Manuela: "Con la menopausa non riuscivo più a capire il mio corpo. Ora ho fondato una community per aiutare donne come me"

Dalle eruzioni cutanee ai vuoti di memoria: una sintomatologia impegnativa che per Manuela ha significato rivolgersi a diversi medici prima di trovare un approccio olistico che rimettesse al posto giusto i tasselli di un puzzle complicato. Così ha deciso di fare tesoro della sua esperienza e ha creato una pagina Instagram per aiutare le donne che si affacciano alla menopausa ad accorciare la “curva di apprendimento” e a vivere il cambiamento con più serenità
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“La menopausa è stata uno shock”. Manuela Peretti, 54 anni, esperta di marketing in una grande multinazionale, lo dice senza mezzi termini. “Ho dovuto fare i conti con una serie di problemi: eruzione cutanee improvvise, disturbi del sonno, la mancanza di energia, l’irritabilità immotivata, la progressiva atrofia vaginale”. Se la menopausa vera e propria è arrivata a 52 anni, è stata preceduta da tre anni difficili. Manuela, infatti, si è misurata con cambiamenti a livello neurologico. “Il segnale forte che mi ha preoccupata di più sono stati i vuoti di memoria. Ho pensato che ci fosse qualcosa di significativo che non andava, non sapevo invece che era un fenomeno collegato ai cambiamenti ormonali”. Avere un ruolo di responsabilità in azienda ha aggiunto un elemento di preoccupazione in più. “Un conto è se un vuoto di memoria ti succede nella vita privata, un altro è se si verifica in ambito professionale. Anche se si tratta di episodi sporadici, rischiano comunque di distruggere quello che hai costruito”. Perché se è vero che a noi donne, molto spesso, manca una piena consapevolezza di questa fase della vita, sul posto di lavoro continuano a prosperare molti stereotipi negativi in proposito.

 

Alla ricerca di una soluzione

Per cercare di ristabilire il suo benessere e riprendere in mano le redini della sua vita personale e professionale, Manuela passa da un medico all’altro. “Quando si affronta la menopausa manca un approccio integrato che copra la ginecologia, l’endocrinologia, l’urologia, la dermatologia. Ogni specialista, infatti, si occupa della propria branca, ma io avevo bisogno di uno sguardo olistico che mi aiutasse a vivere meglio la condizione in cui mi trovavo. E non è stato facile trovare la persona giusta che mi dedicasse il tempo e le attenzioni di cui avevo bisogno”. Fra i sintomi, infatti, ci sono stati anche dolori articolari, difficoltà di concentrazione, cefalee, allergie, pelle secca e sottile, ma anche e soprattutto infezioni urinarie. "Capita molto spesso alle donne in menopausa di soffrire di quella che viene identificata come una normale cistite e, dunque, trattata con un antibiotico", osserva da Bologna la dottoressa Debora Marchiori, urologa. Ma in realtà, si tratta della Sindrome Uro-genitale della Menopausa, una sindrome codificata nel 2015 negli Stati Uniti. "È stato scoperto che la vescica e la parte esterna dell'uretra sono estrogeno-dipendenti. Il calo di ormoni legato alla menopausa, dunque, determina una riduzione dello strato della mucosa che, più sottile, è più sensibile e prona alle infezioni".

Prima di incontrare gli specialisti giusti, le informazioni a cui Manuela aveva accesso erano poche e frammentarie: “In rete e sui giornali leggiamo sempre di gravidanza e di fertilità, ma la menopausa è il grande assente. Insomma, le donne - e io non ho fatto eccezione - affrontano la menopausa partendo da un vuoto informativo e devono andare a cercarsi da sole le risposte di cui hanno bisogno”. Il risultato, osserva Manuela, non è stata solo la difficoltà a navigare i sintomi. “Avevo paura che la fine della fertilità mi portasse e portasse le persone che mi circondano a vedermi con occhi diversi. Mi sono resa conto del tabù che alimentavo dentro di me”. Manuela ne ha parlato in prima battuta con il marito. “Ho capito che, lungi dal vedermi come una donna non più desiderabile, era il mio primo alleato”.

 

Un approccio olistico

La terapia ormonale sostitutiva associata a terapie locali le hanno permesso di gestire i sintomi, come l’atrofia vaginale. “Non ho avuto alcun effetto collaterale dalla terapia, ma poiché può essere utilizzata solo per un numero di anni limitato e poi è consigliabile sospenderla, ho in programma di passare agli ormoni bioidentici di orgine naturale che, in quanto simili a quelli prodotti dal nostro corpo non hanno cointroindicazioni e sono fortemente personalizzabili". Manuela ha potuto contare anche sull'attività fisica. "Ad attività fisica a più alta intensità e impatto ho affiancato pilates e yoga che hanno effetti molto positivi su disturbi della menopausa, in quanto aiutano a rinforzare il pavimento pelvico, a sciogliere le tensioni muscolari e a ridurre lo stress". Il supporto dell'urologa, inoltre, è stato fondamentale. "Lungi dal dover vivere con il disagio e il dolore, esistono terapie che aiutano a rinforzare il tessuto della vescica e dell'uretra esterna", prosegue la dottoressa Marchiori. "Le terapie ormonali, simil-ormonali, ma anche il laser e terapie topiche sono fondamentali per poter convivere con una patologia cronica che va trattata da un team che comprende urologo, ginecologo e gastroenterologo".

 

Menopausa: dal problema all’opportunità

La difficoltà nel mettere dei punti fermi sulla mappa, però, ha lasciato il segno e Manuela ha deciso di trasformare gli ostacoli che ha dovuto affrontare in un’opportunità per le altre donne. Il risultato è ManuPausa, una community online che raccoglie i pareri di medici e specialisti dove le donne possono trovare confronto e conforto fra di loro. “Ho pensato alle donne che si possono trovare nella stessa mia situazione, ma che non hanno la mia tenacia, le mie possibilità, le mie risorse, perché per trovare la quadra in una condizione che presenta sintomi così diversi da donna a donna occorrono tempo, energie e soldi”.

Il Covid, inoltre, ci ha messo del suo. “Ci siamo ritrovate tutte più isolate e ho avuto modo di riflettere sull’importanza della sorellanza. Paradossalmente, la menopausa è una fase comune a tutte le donne in cui abbiamo la possibilità di conoscerci, riconoscerci e ritrovarci”. Il passaggio dalla menopausa come problema alla menopausa come nuova stagione dell’esistenza, ha segnato anche l’avvento di nuove consapevolezze. “Mi sono resa conto del fatto che la fine della fertilità è anche un momento di rinascita in cui dedicarci più tempo, recuperare le energie per sentirci più libere, ribelli e immaginarci fuori dagli schemi. Per me, in particolare, è stata l’occasione per dare spazio agli aspetti più creativi della mia personalità”.

La community, “in cambio”, ha permesso a Manuela di scoprire un talento che non pensava di avere. “Mi è sempre piaciuto ascoltare, entrare in relazione con le altre persone, ma l’ho sempre considerata come una mia inclinazione, non avrei immaginato che questo valesse anche per gli altri. Adesso, invece, noto che si sentono a loro agio nel condividere le loro storie con me”.