Divorzio

Lisa: "Un matrimonio di facciata non mi bastava. Così ho preso in mano il mio futuro"

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Mamma, papà e due figli: una famiglia all’apparenza perfetta. Ma sotto la superficie si nascondeva una distanza incolmabile fatta di assenze e tradimenti. Per questo Lisa ha scelto di andare al cuore delle cose, pagando il prezzo della verità
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Per molti anni Lisa (il nome è di fantasia) non è riuscita a parlare del suo divorzio. “Lo considero un fallimento”, dice senza mezzi termini dalla sua casa di Milano. “Anche se, a posteriori, riconosco che mi abbia insegnato a non dividere più la realtà fra bianco e nero. Ci sono i grigi, le sfumature”. Ed è proprio in questa “terra di mezzo” che le traiettorie della vita di Lisa, oggi 48 anni, e del suo ex-marito si sono avvicinate, incrociate e allontanate, come due pianeti distanti che per un momento si sfiorano. “In effetti, apparteniamo a universi lontani, fra noi c’era un’attrazione complementare. Io provengo da una famiglia piuttosto rigida, con orari, doveri e sono sempre stata molto inquadrata. Lui, invece, era il mio opposto: viveva da solo, mangiava quando voleva. Se dovevamo partire, io puntavo la sveglia, lui diceva: 'Ma sì, quando ci svegliamo partiamo'”.

Questo modo di vivere, così diverso dalle sue abitudini, affascina Lisa. “Mi dava respiro, ma immagino che, al contrario, lui fosse attratto dalla stabilità che rappresentavo, anche in termini di progettualità”. Come milioni di altre coppie, la conoscenza avviene sul lavoro. “Io ho una laurea in psicologia, lui in ingegneria gestionale. Eravamo due giovani molto orientati alla carriera, lavoravamo tantissimo, ma riuscivamo anche a ritagliarci spazi di convivialità. Per lui, era una cosa importantissima”.

Il passaggio da coppia a genitori esplode queste dinamiche. “Lui continuava ad avere bisogno di socialità, io tutto il tempo fuori dal lavoro lo dedicavo a mia figlia”. Una sfida ciclopica per una mamma appena nominata direttore del personale di una società di ottocento persone. “Con la nascita della bambina, avevo ottenuto il part-time. Una fortuna, rispetto a tante altre donne, ma significava fare lo stesso lavoro, per meno soldi, in metà del tempo. Alle sei, correvo a prendere la bambina al nido, alle nove andavamo a letto, alle 2:30 di notte mi svegliavo per lavorare”. Nonostante le difficoltà, Lisa sfodera la determinazione necessaria: “Era un grandissimo sforzo, ma lo facevo per la costruzione del nostro progetto di famiglia”.

Con questi ritmi, lentamente, impercettibilmente, la coppia scivola in secondo piano. Per quanto possibile, Lisa cerca di assecondare la voglia di socialità del marito. “Ogni tanto, chiamavo una baby-sitter per poter uscire insieme. Lui era uno da movida, da discoteca. Per me, anche un aperitivo era una fatica, per lui non era mai abbastanza”. Le distanze nella coppia continuano a crescere fino a una vacanza tre anni più tardi. “Eravamo in crociera, è stato un viaggio miracoloso in cui abbiamo recuperato la nostra dimensione”. Di lì a poco, Lisa aspetta il secondo figlio. “Pensavo che questa seconda maternità sarebbe stata il collante per la nostra vita di coppia, ma alla fine siamo ricaduti nelle dinamiche che ci allontanavano”.

La verità è stata una doccia fredda

Con due bambini piccoli di cui occuparsi, Lisa non riesce a tenere il ritmo e lascia il lavoro. “Il primo segnale che mi ha fatta preoccupare per il nostro matrimonio è stato quando ho avuto la tentazione di tradire mio marito. Sapevo che lui aveva altre storie perché una donna, diciamoci la verità, certe cose le sente, ma sentivo anche che non erano storie importanti. Arrivavo addirittura a giustificarlo, chiamando in causa i ritmi della nostra vita, la distanza che si era creata fra di noi anche nell’intimità. Ma fare altrettanto andava contro le mie convinzioni”. I mesi passano, Lisa torna al lavoro. “Con un’agenda fittissima di impegni e i bambini da crescere, non avevo testa per altre questioni”.

Come molte donne, Lisa non cerca aiuto, ma stringe i denti: “A posteriori, riconosco di avere avuto un mare di persone attorno, persone su cui so di poter contare ciecamente, ma io non chiedevo. Il problema è proprio che io non chiedevo e credo di aver fatto lo stesso errore con mio marito. Arrivavo a fare tutto, ero indipendente, autonoma”. Paradossalmente, proprio quando il ritmo durante l’estate rallenta, le cose prendono una svolta improvvisa e inattesa. “I bambini erano al mare con i nonni. Ho pensato che per noi fosse finalmente l’occasione per passare del tempo insieme, riavvicinarci, uscire tutte le sere come lui desiderava”. La sua risposta, però, è una doccia fredda: “Mi ha detto: 'Non sei neanche fra le prime dieci priorità'”. Lisa precipita in un buco nero: “La sua frase mi ha sconvolta, non ricordo neanche cosa ho risposto”. Quelle che seguono sono settimane terribili: “Abbiamo smesso di comunicare. Ho ipotizzato di fare della terapia di coppia, ma ho capito che eravamo andati troppo avanti. Se non sei fra le prime dieci priorità, vuol dire che non sei proprio contemplata. Quella frase era stato uno spartiacque: non stavamo costruendo nulla, la nostra coppia non c’era più”.

