L'intervista
Anelli Palloncino - full pavé. Vhernier 

Vhernier, quando i gioielli abbattono gli stereotipi: "Siamo genderless da tempi non sospetti"

Al di là dei cliché e oltre i classicismi canonici, tra sperimentazione e visione avanguardista, l’azienda si racconta attraverso le parole del suo vice-direttore generale, Isabella Traglio. Che sottolinea: “La nostra donna si regala i gioielli da sola”

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È forte, colta, sicura di sé. Non ha paura di sperimentare e scardinare qualche concetto stereotipato. Il ritratto della donna-tipo di Vhernier, iconica azienda italiana di gioielli che da sempre rifugge le convenzioni, lo tratteggia Isabella Traglio, vice-direttore generale: “Non ha paura di provare, di osare. È una donna che molto spesso si regala i gioielli da sola, perché può, perché vuole. Supera, fortunatamente, il cliché dell’uomo che deve regalare il gioiello alla donna. Noi lo vediamo sempre di più, è sempre più frequente”. Ma non solo: “È anche una donna che molto spesso ha già tutto, ha già provato, ha già avuto la rassicurazione dell’oggetto classico, comune, che è andato di moda. Adesso ambisce a qualcos’altro. È sofisticata, è colta, apprezza l’arte e la scultura”.

Isabella Traglio 

Per certi versi, Isabella Traglio sembra corrispondere all’immagine della donna a cui si rivolge l’azienda: spigliata, spontanea, sicura, rilassata ma attenta all’uso delle parole, e capace di trasmettere l’amore per quello che fa, per il marchio nel quale ha iniziato a muovere i primi passi a 19 anni. I Traglio sono una famiglia di imprenditori visionari, collezionisti d’arte e amanti del bello, che hanno deciso di scommettere su quei gioielli speciali, realizzati in modo così poco convenzionale, mai banale. E così poco inclini a farsi "inquadrare": “Per scelta non ci accostiamo a degli ambassador, perché non vogliamo inscatolarci in un canone solo. Però veniamo apprezzati parecchio da personaggi molto diversi tra loro, da Jane Fonda a Rosie Huntington-Whiteley, passando per Michelle Obama e, tra i nostrani, Lilli Gruber, che è una nostra affezionata cliente”.

Forma, materia, colore

Vhernier nasce nel 1984, “fondata da uno scultore e da una donna dalle grandi capacità tecniche nel campo dell’oreficeria. Un binomio di anime diverse, ma con la volontà specifica di creare un gioiello che ancora non esisteva, che non si era mai visto, unseen”, racconta Isabella Traglio. “Questo è ancora oggi un caposaldo, è il Dna di Vhernier”. Quelli proposti dal marchio sono oggetti scultorei, che evocano sia il mondo dell’arte (“da Jean Arp a Fontana”) sia le forme organiche della natura: “la conchiglia, le onde, c’è sempre un richiamo al mondo naturale. Con il nostro team di designer ci diciamo sempre ‘assorbi tutto quello che ti circonda’: gli alberi, le foglie, piante mai viste. Prendi lo spunto dal loro movimento”.

Forme inusuali dunque, ma anche materiali poco comuni nel mondo dell’alta gioielleria, accostati ai grandi classici come l’oro e i diamanti. “Usiamo il giaietto che è un legno fossile, per esempio. E il cristallo di rocca per le trasparenze, ovvero strati di pietre tagliati sottilissimi che rendono i colori ancora più vividi. Una giada intensa con sopra un cristallo di rocca alla luce del sole diventa un meraviglioso faro verde. Attraverso tantissima sperimentazione siamo arrivati a materiali che sono veramente inusuali, come il titanio, l’alluminio, il bronzo”, elenca orgogliosamente Traglio. Naturalmente, per lavorare materiali poco comuni ci vuole maestria, competenza, know-how: “I nostri oggetti sono tutti fatti a mano in Italia nel polo orafo di Valenza. Lavoriamo con gli stessi artigiani sin dall’inizio, con le nuove generazioni di quelli che collaboravano originariamente con Vhernier sin dalla fondazione. Immagina che legame c’è con il territorio: abbiamo tantissime lavorazioni, molto diverse, ma senza questo investimento e senza questa produzione sarebbe andato a scomparire”, racconta la vice-direttrice.

