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Foto di Brett Lloyd
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Diavoli e paradiso, 5 anni a Napoli: i ritratti di Brett Lloyd

Brett Lloyd ha ritratto per 5 anni il vitalismo e la sensualità dei corpi di Napoli: pescatori, vedove e Madonne, ragazzini e anziani segnati dal tempo

3 minuti di lettura

Le aguglie acciuffate con le mani, i pesci di scoglio infilzati. I corpi giovani e i corpi anziani: i primi a posare a favor di camera, i secondi a giocare a favor della scaramanzia e dell’oltraggio agli anni. Nemmeno un palazzo arciducale sullo sfondo, a parte la pietra porosa di castel dell’Ovo che galleggia sul mare. La Napoli immortalata da Brett Lloyd, in un bianco e nero striato d’oro, è una città senza storia, fatta solo del respiro eterno del mare che tutto si piglia e tutto restituisce, un posto totalmente nel presente sconquassato dal vitalismo dei corpi che – spiega il fotografo di moda londinese – «per risultare sensuali non hanno mai bisogno di essere ulteriormente sessualizzati». Scansito lungo una giornata ideale, dall’alba fino al tramonto (l’idea dell’editing è di Alister Mackie, fashion stylist e direttore creativo di AnOther Man), il progetto Napoli Napoli Napoli (Mörel Publishing) è stato appena presentato all’ultima edizione di Paris Photo, prima del lancio ufficiale che è avvenuto il 16 novembre allo Spazio Maiocchi di Milano.

Nelle immagini di questo servizio scatti tratti da Napoli Napoli Napoli, volume fotografico (edito da Mörel Publishing) che l’inglese Brett Lloyd ha sviluppato in 5 anni di ricerca, seguendo la linea della costa della città e i suoi personaggi senza tempo. Il 16 novembre il libro è stato ufficialmente presentato allo Spazio Maiocchi di Milano.
Nelle immagini di questo servizio scatti tratti da Napoli Napoli Napoli, volume fotografico (edito da Mörel Publishing) che l’inglese Brett Lloyd ha sviluppato in 5 anni di ricerca, seguendo la linea della costa della città e i suoi personaggi senza tempo. Il 16 novembre il libro è stato ufficialmente presentato allo Spazio Maiocchi di Milano. 

Diranno, a torto, che la sua fotografia va a caccia dell’esotismo erotico del barone Wilhelm von Gloeden, che a fine Ottocento immortalava a Taormina gli efebi siciliani... 
«No, quel linguaggio non è proprio nel mio Dna. E negli sguardi dei napoletani c’è così tanto sex appeal naturale, son così carichi di voglia di flirtare, che non c’è bisogno di aggiungere nulla. Non provavo però alcuno stimolo erotico guardando quei corpi sulla spiaggia e, a dimostrarlo, c’è il fatto che in tutto il libro non appare una sola foto di nudo. Da un punto di vista espressivo, sono molto più vicine alle immagini scattate in Grecia da Herbert List negli anni Trenta del secolo scorso. Alla sensibilità anti pornografica di Bruce Weber. O alle sculture di Vincenzo Gemito, che ho l’onore di collezionare. Una sorta di contrario artistico di Rodin». 
Come ha conosciuto l’opera di Gemito?
«Grazie a Costantino Evangelista, un antiquario di via Foria. L’ho incontrato 8 anni fa e mi ha preso sotto la sua ala: andavo nel suo negozio da squattrinato e non mi ha mai trattato con sufficienza. E oggi, che ho qualche possibilità economica in più, mi aiuta a trovare pezzi stupendi che tengo nella mia casa di Roma o nello studio a Londra, provenienti da qualche dimora nobiliare sulla Costiera Amalfitana i cui proprietari son costretti a rifare il tetto o ristrutturare ali intere e devono privarsi di qualche pezzo pregiato per pagare i lavori. Gemito mi piace perché era uno scugnizzo, un senzatetto, diventato poi uno dei più grandi scultori napoletani. Colleziono anche i quadri di Domenico Morelli. E le fotografie di nudo di Vincenzo Galdi».

 Foto di Brett Lloyd
 Foto di Brett Lloyd 

Come ha esplorato la costa davanti a Napoli?
«Mi ha aiutato Alessandro, noleggiatore di kayak con sede a Villa Don’Anna, un angolo di paradiso verso Marechiaro dove il mare perde lo scuro del porto e comincia a farsi limpido. Mi ha fatto scoprire gli scorci amati da Oscar Wilde e Andy Warhol. E lo scoglio dei femminielli, dove Galdi portava i modelli per scattare i ritratti, verso Posillipo. E il Palazzo degli Spiriti, da cui si tuffano i ragazzini. Vuole sapere perché si chiama così?».
Certo. 
«Perché lì dentro, di notte, i briganti forgiavano le monete contraffatte. Da lontano, i pescatori vedevano il bagliore delle lingue di fuoco luccicare dalle finestre e pensavano fosse infestata dalle anime dei defunti». 
Da quanto tempo passa le sue estati a Napoli?
«Dodici anni: sempre la stessa casa in affitto, al quartiere Pallonetto, in via Monte di Dio».   
E la lavorazione di questo libro quanto è durata?
«Cinque anni, scattando con una Rolleiflex a formato quadrato, una macchina preziosa che ho dimenticato mille volte sugli scogli e nessuno ha mai osato toccare. Mi svegliavo alle cinque per incontrare i pescatori di mitili e calamari, che vogliono farteli mangiare crudi e non puoi mai dire di no. E dove c’è la mia barca preferita, O’Pesce, il cui nome mi son fatto tatuare sulla spalla. Poi, alle sette in punto, andavo a incontrare gli anziani agli scogli di Santa Lucia, solo uomini di 70 anni che ridono, giocano, usano i bivalvi delle cozze per farsi delle maschere da pulcinella, cantano e si tuffano in mezzo alle barche tra le chiazze d’olio, felici come bambini e aggraziati come Roberto Bolle. Uno spettacolo di bellezza che mi ricorda le opere del pittore spagnolo Jusepe de Ribera, che sapeva che una vita ben vissuta, in un corpo segnato dal tempo, può essere uno spettacolo stupendo. E che non ho mai visto esplodere così in nessun’altra città del mondo».  

Foto di Brett Lloyd
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Perché non resta a Napoli per sempre, allora?
«Perché in ogni strada c’è una Madonna, ad ogni angolo una chiesa, più numerose che a Roma. Poi le vedove in nero affacciate ai bassi. I crocifissi nelle nicchie. La voce del Papa dalle finestre, la domenica mattina. Dopo quattro mesi, ogni estate, finisco per sentirne il peso. E devo scappare in aeroporto».
Benedetto Croce diceva che Napoli è un paradiso abitato da diavoli. 
«E in questo ricorda la mia Sheffield, con lo stesso sarcasmo della gente, quello che arriva dal popolo e dalla working class. I napoletani se vogliono, proprio come gli inglesi di casa mia, solo parlandoti possono tagliarti con mille coltelli».  


 Foto di Brett Lloyd
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