 

"Andare avanti non aveva senso"

Con il cuore pesante, Lisa prende atto della situazione. “Ho pensato molto. Ho riflettuto sulle donne più tolleranti di me, mi sono chiesta se ero disposta ad aspettare, se le cose sarebbero potute cambiare. Mi sono chiesta cosa tiene insieme le coppie in una situazione come la nostra. Ho ipotizzato che ci siano donne che stanno insieme ai loro uomini per ragioni economiche. Oppure perché, nonostante i tradimenti e magari proprio per i sensi di colpa che ne derivano, il loro uomo è più presente in famiglia”. Lisa capisce che questi “perché” sono assenti nella sua vita. “Avevo un’indipendenza economica e in casa ero sola. Questi collanti situazionali, insomma, non facevano presa. Eravamo la famiglia del Mulino Bianco, ma era solo una facciata: non avevamo un dialogo, andavamo avanti nell’indifferenza, incapaci di incontrarci. È così che mi sono chiesta, ma che senso ha?”.

Lisa propone la separazione e il marito non si oppone. Lei trova un avvocato e inizia una terapia psicologica. “Come ho scoperto a mie spese, c’è tutto un mondo che favorisce il divorzio. Io non riuscivo quasi a parlare, a raccontare, piangevo, non potevo concepire di allontanarmi dai miei figli, ma nessuno mi ha aiutata, nessuno dei professionisti a cui mi ero rivolta mi ha fatto una domanda in più che magari avrebbe potuto portare a un epilogo diverso. Mi facevano solo intravvedere come sarebbe stato il dopo”. L’unica voce fuori dal coro è quella dell’investigatore privato. L’avvocato, infatti, aveva consigliato a Lisa di raccogliere prove delle infedeltà del marito, come “carta” da giocare con il giudice. “Davanti alle mie lacrime, l’investigatore è stato l’unico a dimostrare un atteggiamento paterno. All’inizio, infatti, non ha accettato l’incarico, mi ha chiesto di pensarci su”.

Lisa decide di voler andare fino in fondo, di guardare nel pozzo dell’infedeltà che è molto più profondo di quanto immaginasse. Al termine dell’iter, la coppia sigla un accordo standard: i figli al 70% con la madre, il padre paga un mantenimento. “Per mesi ho pianto ogni weekend in cui i bambini non stavano con me. Anche se riconosco la necessità per loro di costruire il rapporto con il padre, se avessi avuto la possibilità, non li avrei mai lasciati andare. Ancora adesso, inoltre, mi porto dentro il peso della brutalità necessaria nella negoziazione economica quando di mezzo ci sono i sentimenti”.

La forza di essere sincere con sé stesse

A distanza di tempo, Lisa è consapevole di avere pagato un prezzo molto alto. “Il mio ex non è mai stato fisicamente o verbalmente violento. Non mi ha mai maltrattata, ma l’indifferenza e la critica, le parole non dette a me pesavano come una violenza. Mi mancava il suo supporto, mi mancava non sentire il suo amore”. Paradossalmente, il divorzio è stato una conferma: “Da parte sua, non c’è mai stato un tentativo di aggiustare le cose, non ha mai detto 'Riproviamoci'. A volte, ho avuto la sensazione che mi abbia spinta al divorzio, come quegli uomini che fanno di tutto per farsi lasciare”. Rimpianti? “Avremmo potuto essere una coppia perfetta nelle nostre diversità, come yin e yang, ma il cerchio è tutto una questione di equilibrio e noi non siamo riusciti a trovarlo”.

A distanza di anni, i pezzi del puzzle iniziano ad andare al loro posto: “Ho imparato a dividere la parte emotiva e la parte razionale, magari, il mio ex non si aspettava una donna così forte e volitiva. Ho potuto contare sui miei figli che mi hanno dato la carica e il conforto quotidiano. Ho scoperto di avere una solida rete di supporto. Ho recuperato le attività che mi fanno stare bene: la bicicletta, il volley, le camminate nel parco. Ho capito che ci sono le sfumature di grigio. Ho imparato a stare da sola, mi ascolto e mi fido della mia vita”. Lisa è convinta che ci sia un disegno. “Il mio divorzio era la strada per arrivare a questa crescita”. E alle altre donne, dice: “Pensateci, aspettate, siate sincere con voi stesse: se è arrivato il momento, lo sentirete. Lavorate sulla vostra consapevolezza, confrontatevi con chi ha a cuore la vostra felicità anche se nessun altro può prendere questa decisione per voi e portarne il peso. A poco a poco, il buio si dirada e, per quante lacrime avrete versato, avrete costruito una strada solida verso il vostro futuro”.