Le virtù dei forti

Simone Barlaam. "Ero come cristallo, adesso sono d'oro"

Cinque record del mondo e ora le prime Paralimpiadi. Il campione di nuoto ha conquistato la medaglia d'oro nei 50 metri stile libero. Testimonial di EA7 Emporio Armani, si racconta tra piscina, fumetti e un amore. Che proprio a Tokyo spera di riconquistare
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"Avevo otto anni, facevo il corso di nuoto insieme ad altri bambini della mia età vicino a casa, nella piscina di Magenta. Mi ricordo che un giorno, tra una vasca e l’altra, io, unico bambino con una disabilità, davanti a tutti gli altri bimbi normodotati dissi all’allenatore: 'Voglio far le gare, mi fai passare nell’agonistica? Qui mi sono stufato'. A oggi il senso di eccitazione che mi dà la gara è una delle mie sensazioni preferite al mondo". Simone Barlaam ha capito molto presto cosa significava per lui l’acqua. Salvezza e piacere, fatica e vittorie. A luglio ha compiuto ventuno anni e ora nuota nella piscina di Tokyo per le sue prime Paralimpiadi. La sua prima gara nei 400 sl non è andata bene, ma non è la sua specialità. L'oro è arrivato domenica nei 50 metri stile libero. Non a caso è suo il record del mondo su questa distanza. Come anche quelli nei 50 dorso e delfino e dei 100 metri dorso e stile libero. Nel suo palmarès anche sette ori mondiali e sette medaglie (di cui quattro d’oro) conquistate ai campionati europei di maggio: "La passione per l’acqua per me è innata, difficile spiegarlo a parole. Con lei ho un rapporto quasi personale. Mi ha sempre aiutato fin da piccolino, quando la mia situazione clinica era molto più grave (Simone è nato con una malformazione alla gamba destra, ndr), quando il mio femore era fragile come cristallo e a ogni piccolo passo falso rischiava di fratturarsi. Pian piano quella passione è diventata qualcosa in più. E oggi eccomi qui". Certo, in tanti vogliono gareggiare. Ma in pochi riescono a vincere, figuriamoci vincere quanto lui: "Non c’è nessuna formula magica. Bisogna faticare ogni giorno, allenarsi al massimo e divertirsi nel farlo".


Per Simone, infatti, il momento migliore della giornata è quando "dopo un allenamento tosto che è andato bene, mi sdraio stanco morto ma felice". Altro discorso per le sveglie mattutine: "Mi alzo alle 6.30 e quella è la parte più difficile della mia routine. Ma mai come quando in Australia dovevo svegliarmi alle 4.15 per andare in piscina". Nel 2017 Simone ha deciso di frequentare il quarto anno di liceo (oggi è al secondo anno di Ingegneria meccanica al Politecnico di Milano) proprio in quel Paese: "Mi ero appena qualificato per il mio primo mondiale. Là gli atleti sono messi quasi su un piedistallo e si fa di tutto per andare incontro alle loro esigenze. Sono partito per migliorare la lingua ma soprattutto perché volevo relazionarmi con persone di culture diverse dalla mia. Incontrando ragazzi nati a migliaia di chilometri da me ho capito che siamo tutti uguali. Con la stessa voglia di fare e divertirci. Mi ha fatto riflettere sull’importanza di frequentare le persone 'diverse' da noi".


Sull’accettazione del “diverso” Simone ha costruito la sua “missione sociale”. Nel 2019 ha partecipato come ambasciatore del mondo paralimpico nella Conferenza internazionale Shaping a Future, di Prada a New York: "Quando parlo in pubblico racconto la mia esperienza cercando di permettere a chi mi ascolta di ritrovare qualcosa di suo in quello che dico". Nel futuro vorrebbe riuscire a raccontare qualcosa anche attraverso il fumetto, l’altra sua passione: "Sto lavorando sui miei disegni. Non ho studiato illustrazione, ho imparato da solo nei giorni passati in ospedale o a casa. Amo le sorelle Giussani per Diabolik che ho letto fin da bambino. Mi piace Zerocalcare per il suo modo semplice di esprimere concetti importanti. E poi tra i miei autori preferiti ci sono Altan e Maicol e Mirco".


Da poco Simone è diventato testimonial di EA7 Emporio Armani, brand che veste il team italiano a Tokyo. Per lui, alto 1,93 metri, com’è cambiato nel tempo il rapporto con il suo corpo? "Fortunatamente mi è sempre piaciuto e ho accettato la mia disabilità, che è una cosa con cui nasci e te la devi far andare bene. Crescendo non ci ho mai fatto caso. La mia mente era sempre da un’altra parte: sperare di uscire dall’ospedale, divertirmi con i compagni… La verità è che non ho mai dato tanta importanza all’apparenza puramente fisica. Sono al cento per cento a mio agio con il mio corpo che è il mezzo che devo allenare quotidianamente, insieme alla mente". Soprattutto ora, con le Paralimpiadi. E con l’idea di rivedere a Tokyo la sua ex fidanzata, Alice Tai, nuotatrice britannica, anche lei detentrice di cinque record del mondo: una storia d’amore che sembra uscita da un romanzo. "Siamo stati insieme un anno e mezzo. Poi, tra distanza e lockdown, lei ha deciso di prendersi una pausa. Ma siamo rimasti buoni amici e a Tokyo ci sarà occasione di rivederla di persona". E a noi non rimane che fare il tifo per lui. In tutti i sensi.