioni clandestine sono per così dire nel dna della fanciulla. Timida durante l’infanzia, a scuola Diana non è particolarmente brillante. Dopo l’equivalente del nostro esame di maturità viene spedita in Svizzera in un collegio di buone maniere, etichetta, galateo: è il 1977, anno di rivolte studentesche in Italia, ma l’alta nobiltà inglese alleva le sue fanciulle come se fosse ancora l’Ottocento. Al ritorno a Londra Diana non si iscrive all’università, frequenta un corso di cucina, sogna di diventare ballerina di danza classica e si dedica all’attività che meglio le riesce: fare la baby-sitter e l’assistente in un asilo. Almeno non è più prigioniera dei genitori: vive con tre amiche in un appartamento a Earls Court.

Poiché gli Spencer frequentano abitualmente la famiglia reale, Diana comincia a incontrare Carlo, tra battute di caccia, partite di polo e ricevimenti. Calato nel ruolo del playboy viziato, mellifluo e capriccioso, dopo essere stato un ragazzo solo, difficile, vittima del bullismo a scuola e dei freddi rapporti con i genitori in casa, lui all’inizio sembra interessato a corteggiare la sorella maggiore di Diana, ma rimane impressionato quando quest’ultima, in uno slancio spontaneo rivelatore del suo carattere, gli esprime cordoglio per la scomparsa di Lord Mountbatten, assassinato dagli indipendentisti nordirlandesi dell’Ira in un attentato, l’amatissimo prozio che fa da padre a Carlo. Diana è bella, nobile, giovane e vergine: lo staff di Buckingham Palace, come e forse più che la regina e il suo consorte, la identificano come candidata ideale per dare una moglie e dei figli all’erede al trono, ormai 33enne e ancora scapolo, come si diceva allora. Scapolo impenitente, per dirla con un’altra espressione dell’epoca. Diana ancora non lo sa, ma Carlo non ha mai chiuso del tutto il suo flirt con Camilla Parker-Bowles, la nobildonna che avrebbe desiderato come moglie ma che si lascia sfuggire e va a nozze con un altro. Capisce subito che qualcosa non va, la futura principessa, perché nell’intervista di rito dei promessi sposi, quando l’intervistatore chiede se i due sono innamorati, domanda scontata da cui il giornalista e il pubblico si aspettano una risposta scontata, lei risponde “Oh yes, absolutely” (Oh sì, assolutamente), mentre la replica del principe è passata alla storia come uno dei peggiori understatement romantici di tutti i tempi: “Whatever ‘in love’ means” (Qualsiasi cosa significhi ‘essere innamorati’). Non voleva certo dichiarare in diretta tivù il suo amore a Diana, mentre il vero oggetto delle sue brame, Camilla, era seduta davanti al video.

 

Il matrimonio da favola si rivela un incubo

La luna di miele è una crociera sullo yacht reale britannica: Egitto, Tunisia, Sardegna e Grecia. A Londra la coppia vive a Kensington Palace. Sei mesi dopo le nozze, Buckingham Palace annuncia che Diana è incinta: William nasce nel giugno 1982. Due anni dopo viene alla luce Harry. Le indiscrezioni future diranno che il matrimonio è infelice dall’inizio: a tale punto che i due figli sarebbero il frutto dei due unici rapporti sessuali avvenuti fra marito e moglie. Un gossip dato per buono da molti afferma addirittura che il sesso ci fu una volta sola: Harry sarebbe figlio del maggiore James Hewitt, uno degli amanti di Diana. In effetti si somigliano come due gocce d’acqua. Come che sia, l’unione dura poco più di un decennio, nel corso del quale Carlo e Diana girano il mondo insieme in rappresentanza della Corona, visitando tra l’altro l’Italia ricevuti dal presidente Sandro Pertini, e gli Stati Uniti, dove Diana, alla cena di gala alla Casa Bianca di Ronald Reagan, volteggia in un ballo fra le braccia di John Travolta, l’attore reso famoso da film come “La febbre del sabato sera” e “Grease”.

