Unheimlich II: Astarti, 1979-1980 ©Klonaris/Thomadaki
Unheimlich II: Astarti, 1979-1980 ©Klonaris/Thomadaki 

Le donne di Klonaris/Thomadaki, arte per sfidare il patriarcato

Al Maxxi di Roma, fino al 19 giugno, la prima retrospettiva dedicata al duo artistico che dagli anni Settanta ha esplorato il Cinéma Corporel

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Sovvertire il rapporto patriarcale regista-attrice, ridefinendo i ruoli. Regista, donna, attrice. Coppia, nella vita privata e in quella artistica. Un modo nuovo, attivo, impegnato di concepire il cinema, e il video, già negli Settanta. È questa la formula del duo Klonaris/Thomadaki che arriva al Maxxi, museo nazionale delle arti del XXI secolo di Roma, con una prima retrospettiva dedicata al loro Cinéma Corporel

Double Self Portrait, 1977 © Klonaris/Thomadaki
Double Self Portrait, 1977 © Klonaris/Thomadaki 
Diciassette video, proiettati nell'arco di cinque settimane fino al 19 giugno, compongono la rassegna Klonaris/Thomadaki. Corpi in rivolta, curata da Giulia Simi con lo scopo di far conoscere e restituire l'impegno femminista del duo artistico di origine greca che dal 1975 opera a Parigi.

 

Le varie fasi della loro ricerca pluridisciplinare verranno percorse attraverso una selezione dei loro lavori, dalle prime sperimentazioni alle opere più note come Tétralogie corporelle (1976-79), Cycle de l'Unheimlich (1977-1982), la Série Portraits (1979-in corso) e il Cycle de l'Ange (1984-in corso).

Requiem pour le XXe siècle, 1994 © Klonaris/Thomadaki
Requiem pour le XXe siècle, 1994
© Klonaris/Thomadaki 
Marie Klonaris, nata in Egitto nel 1950, è cresciuta ad Alesssandria, si è formata in Grecia in arti visive e lettereratura per poi trasfersi in Francia dove ha approfondito gli studi a la Sorbonne, focalizzandosi sulla videoarte femminile di artiste come Gina Pane. Scomparsa nel 2014 a Parigi, la sua opera continua a vivere grazie alla produzione di Katerina Thomadaki che insieme a lei costituisce il duo artistico femminista del cinema sperimentale. Intersessualità, generi, corpi - che non a caso nel loro cinema spesso prendono il nome di "corpi dissidenti" - sono i temi cari della loro ricerca, così come la ridefinizione del rapporto regista-attrice in chiave non più patriarcale.