Un mood giocoso per ripartire

Come se la cava un’azienda di gioielleria in questo periodo così particolare? “Durante il 2020 pareva che il mondo si fosse arrestato, ma abbiamo preso la decisione coraggiosa di non fermarci, di reagire. Abbiamo fatto una scommessa in un momento difficile, lanciando due collezioni molto appropriate al momento”. Cosa significa "appropriate"? Significa pensate per portare un po’ di allegria, di divertimento, di voglia di tornare a vivere in un momento di grande incertezza, paura, dolore. “Sono nate due collezioni completamente diverse per materiali e per forme, ma accomunate dal concetto del gioco”, spiega Isabella Traglio.

Palloncino è la linea di anelli che nasce dagli orecchini-icona del brand, in cui le gemme si trasformano proprio in palloncini: “Volevamo riprendere quest’idea di leggerezza, che ci vuole in questo momento, per lasciarsi alle spalle l’ansia del periodo”, riflette. L’intuizione si è rivelata centrata: “Il pubblico ha apprezzato moltissimo”.  

Vhernier - Mon Jeu 

L’altro progetto concepito durante il 2020 è Mon Jeu, che significa "il mio gioco", e si tratta di composizioni modulari di maglie in titanio. Ogni maglia si stacca e riattacca per andare a comporre il gioiello desiderato: una catena, una collana girocollo, un bracciale. Ci sono maglie dorate, maglie con il pavé, con i diamanti. “A seconda della giornata, del momento, di come ti senti, di chi vuoi essere, puoi giocare a comporre il gioiello. Li abbiamo pensati per reagire a questo momento di difficoltà”, sottolinea Traglio. Mon Jeau ha un appeal giovane, oltre che giocoso, e decisamente contemporaneo. “Certo, si rivolge anche alla generazione Z, ed è genderless. Possiamo dire che Vhernier è genderless da tempi non sospetti: il nostro gioiello è talmente pulito, geometrico, che tantissimi pezzi li può mettere sia la donna che l’uomo, infatti li abbiamo venduti a molti clienti uomini che li volevano per sé”.

In cantiere ci sono anche dei progetti futuri, naturalmente, ma l’unico dettaglio che riusciamo a scucire a Traglio è che “ci sono progetti nuovi con materiali nuovi. Possiamo dire che sarà titanio nero: su questo materiale siamo stati all’avanguardia, lo lavoriamo da sei anni, forse di più, quando ancora nessuno lo usava in gioielleria. Il titanio nero è una lega diversa, dietro c’è una sperimentazione infinita. Usciremo a gennaio 2022. Basta non posso più dire niente!”, scherza.

Essere al passo coi tempi significa anche mettersi in gioco nel mondo virtuale, pur essendo la gioielleria un segmento di mercato molto legato alla presenza fisica. “Già, la gioielleria rimane sempre un acquisto emozionale, emotivo, legato a un momento importante, e la vendita in negozio rimane fondamentale”, riflette Traglio. “Ma il mondo è cambiato, e difatti durante il 2020 abbiamo rifatto il sito e la sezione e-commerce. Fino al 2019 avrei detto che non aveva senso, ma in questo periodo è stato un modo di rimanere vicini ai nostri clienti. Oggi sta prendendo piede, sui nostri pezzi iconici c’è molto interesse”. Isabella Traglio conclude con una nota di ottimismo: “Tornando alla normalità ci sarà un rebound importante, ci sarà la voglia di tornare a uscire, fare feste, vestirsi, sicuramente ci sarà la voglia di rimettersi qualcosa di importante, dare un segnale forte: ‘finalmente si può’”.