Nel dicembre 1992, undici anni dopo le nozze e dieci dopo il parto di William, il primo ministro britannico John Major annuncia la separazione di Carlo e Diana. Cosa c’entra il premier con un amore che finisce o meglio non è mai nato? C’entra, perché è una questione di stato: un futuro re separato non si è più visto dai tempi di Enrico VIII, che di mogli ne ebbe cinque. Le poverine che venivano scartate, come Anna Bolena, non facevano una bella fine. Quella di Diana non farà eccezione. Lei rimane a Kensington Palace con i figli, Carlo si trasferisce a Clarence House, un piccolo maniero vicino a Buckingham Palace. Trentunenne, sola, finalmente autonoma, lady D – come l’hanno soprannominata i giornali – inizia così la sua terza vita: breve, a tratti felice, poi dolentissima e funesta. Viaggia senza sosta, conquistando tutti: diventata una donna matura, è ancora più bella di quando era una sposa ragazzina. Affascina con la sua personalità che finalmente emerge senza complessi: parla liberamente, dice ciò che pensa, come i membri della famiglia reale non fanno. Si dedica alla beneficenza, in particolare alla campagna per le vittime delle mine nei paesi in guerra. È una madre esemplare, amatissima da William e Harry. Consuma amori con gli uomini che le capita di incontrare, forse non con quelli che vorrebbe o potrebbe avere. Diventa un’icona di stile, i grandi fashion designer la adorano e fanno a gara per regalarle i loro abiti firmati. Già messo in ombra da lei quando erano una coppia chiaramente in crisi, Carlo scompare al cospetto della nuova Diana libera e spregiudicata fino a mettersi con il figlio di un miliardario egiziano, la prospettiva di dare un fratellino musulmano al futuro sovrano William.

Le cattiverie di Carlo raccontate in tv

Di tutto questo periodo ora si parla soprattutto per la sua intervista del 1995 alla BBC, in cui confessa i propri amori, le cattiverie di Carlo e il matrimonio “un po’ affollato” a Martin Bashir, fin lì un oscuro reporter, che realizza così lo “scoop del secolo”. Oggi, a un quarto di secolo di distanza, Bashir è precipitato nella vergogna: un’inchiesta interna ha stabilito che ingannò la principessa (e prima ancora il fratello di lei, conte di Spencer), falsificando documenti bancari per dimostrare che i servizi segreti pagavano il personale della casa reale per spiare lady D. La reazione della famiglia reale, in particolare di William, dello stesso conte Spencer e dei media conservatori, è stata univoca: senza quella intervista i rapporti fra i pur separati Carlo e Diana non sarebbero peggiorati fino al punto di divorziare. William ipotizza perfino che Diana sia morta a causa dell’intervista, perché altrimenti avrebbe mantenuto la scorta reale e quella notte a Parigi i paparazzi non avrebbero potuto inseguirla così da vicino. Per fortuna ci sono i giornali progressisti a rimettere la bilancia sul verso giusto: Diana e Carlo erano già separati da tre anni quando lei concede l’intervista alla Bbc, ne avevano già dette e fatte di tutti i colori, e il divorzio non era ancora maturato solo perché lei non aveva trovato l’uomo giusto o la voglia per risposarsi. Attribuire all’intervista alla Bbc la crisi vissuta dalla monarchia britannica a causa di Diana è un tentativo revisionista di riscrivere la storia. E di colpire la Bbc, che con la sua imparzialità dà fastidio al governo di Boris Johnson.

 

La morte tragica e le teorie del complotto (smentite)

Cominciata con la loro separazione nel 1992, la crisi giunge al culmine con la morte di lady D cinque anni dopo. L’auto non avrebbe sbandato, se ci fosse stata la scorta reale? Nessuno può saperlo. Di certo i paparazzi ci sarebbero stati ugualmente e l’autista aveva troppo alcol in corpo. Non sappiamo nemmeno se Carlo abbia detto o pensato la frase che gli viene messa in bocca da “The Crown” (e da vari royal watchers): “Adesso tutti penseranno che l’ho fatta ammazzare io”. Di conseguenza, ecco il suo timore, nessuno lo accetterà più come re. Sembra perlomeno verosimile che il principe abbia avuto un dubbio di questo tipo. Ha sposato Diana senza amarla. L’ha maltrattata per dieci anni. L’ha tradita con Camilla senza neanche cercare di nasconderlo. Si è comportato come se Enrico VIII non fosse lontano cinque secoli, ma il suo spirito aleggiasse ancora sull’Inghilterra, permettendo a un erede al trono di comportarsi sempre e comunque come gli pare.

 

Detto questo, le teorie del complotto, secondo cui Carlo, suo padre Filippo o addirittura la regina avrebbero ordinato ai servizi segreti di assassinare Diana in modo che la morte sembrasse un incidente, non stanno in piedi. Se avesse allacciato la cintura come ha fatto la guardia del corpo, lady D sarebbe ancora qui, pronta a soffiare sulle candeline del suo sessantesimo compleanno. La forza del personaggio è tale che, ventiquattro anni dopo averci lasciati, Diana Spencer è ancora qui, viva nella memoria di chi l’ha conosciuta anche soltanto tramite i giornali e la tivù, fonte del fascino malinconico delle eroine sfortunate, ombra che si proietterà in eterno sul suo bislacco marito, madre rimpianta dai figli: che cercano ancora, ciascuno a suo modo, di uscire dallo shock della sua scomparsa.