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AVRÒ CURA DI TE
La strategia della felicità
AVRÒ CURA DI TE

La strategia della felicità

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Tutti odiano i monopattini. Te li trovi davanti dietro la curva mentre guidi, passano col rosso, dicono. Li guidano come pazzi, ci vanno contromano, in due, in tre, poi li abbandonano dove capita, ammucchiati. Maldetti monopattini, stesi sui marciapiedi come cani morti, peggio dei cani morti perché sono di ferro e ci vai a sbattere e ti fai male, aggiungono. I monopattini vanno troppo forte, i monopattini vanno troppo piano, i monopattini sono troppi, spiegano. Ognuno ha il suo personale aneddoto contro il monopattino che c’è mancato poco finisse in tragedia. C’è un’unanimità di sdegno contro i monopattini che neanche contro le minigonne a Kabul. Provate a chiedere in giro: tutti nemici giurati. 

Nessuno ammetterà mai la verità, e cioè che i monopattini sono una gran figata. E l’unica ragione per cui non li prendi è che ti vergogni. Quando li vedi sfrecciare (anche contromano e sui marciapiedi per carità) ti viene quella rabbietta, quell’invidia che si ha verso chi è più giovane e si sta divertendo. O magari ha la nostra età, ma si sta divertendo comunque, anziché imprecare dentro un’automobile, sudando. Andare in giro per la città col monopattino, specie in queste giornate torride con le strade meno intasate dal traffico, deve essere un vero spasso. Lo immagino, perché non l’ho mai fatto. Ma lo ammetto: mi vergogno. Sono troppo vecchia, che figura ci faccio se finisco a gambe all’aria? Però il monopattino mi mette allegria, sarà che mi ricorda uno strumento simile ma assai più rudimentale che era il mio sogno di bambina. Non so più quante lettere a Babbo Natale ho scritto implorandolo perché mi portasse un monopattino. Ma Babbo Natale fu inflessibile, nonostante tutti i miei sacrifici per apparire ai suoi occhi la bambina più buona del pianeta. Così mi è sempre rimasta la voglia di scivolare sull’asfalto in equilibrio su quella cosina minuscola e instabile. 

È vero, è una cosa da ragazzini, e quindi? Beati quelli che se ne infischiano, anche della riprovazione degli altri, anche della tibia e il perone fratturati. E che noia tutto questo scandalizzarsi verso nemici cretini! Multe, caschi, limitazioni, milioni di regole… ma davvero il nostro obiettivo è sabotare i monopattini? È in questo modo che vogliamo salvare le città, impedendo alla gente di scorrazzare da una parte all’altra (anche contromano e sui marciapiedi per carità) col sorriso stampato sulla faccia? In questa rubrica si parla di cura e prendersi cura di una comunità è l’esercizio più difficile che c’è. Questo esercizio si chiama politica. Come medici e insegnanti i politici dovrebbero prendersi cura, garantire libertà e diritti a tutti. Tutti, compresi quelli che amano scorrazzare coi monopattini. Vi sembrerà bizzarra questa mia difesa di un’attività che peraltro non pratico, e forse, e dico forse, non sta tanto simpatica neanche a me. Ma andare in monopattino piace a tantissima gente e, tutto sommato, produce pochissimo danno. Senz’altro meno delle automobili, o dei frigoriferi abbandonati per strada. Ma fare la guerra ai monopattini mi sembra l’indice di quanto la politica riesca a essere miope, e anche un po’ ridicola. Di come si dimentichi con facilità delle persone giovani, o anche di quelle adulte che pagano le tasse ma hanno ancora voglia di divertirsi. Non è bella una società che si precipita con la mannaia su qualsiasi cosa puzzi di divertimento. Nel nome del decoro e della sicurezza abbiamo varato tante di quelle inutili crociate! 

E se avessimo sbagliato? Se una città bellissima fosse invece quella in cui tutti vanno in monopattino, e non c’è più nessuna macchina da schivare né alcun imbarazzo da superare? Una volta ogni tanto sarebbe bello dar retta a un criterio diverso: la felicità. Anche perché: chi l’ha detto che porterebbe risultati peggiori?